Una salutare "scossa". Di Chiara Canali, (My two cents 04)

 

Mi ricollego al mio precedente intervento per approfondire meglio il concetto di bellezza, diventato così attuale oggi senza tuttavia una vera interiorizzazione del termine. Si utilizza infatti continuamente la parola “bello” o “brutto”; si creano compilazioni e playlist sulle due categorie; stra-abusata è la frase di Dostoevskij“La bellezza salverà il mondo”; addirittura Umberto Eco, a partire dai concetti, ne ha elaborato una “Storia della Bellezza” e una “Storia della Bruttezza”.
Tuttavia spesso la parola “bellezza” è semplicemente data per scontata, è usata in ambiti e contesti differenti, senza averne chiara la definizione razionale.

 
 

 (de dominicis, Nuvola)

 

 
Se ci rifacciamo alla filosofia, James Hillman, in “Politica della Bellezza” richiama la consueta contrapposizione del punto di vista tra soggetto e oggetto. Per i soggettivisti – come Hume per esempio, la bellezza è nell’occhio di chi osserva. Se ci sono giudizi contrastanti, dato che l’osservatore percepisce la bellezza in modo diverso, la soluzione sta nel farsi consigliare da un “gusto superiore” cioè dal giudizio superiore e illuminato degli esperti, come i critici d’arte, i direttori dei musei, i galleristi ecc… Ma in questo modo il soggettivismo degenera negli interessi individuali perché spesso è il prezzo che determina il gusto e sostituisce il valore.
Al contrario gli oggettivisti sostengono che la bellezza non è nell’occhio di chi guarda, ma nelle proprietà formali ed estetiche dell’opera d’arte presenti nell’oggetto stesso: composizione, struttura, forma, colori, linee, contrasto, compiutezza, tensione, raffinatezza, proporzione, equilibrio, intenzioni, ecc… Ma anche in questo caso l’errore sta nel ridurre la complessità dell’oggetto a formalismi concettuali.

 
 

 (Mat Collishow, 2009, installation view)
 

 

Si potrebbe invece immaginare, suggerisce sempre Hillman, che la bellezza sia data in permanenza, implicitamente e intrinsecamente, nelle cose, nel mondo, nella natura e nelle sue estroflessioni, e gli artisti, con le loro opere d’arte, cercano di cogliere, riflettere e rappresentare con particolare intensità e luminosità questa meraviglia o questo splendore. L’idea di “bellezza” è dunque quella di poter scoprire lo straordinario nell’ordinario: anche le cose comuni possono rivelare il potere invisibile della bellezza. Questo dunque sarebbe anche il compito dell’arte e dell’artista: guardare l’ordinario con l’occhio straordinario dell’intensificazione e della rivelazione.
La tesi del filosofo Hillman sembra coincidere con quella del teologo e pontefice Benedetto XVI nel suo appello agli artisti del novembre scorso: "Custodi della bellezza, testimoni di speranza".

Rievocando prima il discorso di Papa Paolo VI “Perché, come sapete, il Nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell'invisibile, dell'ineffabile, di Dio” (7 maggio 1964) e poi di Giovanni Paolo II in una conversazione tra "quanti, con appassionata dedizione, cercano nuove ‘epifanie’ della bellezza” (Grande Giubileo del 2000), il discorso del Papa nell’appellarsi agli artisti si ricollega al concetto di Bellezza già utilizzato dai suoi predecessori: “Voi sapete bene, cari artisti, che l'esperienza del bello, del bello autentico, non effimero né superficiale, non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità, perché tale esperienza non allontana dalla realtà, ma, al contrario, porta ad un confronto serrato con il vissuto quotidiano, per liberarlo dall'oscurità e trasfigurarlo, per renderlo luminoso, bello”.
 
 

  (Massimo Uberti, 2008, Dream of a Possible City, installazione Fondazione delle Stelline)

 

 
Partendo dunque dalla consapevolezza che l’uomo, e l’artista, è radicato in una realtà terrena, densa di problematiche, criticità e tensioni, l’invito è a un “confronto serrato con il vissuto quotidiano” che implica un’immersione nella vita di ogni giorno, nell’oscurità, nelle difficoltà e nelle ambiguità del mondo per cogliere l’esperienza del bello attraverso lo sguardo dell’arte. Funzione essenziale della vera bellezza, continua il Papa, consiste infatti nel comunicare all'uomo una salutare "scossa", che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione e alla conformità del quotidiano, ma proprio in questo modo lo "risveglia" aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l'alto.
Questa ricerca della bellezza non consiste in alcuna fuga nell'irrazionale o nel mero estetismo, nella vana illusione o nella superficialità abbagliante, bensì, conclude il Papa, “l’autentica bellezza schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l'Altro, verso l'Oltre da sé”.

 
 
 

  (Grazia Toderi, 2006, Scala nera, proiezione video)

 

 
La bellezza che si esprime nelle creazioni artistiche, proprio per la sua capacità di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di affacciare l’anima sull'abisso dell'Infinito, di arrestare l’intelletto allo stupore di qualcosa che lascia “senza fiato” può diventare una via verso il Trascendente, verso il Mistero, verso l’Invisibile.
Per questo motivo, posso ritenere che siano stati e sono tutt’ora grandi artisti artefici di Bellezza coloro che, con tutte le tecniche e le forme stilistiche, si sono confrontati con i grandi interrogativi dell'esistenza, con i temi fondamentali da cui deriva il senso del vivere, mediante un percorso di profonda riflessione interiore, avendo il coraggio di aver anche paura di fronte all’Infinito.

Nella prossima puntata vi elencherò alcuni percorsi artistici che a diversi livelli rimangono a mio avviso esemplari in questa ricerca di Bellezza, pur nella individualità e tipicità di ciascun linguaggio espressivo.

 

 

 

 

[My two cents, la Rubrica di Chiara Canali n.04 - "Una salutare scossa" - pubblicato su Lobodilattice il 7-06-2010 ]
 

 

 

 
 

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