ACID BLEACH di ALEXANDRE BAVARD aka MOSA

Inaugura

Giovedì, 29 Ottobre, 2020 - 18:30

Presso

Avantgarden Gallery
Via Tertulliano 68, Milano

A cura di

Manfredi Brunelli Bonetti testo critico Francesca Holsenn

Partecipa

Mosa

Fino a

Venerdì, 27 Novembre, 2020 - 18:00

ACID BLEACH di ALEXANDRE BAVARD aka MOSA

Comunicato

Il 29 Ottobre h 18.00 Avantgarden Gallery inaugura ACID BLEACH, mostra personale e performance (in collaborazione con il collettivo Lobo) dell’artista parigino di origini georgiane ALEXANDRE BAVARD in arte MOSA. A cura di Manfredi Bonelli Bonetti - Testo critico di Francesca Holsenn

MOSA vanta un passato da writer, ma non solo, ha ricodificato il writing donandogli una nuova vita attraverso la tecnica del “Bulky”, un sistema di tracciamento del movimento generativo dalla tag che risponde a un desiderio primario di portare le tag nello spazio espositivo, superando l’idea riduttiva di una trasposizione delle street tag sulla tela, grazie a un processo di intellettualizzazione della calligrafia di strada e al ricorso alla danza. Mentre caratteri e pittura potrebbero limitarsi al supporto della tela, l’uso di coreografie di linguaggio corporeo è una risposta al movimento dell’arte urbana contemporanea. All’origine della Bulky performance c’è un desiderio di combinare diversi mezzi espressivi attraverso l’interazione fra calligrafia di strada, danza e creazione sonora.

Alexandre Bavard è da considerarsi un drammaturgo e un performer al tempo stesso. Le opere esposte si concentrano infatti sulla pittura informale su tela trattata col metodo della scoloritura (Bleach), ma spaziano da sculture in resina e cemento a video e performance.

Nel lavoro di Alexandre l’allestimento espositivo diventa una stregua di scenografia teatrale e lo spazio si trasforma, rivisto dagli occhi di un esploratore del futuro. Traslando il punto di vista nel tempo, oggetti di uso comune, come abiti, copertoni, taniche, contenitori in plastica di ogni tipo, giocattoli, diventano i simboli dell’antropocene ripensati e rivisitati come i resti per una nuova archeologia di cui l’artista ci rende testimoni a priori.

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