URBAN LIFE: Cultures-Transition-Identities

URBAN LIFE: Cultures-Transition-Identities

Titolo

URBAN LIFE: Cultures-Transition-Identities

Inaugura

Sabato, 12 Maggio, 2012 - 19:30

A cura di

dores sacquegna

Artisti partecipanti

La mostra di pittura, scultura, fotografia, installazione e video arte, vede la partecipazione di artisti provenienti dall’Italia: Paolo Cervino (Brindisi), Loredana Campa (Lecce), Maria Grazia Carriero (Taranto); dal Venezuela: Bartus Bartolomes (Caracas), Ricardo B. Sanchez (Caracas); dalla Cina: Whan Haiyuan (Beijing), Chan Yu Kwan Yukko (Hong Kong); dall’Usa: Sara Pfau (Brooklyn); Sampson Wilcox (Boston);
dal Giappone: Rie Sudo (Yokohama).

Presso

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Comunicato Stampa

Si inaugura sabato 12 maggio alle ore 19:30 la mostra d’arte contemporanea curata da Dores Sacquegna
dal titolo “URBAN LIFE: Cultures-Transition-Identities”.
L’evento sviluppa la tematica della vita della città, facendo riflettere sull’uso delle tecnologie e la loro irruzione nella vita quotidiana, il modo di pensare e di relazionare.
La tecnologia ha modificato gli schemi sociali, ha sviluppato nuovi linguaggi, nuove forme di pensiero, nuovi comportamenti, nuovi codici. Oggi possiamo vivere in più strati, comunicare ed esistere in dimensioni virtuali, inventarci personaggi e vite parallele, affidare alla comunicazione scritta e immediata la maggior parte delle nostre relazioni. Inevitabilmente, queste trasformazioni sociali sono state assorbite dall'arte, avanguardia e metafora della vita reale. L'artista di oggi è perennemente circondato dal resto del mondo, che pulsa nel monitor del suo computer; viaggia spesso seguendo le sinergie creative, è profondamente influenzato dalle innumerevoli discipline, tradizionali e totalmente nuove, che entrano a far parte della sua ispirazione policulturale, suggerendogli modalità espressive ancora inesplorate. Secondo l'inglese Tom Graves, teorico della RabdoGeografia (una miscela esplosiva di psicogeografia situazionista, rabdomanzia e GeoAutonomia) la vita urbana oggi si può considerare come una nuova forma di mappatura, una sorta di cartografia del desiderio, in cui le persone sono alla ricerca di una nuova coscienza del territorio, di una autonomia ambientale e aperti ad un libero nomadismo metropolitano. La mostra “Urban Life” è uno sguardo sulle città e sulle dinamiche del vivere quotidiano.
“Morfologie di confine” è il titolo della serie pittorica degli spazi urbani nelle tele di Paolo Cervino, giovane artista e ingegnere pugliese, che da anni porta avanti un discorso architettonico-artistico sulle connettività e le gerarchie degli spazi urbani aperti sviluppando progetti in grande dimensione che guardano alle città metropolitane per lo più americane come Brooklyn, New York, attraverso l’individuazione di contesti che favoriscono la riconoscibilità dei luoghi, collegando le aeree urbane con il paesaggio circostante. I “notturni” sono il nuovo ciclo di opere dell’artista leccese Loredana Campa, che con la tecnica della pittura spatolata, rievoca gli spazi fruibili della gente, i centri di aggregazione e comunicazione. Una strutturazione del tessuto urbano, da comprendere ed esplorare che porta alla creazione di una identità urbana condivisa. “Infinity and Light” è il titolo delle installazioni luminose di Maria Grazia Carriero, giovane artista tarantina, che opera da anni nella ricerca della virtualità come concetto filosofico ed antropologico, con un linguaggio sintetico e concettuale. Tra installazioni, video e fotografia, l’artista porta in mostra un micro mondo come parte fondamentale di un sistema infrastrutturale di città e di metropoli. Un design attento ad avere una sua particolare identità, sospeso tra progettazione architettonica degli spazi, aree urbane e reti. Una sorta di “Urbspace” che ha come obiettivo, l’individuazione degli spazi collettivi anche quando i progetti si mixano con la tecnologia della virtualità dei video come “the code”, una sorta di linea guida che vuole mettere in guardia dai pericoli della omologazionee e dall’invasione tecnologia. Lo sguardo della città, con i suoi malumori, le polveri sottili, il chiasso nelle “bartusgrafie” del venezuelano Bartus Bartolomes, che realizza opere caratterizzate da un vagare impazzito di segni, simboli che lo collegano al new minimalism e al trans-conceptualism. Mitografie post moderne, logorate nel labirinto della comunicazione, che abbracciano la letteratura, il fumetto, l’illustrazione pulp action. Con “Capital P” il venezuelano Ricardo B. Sanchez, riflette tra spazio urbano e spazio pubblico, l’agglomerazione tra individui, i divari culturali e la parcellazione di ogni tipo di struttura urbana territoriale, abitativa. Le sue opere si innestano in una ricerca costante dell’equilibrio, tra resistenza ed innovazione, nella costante spettacolarizzazione del tessuto sociale. Di ben altra natura è l’opera fotografica “Watch out” del cinese Whan Haiyuan, che ci invita a guardare fuori, a non ignorare l’altro a non rimanere chiusi in sé stessi, a connetterci in modo sano con il contesto urbano per riflettere sul significato e sui valori di una vita relazionale. Con “The war. The city” l’opera della cinese Chan Yu Kwan Yukko, artista eclettica e sinestetica (si occupa di teatro, live performance, installazioni, pittura, design, fotografia e video) realizza un’ opera che guarda alle funzioni ambientali ed ecologiche degli spazi urbani, uale importante vantaggio alla comunità. Nella scultura “”Bridge” dell’americana Sara Pfau, il ponte come le mappe sono metafore di viaggio e di passaggio. Il suo lavoro riflette le idee di architettura nel rispetto delle regole. Ponti come luoghi che si intrecciano e formano spazi di condivisione. Con la tecnica dell’acquerello, l’artista giapponese Rie Sudo, opera su temi quali l’instabilità e l’insicurezza. L’interesse per il paesaggio inorganico, i cambiamenti climatici, i workspace, sono alcuni dei temi preferiti dall’artista e che fanno riflettere sulla vita quotidiana giapponese e al cambiamento di stile portato dall’Occidente.
'Piconcito' è il nome della scultura dell’americano Sampson Wilcox, nata dalle sue esplorazioni nei cantieri ferroviari della città di Boston. In questi spazi l’artista raccoglie i resti arrugginiti dell'industria, osserva le persone che passano il tempo là come i vagabondi e i graffitari, quali pure identità urbane. 'Piconcito' è una piccola creatura creata di questa esperienza, un amalgamazione di queste persone.

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