GREEN HOPE

Inaugura

Sabato, 8 Maggio, 2021 - 19:00

Presso

CIVICO 23 NO PROFIT ART SPACE
VIA PARMENIDE 23 SALERNO

A cura di

Angela Caporaso

Partecipa

Lello Agretti - Italia Francesco Aprile - Italia Antonio Baglivo - Italia Sabela Baña - Spagna József Bíró - Ungheria Julien Blaine - Francia Anna Boschi - Italia Cecilia Bossi - italia Alfonso Caccavale - Italia Mabi Col - Italia Tchello d'Barros - Brasile Ferran Destemple - Spagna Amanda Earl - Canada Maurizio Esposito - Italia Margherita Fergnachino - Italia Giovanni Fontana - Italia Oronzo Liuzzi - Italia Serse Luigetti - Italia Ruggero Maggi - Italia Giorgio Moio - Italia Hugo Pontes - Brasile Antonio Raucci - Italia Gian Paolo Roffi - Italia Ilia Tufano - Italia Sylvia Van Nooten - USA

Fino a

Sabato, 22 Maggio, 2021 - 20:00

GREEN HOPE

Comunicato

GREEN HOPE

 

Mostra internazionale di poesia visiva a cura di Angela Caporaso

 

 

 

 Solitamente le origini della poesia visiva contemporanea oltre che nelle avanguardie artistiche del primo novecento, Futurismo, Dadaismo e Surrealismo, si cercano sia nei Calligrammi (componimenti poetici fatti per essere guardati) composti agli inizi del 900 da Apollinaire che nella poesia “Voyelles” scritta da Arthur Rimbaud nel 1872  nella quale il poeta associa ad ogni vocale un colore. «J'inventai la couleur des voyelles!» dichiara. - A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu - .
  Ebbene in questa mostra, che raccoglie 25 poeti visivi molto diversi tra loro sia per nazionalità , sia per età che per percorso artistico, ci siamo soffermati appunto su un colore, il  verde. Una tinta alla quale oggi attribuiamo un significato positivo e rilassante e che sovente leghiamo al concetto di “speranza”, mentre in passato non sempre è stato così.

  Infatti, se per Wassily Kandinskij, che studiò la  relazione tra forme, colori e suoni,  il verde  era un elemento immobile, soddisfatto di sé, limitato in tutte le direzioni in quanto in esso ci sono le energie paralizzate di giallo e blu e può essere paragonato al suono lieve del violino, secondo  lo storico medievalista  francese esperto di simbologia del colore Michel Pastoureau, il verde in passato era  considerato soprattutto un colore “ribelle”  perché  instabile da un punto di vista chimico.

 Nel medioevo era quindi visto come il colore nemico del cristianesimo. Verdi infatti erano strani esseri: fate, streghe, e folletti. E non a caso ancora oggi in fantascienza si parla di “omini verdi”.

  Fu solo con la rivoluzione industriale alla fine del diciottesimo secolo, allorquando a si incominciò a percepire nelle città la mancanza di spazi verdi che  questo colore divenne sinonimo di vegetazione : le città infatti  incominciarono allora ad arricchirsi di parchi e giardini .

Esso è divenuto così col tempo sinonimo di ecologia e di libertà, il colore che racchiude in sé la speranza di poter salvare, grazie ad una “rivoluzione verde” l’intero pianeta.

Angela Caporaso

 

 

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