UNA TASSONOMIA CHE ALTERA AL SALTO LA SIZIGIA

Presso la Fondazione “Prada” di Milano, dal 15 Giugno al 22 Ottobre era stata ospitata la mostra d’arte contemporanea Horse takes King, con tre installazioni di Laura Lima. Esteticamente, pare che a lei interessasse una tassonomia ad… “alterare” la sizigia. Il titolo della mostra citava il cavallo nel gioco degli scacchi, l’unico pezzo in grado di muoversi “a salto”. Qualcosa che scoordina gli assi della verticalità e dell’orizzontalità. Soprattutto il re simboleggia la tassonomia, in quanto l’ultimo a cadere, nella gerarchia degli scacchi. La mostra di Laura Lima Horse takes King era stata pensata per il Progetto “Slight agitation”, che aveva coinvolto altri artisti, sempre per un site-specific presso la cisterna della Fondazione “Prada”. Più genericamente, la ricerca non dovrebbe apparire allineata al sistema del mercato. Laura Lima sfrutta l’installazione del pendolo, affinché salti il tassonomico per diramazioni, oppure quella dell’impalcatura, “avvizzendo” il “telescopio” del nostro potere grazie all’interesse. E’ un’arte che prova a “scoordinare” tutta una collettività di “metonimie”, quantomeno a livello immaginativo. L’impalcatura non preparerebbe alla ricerca astronomica, e l’uccello a terra avrà perso “i salti… sui voli pindarici”, come il cavallo sulla scacchiera. Disgraziatamente, tendiamo a scordare che la scienza, positiva al progresso sociale, nasce dal “gioco” d’uno sperimentalismo. Il rischio è che il tassonomista “s’allinei” al suo potere di convincimento. In tal senso, il pendolo esibito da Laura Lima non avrebbe dovuto percepirsi come ipnotico, bensì alterando le diramazioni (al loro “atomo” del < Sinistra o destra? >) per le nostre certezze. Del resto un telescopio scava, quantunque noi sembriamo preferirgli l’ingrandimento

Si potrà ricordare la poesia di Jorge Luis Borges Gli scacchi. La loro guerra, dopo che fu accesa in Oriente, adesso ha l’intero mondo per anfiteatro. Gli scacchi si vedranno bianchi e neri come il giorno e la notte. Giocandoci, l’infinità delle ricombinazioni (fra le mosse) sembrerà a Jorge Luis Borges intessuta da Dio. Gli scacchi, al giorno d’oggi conosciuti in tutto il mondo, s’immagineranno “nel teatro romano” di se stessi. Data una qualsiasi mossa, a questa s’associa l’immediato “albero” delle sue varianti. La prima s’esporrà visivamente dentro “il teatro romano” di tutte le seconde.

L’installazione di Laura Lima denominata Pendulum lascia che ad oscillare sia un dipinto, appeso al soffitto. Quello ha i lati d’un quadrato, ma pure una serie di calligrammi rossi e neri, sullo sfondo bianco. Il pendolo di Foucault potrebbe tracciare alla base una stella, così da ricordare i “salti” < a lettera L > del cavallo, per gli scacchi. Sembra immediato percepire l’orientalismo dei calligrammi, ad esempio contro il naturalismo di certe vette o colline. Varrà una cultura in cui s’alteri la “sizigia” fra il bianco del giorno ed il nero della notte. I vari calligrammi “rastrellerebbero” lo sfondo collinare o montano come “l’impalcatura svolazzante” d’un pipistrello. Gli scacchisti dovranno calcolare ogni stravolgimento sulla posizione dei pezzi. Laura Lima esibisce una “gradinata” delle ali, tramite la quale noi avremo conseguito una visione “a 360°… dall’ipnosi”, e come al “blow-up” d’un fermaglio. Gli scacchisti a metà partita scombinano le “diramazioni tassonomiche” dell’apertura. Il pendolo di Foucault traccerà una stella, da percepire, grazie all’installazione dell’artista, all’accensione per un mondo intero. Nel contempo l’oscillazione manca la sizigia localizzante e quindi delimitante d’un < Avanti, non indietro >.

L’installazione dal titolo Telescope sfrutta “l’accartocciarsi” della scala metallica. Qualcosa tramite cui la teatralità altera “l’ingrandimento” d’un palcoscenico. Negli scacchi, quando alcuni pezzi come la donna e le torri s’incolonnano assieme, le probabilità di vittoria aumentano. Laura Lima chiede al visitatore la “fatica” d’entrare nell’osservatorio astronomico. La scalinata ha pianerottoli che “ci distrarrebbero” (portando solo al buio, contro il soffitto). Il telescopio esiste, ma il pubblico potrà fruirne grazie alla professionalità d’un astronomo, chiamato dalla Fondazione “Prada”. E’ così che si spiega pure il tavolo con la lavagna, precisamente riservato alle lezioni di seminario. La scienza ha un proprio rigore, che però “si falsificherà” al perfezionamento delle differenti scoperte. Forse la maggioranza dei visitatori avrà espresso curiosità per la partecipazione ai seminari… Ma è pure vero che la potenza “incolonnante” del telescopio per Laura Lima poggerà sui “labili ponteggi” degli assiomi matematici. L’installazione ci pare fondamentalmente scavata nella cisterna. Il medesimo telescopio si percepisce sulla “metonimia” dei ponteggi metallici, rispetto a quelli più veri della fisica. I primi al massimo comportano un orizzonte, e mai la “panoramica” dei secondi.

A Milano, Laura Lima aveva infine esibito l’installazione chiamata Bird (da lei realizzata assieme a Zé Carlos Garcia). Un corpo artificiale, totalmente nero e di grandi dimensioni, giaceva abbattuto sul freddo pavimento… Il visitatore aveva la sensazione che un’ala avesse terminato di “falciare” l’aria, in volo, in quanto a fatica “inchiodatasi” al muro. Spesso, al rapace s’associa in araldica ogni rivendicazione di potere: da parte del principe, del sovrano o dell’imperatore. Ma per Laura Lima la libertà del “salto massimo”, grazie al volo, sarà stata annullata. Esteticamente, pare importante la percezione della falce, che rientra nella < lettera L > per il cavallo degli scacchi. I “ponteggi” delle penne comunque non serviranno a nulla, sul corpo abbattuto. Simbolicamente, grazie agli scacchi immaginiamo che il re abbia “osato” ripetere l’imprevedibilità del cavallo, salvo poi “esporsi troppo” al rischio d’isolarsi… La storia della politica c’illustra il classico principio del divide et impera. Forse, chi lo prova al completo isolamento di sé, quale il rapace in volo, comunque non può prevenire un destino avverso. L’installazione di Laura Lima inerisce ad un abbattimento che, ove fosse mirato, ci confermerebbe una protesta contro “le coordinate” alla metonimia collettiva del divide et impera, in politica. I potenti amano sempre il pavoneggiarsi. Qualcosa che l’artista nella sua installazione aveva ingrandito, ma tramite una solitudine (dal volo libero all’imprevisto del crollo).

 

 

Recensione d’estetica per la mostra d’arte contemporanea Horse takes King, con le installazioni di Laura Lima, ed allestita a Milano, presso la Fondazione “Prada”, dal 15 Giugno al 22 Ottobre