Gabinetto Archeologico - Michele Savino

Inaugura

Sabato, 4 Maggio, 2019 - 18:00

Presso

viamoronisedici/spazioarte
via Moroni 16/,a Bergamo

Partecipa

Michele Savino

Fino a

Sabato, 8 Giugno, 2019 - 19:00

Gabinetto Archeologico - Michele Savino

Comunicato

Dei reperti nei musei ho sempre invidiato quella loro condizione sospesa e privilegiata di oggetti sopravvissuti, che sono già stati, che ora esistono in virtù della loro conservazione, del loro stato d’esonero.
Oggetti ritrovati, usurati, consumati dal tempo, ma grazie ad esso anche rimasti nel tempo, restituiti al presente pur nella loro fragile condizione di superstiti.
Oltre al reperto, all’oggetto, ne resta l’immagine, che, se a sua volta lavorata dal tempo, diventa la residua traccia segnica indefinita, ormai essa stessa reperto.
Così l’immagine-reperto diventa anche l’immagine esonerata, consumata ma non consumabile, fine a se stessa, ipoteticamente originaria; forse dotata di quell’immunità tronfia con la quale i reperti sembrano ostentare la loro presenza da dietro il vetro preservatore.
Non è quindi tanto l’immagine del reperto, bensì quell’immagine come reperto, isolata e sospesa nello spazio della conservazione sancito dalla cassetta entomologica, la quale diventa anche strumento di esposizione dell’immagine, o meglio estensione dell’immagine conservata.
Permane tuttavia l’utopia di avere un reperto di riserva, come una scorta o una replica dello stesso reperto, qualora il tempo o gli eventi ne cancellino l’originale; probabilmente è anche da questa esigenza di una riserva che nascono i lavori a dittico, dove però l’immagine e la riserva diventano inscindibili.
Quell’immobilità museale e quell’esonero che priva e privilegia pervadono così i reperti all’interno dei loro imposti, immeritati e temporanei contesti di conservazione e catalogazione umana.
Nelle vetrine delle collezioni museali sembrano esenti dal tempo, ma sono forse solo in una condizione di sospensione, come gli spilli sospendono il foglio all’interno della cassetta entomologica; un più banale stato di attesa che l’esposizione passi, che il gusto enciclopedico decada, che la cattività finisca e possano ritornare sotto terra.

Michele Savino

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