Postfazione di GIUSEPPE VENEZIANO del libro "BEAUTIFUL DREAMERS" di IVAN QUARONI edito da FALSOPIANO

 

IL CONTINUO PRESENTE DELLA PITTURA

Nel 2010, durante la premiazione degli MTV Music Awards, Lady Gaga si presentò per ritirare l'ambito riconoscimento con un “vestito di carne”. La notizia, come era prevedibile, fece scalpore sia per l'originalità della trovata che per la condanna delle organizzazioni animaliste. Molti conoscitori del mondo dell'arte contemporanea si chiesero se Franc Fernandez e Nicola Formichetti, autori dell'improbabile abito, si fossero inspirati a un'opera del 2009 di Mark Ryden dal titolo: Incarnation. Non lo sapremo mai perché nessuno dei due lo ha mai ammesso, ma a noi piace pensare di sì.

Mark Ryden è uno dei massimi esponenti del movimento artistico denominato “Pop Surrealism”. La sua arte ha influenzato - da vent'anni a questa parte - schiere di giovani artisti di tutto il mondo. Possiamo dire che il suo successo è planetario, eppure il suo nome non è famoso come quello di Jeff Koons, Damien Hirst e Maurizio Cattelan. Quale spiegazione potrebbe avere tale anomalia? Sicuramente le motivazioni sono tante e non di facile comprensione, anche se qualche piccola considerazione personale vorrei farla: la differenza che distingue i tre artisti da Mark Ryden -udite, udite- è che quest'ultimo realizza le sue opere personalmente. Sembra una risposta scontata, eppure non lo è. Molti artisti contemporanei si limitano soltanto ad avere l'idea dell'opera e poi delegano bravi artigiani a realizzarla. La maggior parte del loro tempo lo impiegano per studiare strategie comunicative, marketing e macchinose operazioni con le aste.

Noi che siamo legati a una visione più romantica dell'arte, pur apprezzando il genio dei tre business men, se dovessimo scegliere, sicuramente compreremmo un'opera di Mark Ryden. Quando ne ho avuto la possibilità, ho comprato anche un'opera di Maurizio Cattelan e successivamente un quadro di Gary Baseman (altro importante protagonista del “Pop Surrealismo”). Fare un confronto è molto azzardato, ma vorrei semplicemente descrivere quello che vivo da collezionista. Con l'opera dell'artista padovano ho un rapporto contrastato: sento più il piacere dell'investimento che dell'oggetto in sé; con quella dell'artista americano, invece, mi sento completamente immerso nel suo mondo: ripercorro quasi quotidianamente ogni segno della pennellata, ogni sfumatura del colore, ogni intuizione ideativa e compositiva, scoprendo sempre qualcosa di nuovo che, per qualche strana alchimia, non avevo visto prima. Il segreto della pittura è che non muore mai, essa è sempre viva in un continuo presente.

Il libro di Ivan Quaroni sulla “Lowbrow Art” e sul “Pop Surrealismo” vuole fare chiarezza su come un movimento artistico trasversale e fuori dal sistema ufficiale, abbia fatto così tanti proseliti, a dimostrazione che è sempre il pubblico che decide cosa gli interessa veramente, al di là di ogni offerta artistica imposta dall'alto.

Quaroni ripercorre, con minuzia di dettagli, ogni impulso iniziale della “Lowbrow Art”, dai primi anni – subito dopo la seconda guerra mondiale - fino ai nostri giorni. Una storia raccontata come un viaggio nel tempo fatto di momenti di accelerazione e rallentamenti, di curve e rettilinei, di soste e ripartenze, dove il lettore si trova alla guida di una delle tante eccentriche auto customizzate da Ed “Big Daddy” Roth. Durante il viaggio si incontrano tanti protagonisti tra cui Robert Williams, padre e teorizzatore della “Lowbrow Art” e fondatore nel 1994 della rivista “Juxtapoz”, vero organo ufficiale per la divulgazione del genere artistico.

Anche in Italia il “Pop Surrealismo” ha avuto un grande seguito e molte sono state le manifestazioni che hanno celebrato il movimento artistico americano. In alcune di esse sono stato coinvolto personalmente, nonostante il mio linguaggio pittorico non ne abbia subito alcuna influenza (semplicemente perché quando ho iniziato la mia attività artistica non lo conoscevo). Devo ammettere che tutte le volte che è successo, ho gradito molto l'invito e ne ho percepito anche un singolare senso di appartenenza, ma la cosa che mi gratificava di più era sapere che in ognuna di queste mostre, finalmente, la vera protagonista era la pittura.

 

Giuseppe Veneziano

www.giuseppeveneziano.com