La luce dell'inchiostro ottenebra

Inaugura

Venerdì, 14 Settembre, 2018 - 19:30

Presso

Galleria Tiziana Di Caro
piazzetta nilo, 7

A cura di

Tiziana di caro

Partecipa

Antonio Della Guardia

Fino a

Sabato, 17 Novembre, 2018 - 19:30

La luce dell'inchiostro ottenebra

Comunicato

Artista: Antonio Della Guardia

titolo: La luce dell'inchiostro ottenebra

inaugurazione: venerdì 14 novembre 2018, dalle 19:30 alle 21:30

luogo: Galleria Tiziana Di Caro

indirizzo: piazzetta Nilo, 7 – 80134, Napoli

info: +39 0815525526 - info@tizianadicaro.it

orari: da martedì a sabato, dalle 14:00 alle 19:00 e su appuntamento

termine mostra: sabato 17 novembre, 2018

La galleria Tiziana Di Caro è felice di ospitare la prima mostra personale nei suoi spazi di Antonio Della Guardia (Salerno,

1990) intitolata La luce dell'inchiostro ottenebra, che inaugura venerdì 14 settembre 2018 alle ore 19:30.

I modelli comportamentali legati ai mutamenti della società sono alla base della ricerca di Antonio Della Guardia, e negli

ultimi anni si è concentrato sull'incidenza che i determinati schemi lavorativi hanno sulle vite dei singoli individui così come

sulla collettività. Per raccontare tali dinamiche usa il disegno, la fotografia, il video, l'installazione.

La luce dell'inchiostro ottenebra è un progetto pensato appositamente per la galleria Tiziana Di Caro e include opere

realizzate nel 2018. Protagonista di questa serie è la grafologia, strumento utilizzato ai fini della selezione del personale,

metodo piuttosto in voga nell'ultimo decennio.

Il titolo della mostra varia la frase “La luce del potere ottenebra” presente nel Trattato di saper vivere ad uso delle giovani

generazioni di Raoul Vaneigem e sostituendo la parola potere con inchiostro, Della Guardia indica come dietro l'aspetto

estetico della scrittura e quindi dell’inchiostro si nasconda la vera inquietudine della superiorità. La luce è intesa in quanto

affermazione e scalata verso il successo, ma il verbo “ottenebrare” fa da contrasto, e rivela i lati oscuri di tale successo.

La mostra si costruisce in quattro momenti, il primo dei quali è definito dello “svelamento” che corrisponde a una scritta al

neon composta da 26 grafemi, tutti diversi tra loro. Ognuno di essi appartiene alla firma di un personaggio politico e ne

indica, sulla base delle regole della grafologia, delle caratteristiche inquietanti, che non sono riconoscibili, in quanto non

sono associabili all'immagine pubblica che noi conosciamo. Le lettere de “L'Alfabeto del potere” sono difficili da decodificare,

ma ci restituiscono, mettendo letteralmente in luce, gli aspetti reconditi di coloro i quali sono designati a governare il

mondo.

Il secondo momento riguarda “le forme del potere” e ha a che fare con la messa in opera di alcuni principi della grafologia. Al

centro della sala si colloca un'installazione video in cui si vedono due persone intente nella scrittura. Ciò che viene trascritta

è la Divina Commedia resa attraverso i diversi grafemi dell'Alfabeto del Potere. La Divina Commedia, scelta per la sua

missione etica e per l'enfasi con cui in essa è difesa la dignità morale, viene riprodotta come in un infinito esercizio

calligrafico la cui testimonianza è data da un'altra installazione situata nel medesimo spazio. Essa si compone di una fitta

geografia di fogli, quelli utilizzati per esercitarsi a scrivere con l'Alfabeto del potere, sforzandosi a fatica di mutuare la

propria grafia. Tale grande composizione viene di tanto in tanto interrotta da grafici, in cui le ascisse e le ordinate indicano

l'equilibrio perfetto delle tre aree attitudinali che la scrittura di un candidato deve avere. Questa sintesi avviene attraverso lo

studio di caratteristiche come la spigolosità, la rotondità, la dimensione.

Sulla parete opposta invece si trova il Kit Manageriale che include tutte le caratteristiche tipiche del buon manager, quindi le

attitudini, le abilità e gli atteggiamenti più opportuni.

La fase successiva della mostra è quella definita dell'applicazione del potere che si presenta in una serie di quattro

fotografie, ognuna delle quali ritrae la penna di un imprenditore. Tali penne hanno la caratteristiche di raffigurare, attraverso

incisioni oppure stampe, un determinato animale scelto dal proprietario perché attinente con la sua personalità. L'insieme

delle foto crea una sorta di giungla che rappresenta l'estensione comportamentale degli imprenditori di riferimento.

La quarta e ultima fase della mostra è quella del Potere Supremo che viene descritto attraverso un'unica opera che

inquadra la punta massima del potere. Quest'ultimo è rappresentato da una poltrona nera e squadrata, la cui natura viene

alterata dalla sostituzione dei piedi con gli archi di una sedia a dondolo. Questa scultura è rivolta verso la finestra per cui è

necessario girarci intorno per definirne le caratteristiche, ovvero la sofisticazione della forma: la poltrona d'ufficio si

trasforma in una sedia a dondolo, ammorbidendo il rigore dell'autorità e la sua relativa applicazione.

La mostra si dispiega come una sorta di processo attraverso i quattro passaggi, dove ognuno è collegato all’altro formando,

nell'insieme, una fluida unità tematica

categoria