The "World of Pao" a Bologna

arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

 

Inaugura Sabato 17 novembre 2012 alla Galleria Spazio San Giorgio di Bologna "Wop: world of Pao": la nuova personale di Pao, uno tra i più noti artisti del panorama milanese, street artist ma non solo. 

Fino al 1 dicembre sarà possibile vedere le sue creazioni e immergersi nel suo "Paese delle meraviglie" popolato da personaggi colorati e simpatici: pinguini, coccodrilli, panda, coccinelle, rane..

Ne abbiamo parlato con l'artista in questa intervista.

 

Ci parli della tua  nuova mostra  a Bologna, quali opere sono esposte?

Questa nuova personale nasce in collaborazione con la Galleria Spazio S.Giorgio di Bologna, che si sta specializzando nell’ambito street art e neopop, e che fa parte del circuito di Premio Celeste a cui ho partecipato. Ho preparato le opere esposte in tempi abbastanza stretti: negli ultimi lavori la mia ricerca pittorica si è focalizzata soprattutto su dei paesaggi mentali, sull’andare oltre la percezione tramite l’inserimento di elementi tradizionali sulla superficie piana del quadro (ad esempio nelle opere “Platone”-foto1- e “Perturbazione”-foto 2-). Dopo questa evoluzione della mia ricerca pittorica, sono ritornato ad inserire come protagonisti i personaggi, assenti in parte o del tutto da questi ultimi quadri, realizzando le opere “I Viandanti”(foto 3) e "L'orizzonte degli eventi"(foto 4). Tutte le opere fanno parte di un mondo immaginario, sono delle “istantanee da Paopao Island” come le definisco io, con delle regole precise che vanno oltre quelle della nostra realtà: è una ricerca di indagine del reale  oltre le  nostre normali percezioni.

Nella mostra troviamo anche opere “site specific”, adattate allo spazio della galleria?

Ci sono opere che si adattano allo spazio, come il “Coccodrillo”,  un'opera composta da 40 semisfere posizionabili a seconda dello spazio e che formano un coccodrillo che emerge dall'acqua. C'è poi una composizione di opere composta da una  sedia a forma di bocca e da due quadri ovali con soggetto un occhio, in questo modo trasformo lo spazio e la parete diventa una “faccia”. Ci saranno poi anche le coccinelle tridimensionali e un guscio di tartaruga, opere giocose che dialogano con spazio.

Vuoi parlarci di qualche opera esposta a cui sei particolarmente legato?

L’opera “Platone”: la trovo molto intensa come tela e davvero riuscita: non ci sono personaggi, quindi la ricerca è tutta focalizzata su elementi primordiali. Il paesaggio, la terra e le rocce selvagge sono poste in contrapposizione ad un cubo squadrato e scolpito dall’uomo nella sua ricerca razionale di spazio finito (il “fare” contrapposto alla natura), il cielo è reso tramite sfere in una prospettiva che va oltre la realtà e la bidimensione, la sfera rappresenta l’infinito ed è contrapposta al cubo, quindi tutta una serie di elementi primordiali a confronto. Ho giocato con il mondo degli antichi greci, con il mondo delle idee di Platone, inserendo però dei particolari stranianti: in questo paesaggio eterno  troviamo sul cubo la firma di un graffitaro che tagga Platone. Sono presenti gli elementi del gioco, dell’ironia, e contemporaneamente non c’è una spiegazione o un’interpretazione prefissata, ma lascio una libera interpretazione e molteplici letture.

Un’altra opera che mi piace molto è “L'orizzonte degli eventi". Sono partito da un quadro dell’anno scorso, che non mi aveva soddisfatto appieno, al centro del quale c’era un buco nero che distorceva la luce e la visione; l’ho rielaborato con particolari giocosi, sostituendo il buco nero con un coniglio “gravitazionale” che ha una sua storia, un suo carattere, e in questo caso anche dei  poteri magici perchè può gestire la gravità, sua e degli oggetti esterni. Così questo nuovo personaggio levita e allo stesso tempo distorce il paesaggio, la sua gravità è così forte che distorce la luce e muove le quattro sfere che rappresentano gli elementi: è un quadro ironico in stile simile al fumetto, che ho usato per indagare la distorsione, inserendo così un nuovo aspetto di visione del reale. Inoltre nel comunicato stampa della mostra c’è la citazione di un “Paese delle meraviglie”, quindi è come il Bianconiglio che ci introduce in un nuovo mondo. Ogni quadro è a se stante, ma questo personaggio può esser poi riutilizzato diversamente in altre opere.

Sei diventato famoso nel 2001 grazie ai tuoi pinguini dipinti sui paracarri a Milano; nel corso del tempo i tuoi personaggi sono sempre rimasti giocosi e colorati, sono una sorta di tua cifra stilistica: come mai questa scelta, cosa vuoi comunicare al pubblico attraverso questi protagonisti?

Adesso mi capita anche di eliminare del tutto i personaggi dai quadri, comunque effettivamente mi sono reso conto anche io che i miei soggetti hanno questo aspetto fumettoso, con occhi grandi, colorati.. Sono soggetti che escono da soli, naturalmente, non è una scelta ragionata, è ciò che mi diverte, mi stupisce e alla fine mi piace dipingere, personaggi buffi, come i pinguini che sono i protagonisti più usati: non c’è una vera ragione, sono un modo per indagare mondi diversi utilizzando personaggi simpatici, che piacciono sia a me sia al pubblico. Partendo dallo spazio pubblico mi sembrava necessario usare soggetti che dessero positività, facessero nascere un sorriso, dato l’aspetto grigio del contesto; su tela ho mantenuto questo tocco di leggerezza che serve per indagare temi più profondi.

Nelle tue ultime opere si notano un’evoluzione stilistica, tecnica e coloristica ma anche contenutistica, nel senso di un aspetto maggiormente riflessivo e profondo, come nascono questi nuovi soggetti?

Penso che l’atto del dipingere sia anche un lavoro interiore: diversamente dall’ambito della street art che è più sociale, questi lavori su tela o realizzati in studio sono introspettivi, e mi servono per esplorare il mondo delle idee più che quello reale. Rimane sempre un gioco, anche se diverso dalla street art: ricordo che da piccolo giocavo spesso da solo senza problemi e mi piaceva, oggi dipingere è come se fosse il mio gioco preferito, posso creare ed esplorare mondi, e contemporaneamente trasmettere qualcosa anche agli altri, rendendolo un gioco non più individuale ma con cui comunicare, un’esplorazione in solitaria ma anche una comunicazione. Ci sono diversi livelli di lettura in queste operazioni e l’arte comunica ciò che le parole non riescono a dire, funziona se tocca delle corde dell’animo che altrimenti non vibrerebbero: le mie opere attraverso delle semplici immagini fisse danno l’idea di una storia, sono un’istantanea, un frame di quello che è successo prima o dopo, e vedendone solo un frammento chiunque può ricostruirlo a suo piacere.

Le tue creazioni non si limitano mai ad opere su tela, hai sempre cercato di travalicare la bidimensionalità, attraverso l’inserzione di materiali e dettagli diversi, tramite l’uso di tutte le tecniche e di tutti i supporti, ci spieghi questa ricerca?

Nell’ambito street art, i pinguini in strada nascono tridimensionali e interagiscono con lo spazio: ho cercato di continuare questo discorso anche nelle opere su tela, cercando di capire come. Già con la mia prima opera su tela, “Il velo di Maya”(foto 5) mi sono reso conto che la superficie piana è limitante, è una logica del passato, è la geometria piana degli antichi greci, che si è evoluta nelle nostre conoscenze fino a scoprire nuove geometrie curve, poi la terza dimensione, la quarta ecc.. Tutto ciò mi affascina, perché se i nostri sensi sono limitati, la mente può  indagare e andare oltre questa geometria: ho cercato di esplorare questi aspetti tramite la realizzazione di opere concave e convesse, su superfici curve, tramite l’interazione tra diverse superfici, e mi pare una strada interessante ed originale, che pochi artisti percorrono.

Cos’è per te la creatività?

È la capacità dell’uomo di fare associazioni di idee: più sono innovative, non consuete ed originali, più c’è creatività. L’uomo non inventa cose nuove se non le ha già viste, può fare solo associazioni e combinazioni diverse di cose conosciute; le realtà lontane da noi forse non le comprenderemmo nemmeno, chissà come reagirebbe il nostro cervello. Quindi secondo me la creatività interviene a creare sinapsi ed associazioni nuove.

Quali sono le tue fonti o artisti a cui ti ispiri?

Do molta importanza alla ricerca, guardo alle opere dei maestri del passato (Escher, Magritte, Dalì, i surrealisti), e a tutto ciò che mi interessa, in diversi ambiti. Internet è fondamentale: puoi avere tutte le immagini che vuoi in un attimo e trovare sempre fonti nuove, quindi spesso passo molto tempo navigando e guardando alle opere di artisti da tutto il mondo come ispirazione e confronto: ho una cartella sul pc divisa per argomenti (arte, street art, natura, matematica) dove archivio tutte le immagini interessanti, riutilizzando alcune soluzioni ma rielaborandole del tutto. Ad esempio negli schemi matematici e geometrici vedo molta bellezza e li trovo utili nella realizzazione di alcuni quadri (ad esempio la sezione aurea), perché sono percepiti come equilibrati dall’occhio umano, quindi è molto comodo ed è un procedimento che mi agevola, è come una struttura che poi reinterpreto.

Domanda di rito, essendo tu un artista partito dalla “strada”, come ti poni nei confronti della creazione nell’ambiente più chiuso dello studio?

Diciamo che generalmente non mi riconosco in nessuna “etichetta”: la street art quando ho iniziato non esisteva, c’era solo il writing a cui non appartenevo; oggi è riconosciuta, e per un po’ sono stato considerato uno street artist, ma dipingo anche in studio.. Di solito seguo il mio istinto e il  cuore, necessari per fare questo lavoro, altrimenti ti limiti a vendere immagini senza sentimento, che è una cosa poco interessante. Non ho problemi a passare da diversi stili e supporti, che sono solo strumenti: conta altro, il contenuto e quello che si trasmette.  Per i primi tempi mi dava di più dipingere in  strada, poi non è stato più così soddisfacente, e non ho voluto proseguire per forza, senza farlo con il cuore, mentre crescendo dipingere in studio è diventato più interessante: c’è più tempo  per creare, riflettere, esplorare. Però non trovo alcuna incoerenza nel passare da un ambito all’altro.

Come ti sembra oggi il panorama contemporaneo della street art?

Oggi c’è una nuova generazione di gente tra i 20-27 anni, che si diffonde in un modo prima inimmaginabile attraverso il web e facebook; è una produzione massificata, se prima erano mille oggi ce ne sono cento volte tanto, molti sono bravi, il livello è notevolmente cresciuto ed è una cosa positiva. Il panorama si è trasformato completamente, oggi la street art è riconosciuta come forma d’arte, vive molto nei festival e anche le amministrazioni hanno capito che è un valido strumento di riqualificazione ambientale a basso costo. Vedremo come si evolverà in futuro, io guardo le trasformazioni con curiosità. Sicuramente ad oggi la street art ha contribuito a rendere l’arte più democratica e di massa. 

 

Artist portrait

Nome: Paolo Bordino

AKA: Pao

Nazionalità: italiana, nato a Milano nel 1977

Formazione: autodidatta, si forma a partire dall'ambito scenografico al Teatro della Scala di Milano con la compagnia di Dario Fo e Franca Rame, poi inizia a dipingere in strada e successivamente su tela

Attivo dal: 2000

Tecnica: spray e acrilico su muro, tela, legno, superfici piatte o curve, inserimento di dettagli con materiali diversi (es: semisfere in legno)

Soggetti: animali e personaggi giocosi e colorati, paesaggi fantastici  di un mondo che va oltre la realtà

Stile: tratto preciso, linee curve e tonde, colori accesi, personaggi allegri, tentativo di superare la bidimensionalità della tela attraverso l'inserzione di particolari in 3d e lo studio e il superamento della geometria piatta

Luoghi: Milano, Como, Torino, Bologna, Melzo, Monaco, Roma, Lecco, Palermo, Bollate, Bologna

 

 Info:

www.spaziosangiorgio.it

www.paopao.it

 

 

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