Gennaro Cilento: l'artista che Napoli non piange!

L'undici Giugno del 2018 (ormai quattro anni fa), ci lasciava Gennaro Cilento, questo quello che scrissi di getto e ripropongo ai lettori di Lobodilattice:

 

Ho perso più di un fratello;

ho perso un compagno di formazione;

ho perso un compagno di strada che conosceva la strada;

ho perso un compagno di lotta;

ho perso un frammento d'ideale comune;

ho perso una connessione col tempo;

ho perso una connessione con la mia memoria;

ho perso un pezzo della mia terra; ho perso un pezzo della mia storia;

ho perso un pezzo della mia ricerca;

ho perso un mio riflesso;

ho perso un pezzo di me in relazione con gli altri;

ho perso chi poteva parlare per me;

ho perso chi poteva rispondere per me;

ho perso chi poteva naturalmente interpretare e comprendere i miei pensieri, non perché fossero i suoi, ma perché li capiva in quanto miei;

ho perso chi è stato sempre al mio fianco;

ho perso chi mi è stato sempre vicino e non ha mai giudicato e sempre compreso;

ho perso chi sapeva che il dialogo è fatto anche di silenzi e la parola soltanto uno spazio per sentirli;

ho perso chi riusciva a comunicare a me anche con altre vie;

ma questa volta qualcosa deve non avere funzionato, il messaggio non è pervenuto, forse ero distratto e forse l'isola ti isola e ti disconnette dalla percezione del tempo che altrove scorre più veloce;

ho perso un alter ego, un'energia, una connessione col tempo, con lo spazio, con il linguaggio, con la percezione del presente;

ho perso consapevolezza d'essere custodita nell'altro, ho perso un altro me.

Scrivo ho perso, in realtà abbiamo perso tutti, abbiamo perso tutti qualcosa di prezioso;

se questo fosse un mondo giusto, un sistema culturale giusto, un sistema che premia il talento (invece che tutte quelle stronzate che chiamano merito e professionalità), in questo momento si dovrebbero chiudere tutti gli eventi culturali e le esposizioni d'arte che celebrano l'effimero nulla;

l'Accademia di Belle Arti di Napoli dovrebbe chiudere per un giorno e con lei tutte le Accademie del mondo; quando scompare un artista così, scompare un patrimonio dell'umanità, dovrebbero saperlo tutti, ricordarlo tutti e piangerlo tutti;

il suo valore dovrebbero riconoscerlo tutti, anche i suoi emulatori e imitatori, anche chi sulla sua ricerca costruiva il suo profilo professionale e conquistava cattedre Accademiche, facile fare gli artisti con le ricerche fatte del sangue degli altri;

niente era importante per lui quanto la sua dimensione artistica e quella era soltanto sua e nessuno potrà mai portargliela via;

nessuno potrà dire nel nome del suo mercato di essere arrivato prima di lui, non è vero, è un falso storico;

nessuno dovrà mai offenderne l'opera e l'operato, perché il suo lavoro è la Storia dell'Arte, la mia generazione è Gennaro Cilento tutto il resto sono stronzate da operette che non hanno niente a che vedere con la vita reale, con la reale anima dei luoghi, dei miei luoghi, di Napoli, della Sanità che resiste a tutto e si adatta a tutto.

Abbiamo perso qualcosa d'importante da continuare a difendere per sempre e chi non l'ha visto e/o compreso se ne può andare allegramente affanculo per quanto mi riguarda, da qui all'eternità, mi manchi Gennaro Cilento, mi è esploso l'inferno dentro, vorrei chiederti di tornare subito, prima che puoi, quando vuoi, ma torna...