Cinque imperdibili artiste contemporanee africane

Come sia stata colta da “mal d’Africa” rimane un mistero. A parte una vacanza in un villaggio turistico tunisino qualche anno fa, io, in Africa, non c’ero mai stata. Il primo vero viaggio “di scoperta” l’ho fatto quest’anno, inviata per la 1-54 Contemporary African Art Fair a Marrakech. Giusto prima che l’epidemia di COVID-19 ci costringesse a mettere di nuovo in stand by i nostri sogni in un cassetto.

Riflettendoci, però, deve essere stato il mio inguaribile lato romantico a farmi appassionare all’espressione artistica contemporanea della zona subsahariana. Una sorta di rivisitazione in chiave moderna del fascino che l’Oriente esercitava sugli Europei di fine XIX – inizio XX secolo.

Una volta fatta questa scelta è iniziata una vera e propria “caccia al tesoro”: lunghissime sessioni di web surfing per capire quali corsi potessero abilitarmi alla professione di consulente d’arte; ricerca continua di informazioni sul mercato e di testate di settore. Praticamente sono diventata una vera e propria “cacciatrice” :P

Durante la ricerca ho scoperto un elemento demografico che voglio approfondire con voi: il continente africano non è solo anagraficamente giovane, ma è anche “rosa”, estremamente “rosa”. Sono le donne il vero motore del suo sviluppo, ancorché costrette a condizioni di vita terribili e privazione dei propri diritti in molti dei 54 stati ad oggi riconosciuti.

Sono donne le abili commercianti di tessuti WAX del Togo, le famose “Nana Benz” (imperdibile il docu film di Thomas Böltken); è donna l’imprenditrice marocchina Touria El Glaoui, che ha fondato una delle più importanti fiere d’arte del continente, così come l’ideatrice di Art X Lagos, Tokini Peterside. Senza dimenticare Anna-Alix Koffi, giovane ivoriana che ha creato il magazine di critica d’arte africana “Something We Africans Got”, presentato a Milano nell’autunno 2019.

Inutile a dirsi: l’arte africana sembra essere profondamente legata alla sfera femminile.

Anche il mercato si è accorto di questo filo conduttore e gli investitori si sono subito messi all’erta.

 

Quindi quali sono le artiste contemporanee africane da tenere sott’occhio?!

Io ne ho scelto per voi cinque.

 

  • Lubaina Himid: nata a Zanzibar, è la più grande delle Fab-5, classe 1954. Artista, curatrice e professoressa alla University of Central Lancashire, vive stabilmente nel Regno Unito. Udite, udite: nel 2017 si è aggiudicata il prestigiosissimo Turner Prize, prima donna di colore a riuscirci.  Figlia di una textile designer, negli Anni Ottanta Lubaina fu una delle protagoniste dell’inglese “Black Arts Movement”, che incoraggiava gli artisti afro, poco considerati dalla critica, a mostrare il proprio lavoro. Il suo medium prediletto è la pittura, ma non solo. Le sue opere vivono di colori accessi e raccontano della forza d’animo della popolazione africana e della sua importanza per il corso della storia mondiale.
  • Lynette Yiadom-Boakye: classe 1977, Lynette è nata nel Regno Unito da genitori ghanesi. Scrittrice ed artista ha frequentato il famoso Central Saint Martins College. La sua consacrazione è arrivata nel 2012 quando il famoso curatore Okwui Enwezor ne ha riconosciuto il talento, organizzandole una mostra a New York.  Le sue opere sono principalmente ritratti di soggetti immaginari, caratterizzati dall’utilizzo di una palette di colori scura. Spesso i personaggi sono volutamente a piedi nudi in quanto immersi in un’atmosfera atemporale. I suoi quadri sono entranti a far parte delle collezioni della Tate, del Victoria and Albert Museum e del Museum of Contemporary Art di Chicago, tanto per citarne alcuni. Nel 2019 ha partecipato alla 58esima Biennale di Venezia nel Padiglione del Ghana.
  • Zanele Muholi: parlando di 58esima Biennale non si può non menzionarla. I suoi scatti rapivano l’attenzione dei visitatori sia all'Arsenale che nel Padiglione Centrale ai Giardini. Artista ed attivista per i diritti LGBTQ, Zanele Muholi è nata a Umlazi, Sudafrica, nel 1972.Nel 2002 è stata la cofondatrice del Forum for the Empowerment of Women (FEW). Le sue indagini fotografiche si concentrano sul tema della difesa dei diritti umani in opposizione alle ingiustizie sociali. Molto spesso il soggetto ritratto è lei stessa.Le sue foto sono state esposte nelle più importanti istituzioni mondiali: Schwules Museum, Berlino; Brooklyn Museum, New York; Stedelijk Museum Amsterdam; Solomon R. Guggenheim Museum, New York. Zanele vive e lavora a Johannesburg.
  • Njideka Akunyili Crosby: artista nata a Enugu, Nigeria, nel 1983, attualmente risiede a Los Angeles. Nel 2011, dopo una laurea a Yale, ha scelto di dedicarsi alla sua grande passione: la pittura. Nel 2016 il Financial Times l’ha nominata “Woman of the Year”, consacrandola al successo. Ad oggi la rappresentano gallerie molto famose come la Victoria Miro Gallery e la David Zwirner. Nel Maggio 2018 un suo dipinto è stato aggiudicato, durante un’asta Sotheby’s, per 3.4 milioni di $, facendola entrare di diritto tra le giovani artiste più quotate. Il suo stile distintivo combina pittura, collage, incisioni e disegno, arrivando a creare scene complesse e stratificate. Anche lei ha partecipato alla 58esima Biennale, esponendo nel Padiglione Centrale.
  • Julie Mehretu: the last but not the least, Julie è nata ad Addis Abeba, Etiopia, nel 1970 da un professore universitario ed una insegnante. Trasferitasi negli USA a soli sette anni, per sfuggire alle turbolenze politiche che sconvolsero la sua nazione natia, la Mehretu ha iniziato molto presto la sua carriera artistica. È diventata nota per i suoi paesaggi astratti dipinti su grandi dimensioni. Il suo intento è rappresentare i cambiamenti sociopolitici urbani attraverso l'alterazione dell’ambiente architettonico, topografico e iconografico, mixando disegno e pittura. Nel 2015 ha ricevuto la “Medal of Arts”, un importante riconoscimento da parte del dipartimento di stato americano. Le sue opere sono così entrate a far parte delle collezioni del MOMA, del Brooklyn Museum e del San Diego Museum of Art. Inoltre ha partecipato a dOCUMENTA 13. Inutile sottolinearvi il valore dei suoi dipinti sul mercato.                                                                       

Cinque donne, cinque storie di artiste di successo che, nonostante la lontananza di alcune di loro dal continente, portano lustro a tutta l’arte contemporanea africana.

Lubaina Himid, "Naming the Money", 2004, installazione di cento figure di legno dipinto a grandezza naturale Courtesy of Tate.