Ed ecco venir verso di noi per nave, Percorsi Viaggi e Passaggi

Inaugura

Sabato, 25 Settembre, 2021 - 17:30

Presso

ADAFA
via palestro 32

A cura di

Emanuele Tira

Partecipa

Maria Chiara Baccanelli Federico Catagnoli Cecilia Meroni Valentina Regola Mauro Valsecchi

Fino a

Domenica, 10 Ottobre, 2021 - 19:00

Ed ecco venir verso di noi per nave, Percorsi Viaggi e Passaggi

Comunicato

Ed ecco venir verso di noi per nave

Percorsi Viaggi e Passaggi

a cura di Emanuele Tira

25 settembre - 10 ottobre 2021

ADAFA- Cremona, Via Palestro 32

 

La Commedia è il cammino tortuoso alla ricerca di se stessi. Un viaggio di trasformazione. Per fare questo, l’autore ha bisogno di confrontarsi con numerosi modelli. Tutte le grandi culture hanno nella propria radice il racconto di un grande viaggio: l'Esodo del popolo ebraico, l''Eneide, l'Iliade, l'Odissea. Noi sicuramente la Commedia.

L'uomo ha, dunque, bisogno di rileggere la vita per decifrarne il senso. Anche Dante, nell Paradiso, si trova al termine del suo viaggio nell'al di là: è giunto, come dice, «nel ciel che più della sua luce prende», nel cielo in cui riverbera più intensamente il fulgore della luce di Dio.

Dunque la Divina Commedia è la storia di un viaggio.
Tutta la letteratura è costituita da racconti di viaggi, nel non solo attraverso gli spazi, ma anche attraverso il tempo, e non solo nella fantascienza: tutta la vita dell'uomo può essere considerata un viaggio, una serie ininterrotta di tappe, di incontri, insieme ad altri compagni di viaggio.
Allora si può dire che il viaggio di Dante nell'al di là vuole essere la rappresentazione allegorica del viaggio dell'uomo attraverso l'al di qua.

L'esperienza è la tensione dell'uomo ad andare al di là dei limiti, è la tensione dell'uomo ad esaudire la propria sete di conoscenza, e quindi di verità, di perfezione, di genialità, dato che non sono pensabili la felicità e la perfezione senza la verità.

La condizione del viaggiatore incontra naturalmente, nella sua definizione antropologica e culturale, i modelli geografici, traducendosi nella ricerca di contatto fisico dell’uomo con il territorio e trovando coincidenza con le forme di relazione con la Terra proprie delle spedizioni geografiche.

La tematica del viaggio nella letteratura e nell’arte è decisamente ricorrente. Spostarsi da un posto all’altro è un cliché nella vita e nella storia degli esseri umani. Gli uomini viaggiano per diversi motivi: lavoro, svago, conoscenza, contrasti politici, guerre.

Qualunque sia il motivo che spinge l’uomo a spostarsi da un posto all’altro, i sentimenti di chi viaggia si accomunano e da sentimenti individuali diventano sentimenti collettivi. La sofferenza del distacco, la nostalgia, il desiderio del ritorno, l’incontro con “l’altro”, la riscoperta e l’affermazione della propria identità, il superamento dei propri limiti.

Il viaggio può avvenire in diversi modi, e questa tematica si presta a molteplici interpretazioni.

Ecco quindi da dove trae l’ispirazione questa mostra: i viaggi, e i percorsi dell’uomo legati al fiume. Rileggendo la Divina Commedia ed ancorandosi alla terra del Po gli artisti analizzano fatti, storie e vite in chiave artistica restituendoci un quadro e un’analisi contemporanea di un percorso lungo il Fiume Po.

 

 

Emanuele Tira

 

 

 

Mauro Valsecchi

Nell’aldiquà purgatoriale

Dell’aldilà dantesco, con i suoi territori tanto a lungo immaginati, visitati e descritti, oggi se ne può fare a meno; anzi si scopre che il terrore per l’aldilà costringe a fare il bene come se l'umanità vivesse sotto minaccia, quindi togliendo la libertà morale dell'uomo, che dovrebbe fare bene per amore del bene e non per paura. Quindi quel tipo di aldilà pare non servire più, pare insinuarsi un dubbio esistenziale sull’aldilà come sistema giudiziario e mondo se stante: e se l’aldilà fosse un percorso che compiamo tutti i giorni, nelle quotidiane pene e felicità, dove ognuno cerca una strada, una sistemazione o una via d’uscita senza sapere cosa comporta o cosa verrà dopo? Se così fosse, l’aldilà dovrebbe chiamarsi aldiquà.
L’opera “Nell’aldiquà purgatoriale” mette in scena questo dubbio dell’esistenza fisica e spirituale. La struttura è un richiamo a una scenografia teatrale composta da pannelli e listelli di legno. Sui pannelli di legno verniciato sono disegnate delle immagini: vedute paesaggistiche, ambienti comuni, situazioni, luoghi pregni di mutevolezza e instabilità: percezioni quotidiane; e scritti dei testi: racconti inventati su aldiquà possibili e frasi estrapolate da autori della letteratura italiana (come Giorgio Manganelli, Gianni Celati e Raffaello Baldini). Tutto questo perché l’aldiquà è una casella vuota da riempire con l’immaginazione, un magico incantamento su una persona, un cane o una nuvola, che però ci fa vedere quello che non c’è, con inversioni continue tra il visibile e l’invisibile. Sui listelli di legno che andranno a sostenere la struttura saranno annodati dei bouquet di fiori di crisantemo essiccati, simbolo ambivalente di lutto e bellezza in varie culture, ma qui elemento sensoriale: un profumo che rammemora un ricordo; tramite vista e olfatto l’evocazione dei luoghi sostituisce l'azione del viaggio. Questo poiché l’aldiquà è un viaggio che stiamo percorrendo e di cui pochi si sono accorti di percorrere ma che ci rende tutti i postumi; è che il mondo è quello che noi crediamo del mondo e oramai c'è rimasta solo la rappresentazione, come una quinta teatrale dove tutte le percezioni vanno prese come proiezioni immaginative. L’aldiquà purgatoriale è senso di disperdimento, in balia della sorte, insieme alle altre cose terrestri; in attesa di ricominciare la vita su questo pianeta, di continuo e per sempre, o finché ci si riassorbe nel nulla informe.

 

Federico Catagnoli

C’è l’odore amaro di quando, da bambino, andavo al mare

Che cos’è l’Acheronte se non un confine che separa un regno da un altro?
Una linea di demarcazione attraversando la quale si è sottoposti ad un cambio di stato. Accanto a Cremona scorre il fiume Po, ho voluto usare il pretesto di questa similitudine per concentrare le mie riflessioni sull’elemento fluviale come metafora dello scorrere delle cose. Ragionando sull’idea di trasformazione sono giunto alla conclusione che non mi è possibile nè rappresentarla come forza in atto nè farne esperienza, se non dopo che è avvenuta. Posso tuttavia rappresentare il suo risultato, dei residui osservabili. Pensando in questi termini mi è venuta in mente l’immagine di una rete, uno strumento per filtrare i residui del fiume, qualcosa che possa raccogliere i risultati dello scorrere come idea del viaggio e trasformazione. A partire dal XII secolo diventano di moda i cosiddetti “itinerarium animae”, allegoria che prevedeva che una figura (spesso lo scrittore medesimo) compisse un viaggio metafisico da cui ne sarebbe uscita più “elevata”, trasmutata per utilizzare un termine alchemico. L’opera ricrea un’ideale rete da pesca, un setaccio attraverso il quale filtrare me stesso e la mia emotività giorno per giorno, strato dopo strato, formando un residuo o impronta emotiva. Il risultato è un’indagine introspettiva di un dato periodo che verrà esplicitato mostrando, appuntati su un foglio come una linea del tempo, una serie di pensieri che riporteranno data e ora.

 

 

Cecilia Meroni

Il supplizio dell’aria

In collaborazione con Emma Cappa e Greta Castiello

Il fiume Po è sempre stato simbolo di vita, ma come ogni elemento naturale non dona soltanto ma chiede anche pegno. Sono numerose le alluvioni che hanno devastato il territorio padano e l’elemento acqua racchiude una delle paure ancestrali dell’essere umano: l’annegamento e l’assenza di aria.

Il passaggio dal fiume Po al fiume Acheronte avviene in un momento di durata infinitesimale, ma viene vissuto come l’istante più lungo della propria vita.

Le sensazioni sono amplificate al massimo e si trasformano in un paesaggio alienante, dove emozioni e sensi diventano oggetti tangibili. L’esperienza del passaggio inaugura perciò un viaggio in terre sconosciute e legate al mondo reale solo dal delicato filo della vita che non si è ancora spezzato.

“Il supplizio dell’aria” vuole essere un’analisi fantastica dell’esperienza dell’annegamento, suddiviso in cinque racconti attribuiti alle cinque fasi dell’annegamento. Ogni racconto è accompagnato da un’illustrazione astratta che rappresenta la superficie del fiume: da velo d’acqua che infrange i raggi di luce, si trasforma in un sudario pieno di pieghe e chiaroscuri.

Il tema trattato dall’opera è estremamente delicato, spesso scansato dai normali discorsi quotidiani in quanto ritenuto macabro e innaturale. L’artista vuole perciò rendere il più possibile comprensibile il suo punto di vista attraverso la fruizione di diversi canali di comunicazione: il testo stampato e fruibile sul sito dell’artista, la definizione medica delle diverse fasi dell’annegamento, la traccia audio realizzata grazie alla collaborazione con Emma Cappa e Greta Castiello, e l’illustrazione. Cinque racconti, quattro modalità di fruizione. L’opera richiama il potere della numerologia dantesca: nove sono i gironi dell’inferno al di là del fiume Acheronte, di cui il quarto dedicato agli avari, nel nostro caso di aria, e il quinto dedicato agli iracondi, che si azzuffano nell’acqua dello Stige, e agli accidiosi, che annegano per l’eternità nelle acque fangose. L’intera opera richiama la forza dell’acqua in quanto portatrice di vita e madre di morte, allargando la visione al di là della tragicità degli eventi: il momento di morte viene perciò vissuto come un portale su una nuova vita.

 

 

Valentina Regola

A sea of bottles

L’opera A sea of bottles affronta tematiche legate ai problemi ambientali, conseguenza del perpetrarsi dell’intervento umano, e denuncia l’uso smodato di materiale inquinante che distrugge il naturale equilibrio del pianeta. Tramite un’installazione composta da elementi scultorei derivati dal calco in gesso di numerose bottiglie di plastica già usate e diversamente schiacciate, l’artista simula il moto ondoso dell’oceano. L’opera si propone di accompagnare alla sensibilizzazione e di far riflettere i fruitori sull’importanza del riciclo e del riuso per ridurre gli effetti nocivi che la condotta umana ha sull’ecosistema.

 

Maria Chiara Baccanelli

Ibridazioni II

La forma naturale e i legami con il territorio guidano le opere pittoriche riflettendo su come il territorio cambi e le relazioni che avvengono in esso.

Una riflessione che impone la dichiarazione di presa visione del nesso tra l’incrementata frequenza di quelli che vengono definiti disastri naturali e la colpa dell’uomo: l’incuria per l’ecosistema e l’inconsistenza della soluzione proposta.

La sensibilità̀ dell’artista ha saputo cogliere questa distonia e, attraverso percorsi diversi, le opere pongono all’attenzione di tutti la volontà̀ di tornare al concetto espresso da M. Merleau-Ponty “La natura è il primordiale, cioè il non-costruito, il non-istituito; da qui l’idea di un’eternità della natura, di una solidità”.

Una visione delle possibili interrelazioni tra individui e società, e attraverso la modulazione dei colori vuole mettere in luce, o in ombra, una decostruzione della tecnica dell’umano attra- verso l’esperienza diretta della percezione.

Il paesaggio, risultato di un’incessante intera- zione tra opere dell’uomo ed evoluzione spontanea dell’ambiente naturale, non è solo permeato dai segni della stratificazione storica, ma costituisce una importante possibilità, che coinvolge una grande diversità di fenomeni, configurazioni, qualità e valori dell’intero territo- rio che, come afferma Beguin François, è “un patrimonio di immagini condivise che può fondere una identità omogenea”.

 

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