Della fragilità e della clausura

Inaugura

Sabato, 16 Ottobre, 2021 - 17:00

Presso

Silvy Bassanese arte contemporanea
Via G. Galilei 45

Partecipa

Artisti: Gianantonio Abate, Damiano Andreotti, Matteo Antonini, Laura Avondoglio, Fabio Ballario, Enrico Barbera, Loris Bellan, Mario Conte, Paolo Dolci. Ernesto Jannini, Dusan Marelj, Leonardo Pierro, Armando Riva, Raffaele Russo, Stefano Spera, Roberta Toscano, Paolo Vegas, Roberto Zizzo, Paola Zorzi.

Fino a

Sabato, 5 Febbraio, 2022 - 19:30

Della fragilità e della clausura

Comunicato

Sabato 16 ottobre, dalle ore 17 alla Galleria Silvy Bassanese, a Biella, si inaugura la mostra Della fragilità e della clausura La rassegna riunisce 19 artisti di diversa matrice espressiva ma necessariamente coesi da un momento straniante, quello della pandemia, un’involontaria cornice che ha sospeso il tempo storico. Nell’esperienza estetica ogni artista ha elaborato in presenza o in assenza la quotidianità di quella scansione temporale. Ognuno ha accolto o rifiutato la suggestione, l’emozione diretta, dirigendo la creazione in un tempo interiore o nell’immaginario, nel simbolo, nella provocazione esterna degli eventi. Ma proprio come certe immagini fotografiche, certi ritratti d’antan, che colgono un gesto qualsiasi del protagonista in una precisa data ferale, la sensibilità fa in modo che quel gesto prenda in consegna e incida con enfasi non la contingenza specifica ma l’immaginario del tempo. Ecco allora in rassegna i luoghi della contemporaneità fatte di ellissi e denunce, di fragilità e di assenze, artista per artista. Dalle allusioni tra visibile e invisibile di Roberta Toscano, alla “storia di un istante” narrata da Leonardo Pierro attraverso una momentanea eclisse oppure, al contrario, ecco comparire la referenzialità provocatoriamente giocosa e artificiale di Gianantonio Abate in un percorso fatto di squillanti e colorate cime alpestri, o la riflessione di Mario Conte in un paesaggio dantesco onirico e temibile. L’assenza, dice il testo introduttivo di Marco Conti è più perentoria del mondo contingente.

Se una lezione scaturisce dalla pandemia attraverso queste opere, questa è forse l’assenza di un orizzonte storico univoco nel quale l’alfabeto dell’arte dirama la sua molteplicità anche e soprattutto «nel suggello della clausura». In questo lasso di tempo la sorpresa della collettività è stata la prima emozione: tanto nell’opera e nella ricerca artistica, quanto nelle circostanze che social media, film, fotografia, giornalismo, ci hanno consegnato a domicilio. Sorpresa nello scatto fotografico notturno, quasi segreto, che documenta l’impensabile come spiega il testo introduttivo; sorpresa analoga nell’ozio di una agenda dilatabile di giorno in giorno; emozione nel lavoro di questi artisti dove la forme prende in consegna il proprio tempo e si innerva ancora di slanci come nell’uovo di Cartesio dipinto da Ernesto Jannini: un’anticipazione o una promessa.

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