Un sogno ipertrofico

 

Un sogno ipertrofico

installazione a parete, fogli A5, stampa inkjet, 2010

 

 

 

Un sogno ipertrofico

2010/2011

‘Chi sono io. Mi piacerebbe fare un esperimento, essere per un periodo lungo a piacere, la somma di tanti.’ Tutto nasce da una sorta di fantasia di “ipertrofia” dell’Io, consapevole che c’è un filo rosso comune a tutti gli individui e consapevole d’altra parte che l’identità di ciascuno si fonda su basi biologico-temperamentali idiosincratiche che vengono implementate dagli incontri con l’altro. L’esperimento consiste in una serie di immagini e di brevi testi che sintetizzino l’identità di tanti proiettata su di me. Il prodotto, costruito via facebook, consiste in una produzione verbale dell’interlocutore in risposta alla domanda “chi sono io?” (da intendersi come proiezione di un’idea di sé su di me), in un tempo disponibile di 24 ore. Si tratta di una risposta alla domanda (sottoposta come affermazione) “chi sono io” a cui probabilmente l’interlocutore risponde esprimendo una parte disponibile alla sua memoria di se stesso, attribuendola a una persona sconosciuta (io), di cui non dispone nemmeno l’immagine. L’ipotesi è che l’interlocutore scelga di esprimere una parte della propria immagine ideale altrimenti nascosta. Nel caso di un aspetto dell’immagine ideale, l’interlocutore si sente gratificato per poter attribuire nel “gioco interattivo” ad un altro qualità che vorrebbe avere, essere attraverso l’altro ciò che vorrebbe essere. Nel secondo caso approfitterebbe del “gioco interattivo” per esprimere un aspetto poco accettabile, nascosto di sé, che diventa esprimibile proprio perché attribuito ad un altro, cioè a me. L’interazione è comunque gratificante, una sorta di psicodramma soggettivamente utile. I testi scorrono davanti allo sguardo dello spettatore come un corrispondente archivio cartaceo che si accumula man mano che le risposte aumentano.

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