L'arte è razionalmente relazionale!

L'arte è razionalmente relazionale!

Il confronto razionale (e relazionale) mosso dalla volontà di comprendere il linguaggio delle arti visive (che se parliamo d'arte e non altro, è sempre contemporaneo e fuori dal tempo delle mode), modifica e amplifica la percezione di chi osserva per comprendere la sua visione.

L'arte visiva è uno strumento che ci consente di comprendere come la maggioranza sono sempre gli altri e la minoranza siamo noi, gli artisti e coloro che comprendono le dinamiche processuali e cognitive dell'arte.

Quello linguistico dell'arte, nella sua relazionalità, è un tracciato di consapevolezza, in grado di porre in discussione qualsiasi solidità interiore:

non esiste percezione unilaterale che l'arte non possa negoziare o rimettere in discussione.

L'arte sa non rendere mai inutili conflitti e confronti, perché per comprenderla in toto servirebbe conoscere tutto, la sua indagine invece è sempre individualizzata, è un processo di comprensione del sé attraverso la propria complessità connettiva passante per il proprio linguaggio fatto di coscienza e conoscenza, insomma lo strumento per comprendere l'arte passa per la conoscenza di se stessi, quando non la capisci non ti conosci e sondi abbastanza.

La curiosità che sonda si muove attraverso l'esperienza attiva dell'immaginazione, l'immaginazione e la creatività rendono umanamente evoluti e non primitivi, basta l'immaginazione a cogliere di sorpresa il primitivo (lo sa bene chi si occupa di propaganda politica, rappresentando problemi che non ci sono e fingendoli di risolvere).

La creatività tradotta in immaginazione, consente l'autodeterminazione e la possibilità di non affidarsi ciecamente ad autorità superiori, muovendosi su traiettorie magiche, che determinano una condotta di vita eticamente estetica.