// Focus on artist// Tra sacralità ed esoterismo, la ricerca pittorica dell'artista pugliese Enrico Meo

L'intensità delle cromie che declinano la sfera del sacro, con peculiari riferimenti ad atmosfere e simbologie esoteriche, caratterizzano la ricerca pittorica di Enrico Meo. Classe 1943, originario di Grottaglie, in provincia di Taranto, l'artista pugliese ha esposto, fin dagli anni '60, in Italia e all'estero in numerose personali e collettive, partecipando, nel corso della sua lunga carriera, a fiere del calibro di Artissima, Miart, Expoarte. Per la rubrica "Focus on artist", Lobodilattice ha intervistato Enrico Meo, approfondendo le tematiche riguardanti il suo variegato  percorso artistico.

Per quanto riguarda la tua formazione artistica, in passato hai frequentato un corso di arte contemporanea ad Anacapri tenuto da Joe Tilson e un corso di Arte concettuale a Salisburgo tenuto da Roman Opalka. Come hai vissuto queste esperienze? E quali sono state le altre tappe più significative della tua formazione?

Le mie esperienze con i grandi maestri dell’arte pop e dell’arte concettuale, molto positive e arricchenti, sono state generate dalla mia grande curiosità di muovermi anche in campi internazionali per saggiare non solo le mie capacità nei vari ambiti stilistici, ma anche per rafforzare e approfondire la mia ricerca personale. Il fare arte, per me, è sostanzialmente educazione alla sensibilità estetica che procede attraverso i vari livelli percettivi e le leggi che la orientano. Altro importante momento formativo, oltre quello scolastico all’ISA di Grottaglie e di lavoro alle stesse botteghe d’ arte ceramica, è quello di Urbino, col  grande maestro incisore Renato Bruscaglia.

Com’è nato il tuo amore per la pittura?

L’ amore per l’arte è un dono naturale nella mia famiglia. A soli 13 anni modellavo forme plastiche alla bottega d’arte Pinca del mio paese. Nel ‘63 ero a Milano, premiato dalla Casa di Moda "Rosier"  per il miglior figurino dell’anno. L’arte è la mia vita!

A quali artisti o correnti artistiche ti sei ispirato?

Nel mio percorso artistico ho amato i pittori messicani come Siquerios e  Orozco, tra gli europei Goya e buona parte degli Espressionisti e Surrealisti. In questi ultimi anni mi sono  avvicinato all’estetica bizantina dopo aver conosciuto il pensiero del grande filosofo, matematico e teorico dell’arte russo Pavel Florenski.

Quali sono i momenti fondamentali del tuo percorso artistico?

La mia carriera artistica segue la natura della percezione, di conseguenza tratta tutti i livelli di questo campo esperienziale. Non ho mai smesso di studiare e sperimentare tecniche che, oltre alla pittura, mi hanno permesso di eseguire lavori che vanno dalla grafica alla scultura, dall’acquerello alla pittura murale. Oltre alle numerose mostre personali e collettive, ho eseguito azioni performative e realizzato installazioni partecipando a vari eventi nazionali e internazionali. Con la pittura ho attraversato fasi di lavoro ispirato a lotte sociali, a studi esoterici, fino ad arrivare all’interesse per una nuova ricerca spaziale dove trasfigurare il reale in figurazioni dal sapore metafisico.

Nella tua opera pittorica vi sono frequenti riferimenti alla sfera del sacro. Che significato ha per te questa dimensione?

Il materialismo ha portato l’individuo sempre più lontano dalla ricerca del proprio essere interiore, di conseguenza credo che l’artista abbia gli strumenti per opporsi a questa condizione materialistica attraverso la coscienza filosofica che lo conduce nel culto dell’io superiore impregnato di valori spirituali.

Come mai ti sei trasferito da Grottaglie a Reggio Calabria?

Il mio lavoro d’insegnante mi ha portato in Calabria dove ho deciso di rimanere e proseguire la mia ricerca indagando su questo nuovo territorio.

Cosa pensi dell’arte digitale e, in generale, delle nuove tecnologie che  caratterizzano l’arte contemporanea?

L’arte digitale può definirsi più agevole nel produrla, più adeguata agli strumenti in voga, più veloce per la diffusione sul mercato ma non può sostituirsi al flusso d’ informazioni che nascono dal senso aptico, cinestetico e appercettivo che l’arte, per la sua particolare natura psicologica, mette in scena attraverso gli archetipi del muoversi umano: il movimento è la fonte dell’espressione e dell’essere libero (vedi la Body Art).                                        

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Spero di poter allestire uno spazio in cui le mie opere esposte possano offrire al  fruitore momenti di riflessione e meditazione, non di distrazione.

A tuo avviso, l’arte è rivoluzionaria?

L’arte è rivoluzionaria se chi la esercita lo fa con libera immaginazione, sensibilità profonda e autentica, appassionata dedizione, tanto da portare alla catarsi prima personale e poi collettiva.