Giovanni Manzoni Piazzalunga - copertina n.168

giovanni manzoni piazzalunga, senza titolo

 

 

Giovanni Manzoni Piazzalunga

Untitled - disegno fotocopiato, caffè, acrilico nero

12x3 metri - 2010 - Courtesy dell'artista

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Di solito si dice "pensieri a voce alta". Quelli di Giovanni Manzoni Piazzalunga (Cochabamba, Bolivia, 1979; vive e lavora a Milano) sono invece pensieri disegnati. Vi avrò stancato: non manco mai l'occasione di ricordare che l'arte dev'essere fedele al presente, senza d'altro canto indugiare eccessivamente in quell'autoreferenzialità di cui qualche bocconcino deve pur sempre rimanere sull'opera compiuta - sennò l'autore non sarebbe un artista.
Ciò che vale anche per codesto murale, che anzichè trovar collocazione sui vagoni della metropolitana o sulle pareti sbrecciate di periferia, è in certo senso un mosaico mobile - lo potete vedere nello studio del Manzoni o appeso alle pareti di uno spazio espositivo milanese dalle parti di via Tortona e poi, chissà, in una fiera d'arte contemporanea tipo quella di Abu Dhabi.
Non vi dev'essere un dialogo forzato col soggetto: la diversità è ricchezza e l'iconografia tradizionale ci è venuta a noia, soprattutto quella etnograficamente corretta. Ecco perchè ci garbano codesti Cristi bambini niri niri, insieme alle Vergini di cui c'invaghiremmo come fossimo tante Sante Terese d'Avila in adorazione di questo gigantismo in forma d'arte visiva.
Ci garba altresì il sincretismo religioso e acconsentiamo all'elefante induista che indugia sulle ferite del Cristo.
Pensiam male e solidarizziamo con gli atei devoti per riempire sempre più le nostre teste pensanti. Per questo motivo la testa vuota ridens del Manzoni ci fa ridere pure a noi.
Diceva il filsofo/sindaco venexiano Masismo Cacciari che chi crede che la filosofia non serva a nulla è un cretino.  Ecco, lo stesso mi sentirei di dir dell'arte.