Francesca Ferreri - Copertina n.393

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Poche domande, semplici e dirette, per conoscere un artista.

Questa settimana è la volta di Francesca Ferreri.

 

 

Da dove vieni?

Sono nata a Savigliano, Cuneo, nel 1981 e vivo attualmente a Torino dove ho frequentato l'Accademia Albertina. Parallelamente ho seguito corsi di animazione cinematografica lavorando in un'azienda torinese e ho lavorato per anni come restauratrice nel settore affresco, collaborando con professionisti del settore.

Nonostante la mia pratica si possa considerare studio-based, il mio lavoro si muove con me o sono piuttosto io a seguirne gli spostamenti. Recentemente ho terminato un percorso di residenza ad Amsterdam, grazie alla collaborazione fra P/////AKT, associazione no profit olandese e Progetto Diogene di Torino.

 

Cosa fai?

Opero a partire da oggetti di uso comune, seguendo un criterio di integrazione e imitazione cromatica, creando sculture che ne ridefiniscono i confini e nuove identità. Per attuare questo processo mi avvalgo di tecniche del restauro sperimentate negli anni, e che hanno informato e strutturato il mio approccio alla scultura. Muovendo quindi dagli aspetti più concettuali e processuali del restauro, recupero l’idea di lacuna, che tale prassi intende colmare, elevandola a soggetto della mia opera. La lacuna bonificata non è più quindi solamente quella parte che permette al nostro occhio di scorrere liberamente sulla superficie, ma letteralmente trabocca e da semplice ponte di integrazione diviene soggetto principale. Le mie sculture possono essere lette come tentativi di ricostruzione, come elogi della lacuna, o non meno poeticamente come falsi ricordi.

 

 

Dove stai andando?

Recentemente ho riflettuto sul luogo inteso come oggetto - limite e mi sono soffermata sull'aspetto site-specific insito nelle grottesche di epoca romana. Lontano dagli aspetti puramente decorativi, penso che nelle grottesche si possano rintracciare importanti fondamenti, indicativi di una forte relazione con lo spazio.

Le figure delle grottesche infatti erano modellate secondo lo spazio disponibile e le geometrie che le contenevano erano la base per la formazione delle immagini, questo aspetto si riscontra anche più tardi nella plastica romanica. Credo che tutto ciò abbia influenzato la mia serie “Prove d'ascolto”, tuttora in progress, dove tento di realizzare ritratti a partire dalla considerazione del foglio e della sua forma rettangolare.

 

Cosa vuoi?

Sono interessata ai meccanismi della mente e cerco di rievocarne i processi attraverso la mia pratica. L'idea stessa di restauro ad esempio, che a partire da frammenti cerca di ricostruire un'unità perduta, mi sembra molto simile per tipologia di processo al funzionamento del richiamo dei ricordi, che avviene sempre a partire da dettagli. Ogni memoria viene ricostruita nella mente ad ogni richiamo e questo è causa della loro continua rielaborazione, della loro identità cangiante e mutevole, della loro transitorietà. Data la materia effimera del mio interesse, non sono interessata alla raffigurazione ma piuttosto alla rievocazione.

 

Copertine settimanali di Lobodilattice a cura di Alex Urso

 

PER APPROFONDIRE
www.francescaferreri.com