Il valore simbolico dell'Accademia!

Il valore simbolico e pubblico dell'arte!

 

La globalizzazione di linguaggi e ricerche artistiche, finalizzate a trend di mode dei mercati, con la loro interconnessione, ha materializzato in questo ventennio di nuovo millennio, una nuova concezione dell'opera d'arte, quello dell'opera-azione artistica; la narrazione del linguaggio interattiva e performatica che lo rende discutibile.

Il linguaggio e la ricerca di un artista si muove in questo millennio tra la fiction e lo storytelling; questo cambiamento sociale e culturale, sposa mirabilmente la logica degli "algoritmi" che operano in tempo reale, escludendo intermediazioni tra il linguaggio dell'arte e chi ne fruisce finendo nel suo flusso.

Nonostante il passaggio dall'opera all'opera-azione artistica, il linguaggio dell'arte, conserva anche in questa alba di millennio, la sua prerogativa, d'essere bene simbolico prima che economico culturale, l'opera-azione artistica non ha un determinato valore, la questione reale sta nel come acquisisca un valore riconosciuto nella comunità.

Alla fine del diciannovesimo secolo, il sistema economico dell'arte si andava definendo come privato, Antiaccademico nel nome della Rivoluzione industriale, si definiva attraverso dei nodi di sistema economico, necessari all'artista per dichiararsi tale, all'artista serviva un gallerista che lo esponesse nell'interesse dell'acquirente collezionista, e un critico che ne leggesse l'opera in relazione al tempo, l'ultimo tassello di definizione del valore dell'opera d'arte tornava ad essere pubblico con il Museo.

Compito del gallerista era solo selezionare l'artista più vicino al gusto e al portafoglio del collezionista, poi andava immesso nell'industria culturale ed editoriale dell'arte con il critico che mirava a collocarlo in un Museo, il Museo ne decretava il valore simbolico, il collezionista privato che investiva sull'artista, aveva la necessità, attraverso il Museo, d'imporre la sua scelta (investimento) a tutta la comunità.

 In quel momento storico, alla fine dell'ottocento, e a dirla tutta per tutto il novecento, il mercato si elevava sulle Accademie, ma andava a parare dove da sempre andavano a parare le Accademie, nel pubblico Museo, in altre parole, il mercato privato compiva un esproprio del pubblico, espropriava le Accademie appropriandosi del loro valore simbolico nei Musei.

Il mercato diveniva "semioforo", conferiva simbolicamente dignità, a un percorso d'artista, progressivamente, sempre più concepito a progettato a tavolino.

Nel passaggio di millennio, questo impianto del valore di mercato simbolico dell'arte e dell'investimento privato, comincia a vacillare, pensate a Pinuccio Sciola e Manu Invisble, i due fenomeni dell'arte isolana contemporanea, non hanno avuto bisogno di nessun Museo, il loro lavoro è fondato sulla visibilità e fruibilità a cielo aperto; Pinuccio Sciola in vita e Manu Invisble hanno in comune l'essere agitatori mediatici, con la complicità dei media, sono andati direttamente al valore simbolico dell'arte, la determinazione economica è successiva; nel profilo d'entrambi l'Accademia è nodale, Pinuccio Sciola è stato Maestro di Scultura nell'Accademia di Sassari e Manu Invisble si è formato ed ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Milano, la loro anima pubblica è passata per la pubblica Alta Formazione Artistica, capite ora, perché l'Avanguardia artistica Cagliaritana, in questo millennio, necessita di un'Accademia di Belle Arti?

Perché il valore simbolico dell'Arte residente, passa per il pubblico, e il luogo dove ci si forma all'opera-azione della pratica dei processi linguistici dell'arte, è l'Accademia di Belle Arti.