Le meraviglie della psychè declinate dagli artisti pugliesi. A Cisternino

La profondità del percorso esistenziale, le evocazioni della memoria, la tensione verso l’àpeiron, le suggestioni ludiche, a tratti inquietanti, scaturite dalla dimensione infantile, nella sua universalità, costituiscono l’architrave tematico de “La Torre delle Meraviglie”, in corso alla Torre Civica di Cisternino. Protagonisti della collettiva, cinque artisti pugliesi che si esprimono attraverso differenti linguaggi espressivi

La meraviglia, origine della domanda esistenziale e della sapienza, ma anche non-luogo della psychè che apre infiniti orizzonti percettivi. Declinato al plurale, il termine richiama i tesori della conoscenza sperimentati nella dimensione psichica infantile. E’ questo il fil-rouge che caratterizza “La Torre delle Meraviglie”, collettiva a cura di Carmelo Cipriani e promossa da MACI, Museo Arte Contemporanea Instabile Cisternino, in collaborazione con Aps Ideando, in corso alla Torre Civica di Cisternino, in provincia di Brindisi, fino al 30 settembre. Cinque artisti pugliesi, contrassegnati da stili differenti e da linguaggi espressivi eterogenei, si confrontano nel magnetico contesto della torre normanno-sveva, presentando, appunto, le loro “meraviglie” che adornano le rispettive sale. L’universo della favola e della memoria è alla base dell’opera esposta da Valeria Quaranta, con l’installazione “Vacuilab”, che rappresenta una parte dello studio di Grottaglie dell’artista: tra pupazzi accigliati, dipinti e opere in macramè che evocano cupe atmosfere di un passato, remoto. La seconda sala è arricchita dalle suggestioni cromatiche generate dal simbolismo mistico della poetica pittorica “neoplatonica” di Emilio D’Elia, che propone l’installazione-costellazione “I suoni del centro”, oltre ad viaggio nell’apeiron del suo blu oltremare, attraverso tre dipinti su carta. L’installazione ambientale di Gianfranco Basso, invece, è caratterizzata da innumerevoli fili rossi appesi nella penombra della sala, che rappresentano i fili delle vite delle persone che, nella mitologia greca le Moire avevano il compito di tagliare. Segue, a conclusione del percorso, “Kinderszenen”, l’installazione di Gianluca Esposito e Fabio Maria Alecci. I due artisti evocano, soprattutto attraverso il linguaggio della scultura, “scene infantili”, rappresentando con atmosfere ludiche ma anche un po’ sinistre, l’universalità dell’infanzia.