Tutti i corpi del corpo (o quasi) - 1. L’ Umano


 

 

 

 

 

TUTTI I CORPI DEL CORPO (O QUASI) - 1 L'UMANO

di Roberto Messina

 

 

Che oggi la corporeità abbia invaso più o meno tutte le sfere della comunicazione con dei surrogati di sé o con degli ‘originali’ ce ne siamo accorti certamente tutti. Eppure il corpo, sebbene sia stato sempre il centro nevralgico attorno al quale si sono susseguite a rotazione dottrine di pensiero, religioni, mode, convenzioni sociali, e quant’altro, e tutte screditanti l’un l’altra, forse vale la pena oggi provare a fare mente locale, capire perché questo Corpo torna ad essere sempre e puntualmente quel punto di riferimento ideologico, sociale e culturale che contraddistingue i tempi, i luoghi e le masse in ogni epoca.
Certo sappiamo tutti, il sottoscritto in primis, che parlare del corpo in un’accezione così totale ed esaustiva, è qualcosa di enormemente vasto e pretenzioso, oltre al fatto che ciò semmai rappresenta un compito per gli addetti ai lavori, senz’altro più specializzati in merito. Tuttavia quello che mi propongo di fare qui è di analizzare il corpo da un punto di vista prettamente estetico. In questo compito, l’arte forse può rappresentare il mezzo più furbo per quest’analisi, perché l’arte è il mezzo con cui si crea l’immagine, e l’immagine va dritta al punto, più di mille parole; anche se bisogna necessariamente passare (correndo) da campi come quello della filosofia o della religione, o ancora della letteratura, per avere un quadro un po’ più definito in merito.
 
 

 
Già in epoca preistorica, l’uomo sentiva la necessità di ritrarsi e di descrivere le sue giornate, le battute di caccia e la vita che si svolgeva intorno a lui. Anche le tecniche che utilizzava, semplici, dirette, per imprimitura o graffiando le superfici delle pareti, trasmettono ancora oggi grande visceralità e sentimento.
Al periodo greco poi, dove il corpo è celebrato per l’armonia delle sue parti, senza vergogna per le sue nudità, si contrapporrà quello medievale, quello della corruttibilità del corpo, del suo continuo peccare e di tutto ciò che non è perfezione. L’epoca medievale in occidente, è l’esempio che spicca su tutti; un’epoca che fece sprofondare il corpo in un oscurantismo ideologico e sociale, in un timore di Dio che relegò l’individuo a contenitore di mortificazione incessante. Anche se Platone considerava il corpo come ”la tomba dell’anima”, forse tra i pochi esempi positivi in epoca medievale, forse troviamo quello di Tommaso d’Aquino, il quale esalta il corpo come mezzo per costruirsi un’anima, ma questo fuori dalle ideologie cristiane, trova echi nel catarismo e nelle pratiche manichee, all’epoca assolutamente perseguitate dalla chiesa cattolica.
Restano comunque dell’arte cristiana gli splendidi esempi delle crocifissioni e delle icone devozionali; di quei corpi legnosi e immobili in tutto il loro pathos, parliamo di artisti quali Giotto o Duccio di Buoninsegna, e di tutti quelli che operarono introducendo la concezione del volume alla bidimensionale iconografia bizantina.

 


 
 
La fase del Rinascimento e dell’Umanesimo invece, forse in realtà più importante per aver segnato la fine del buio periodo medievale e per la presa di coscienza del singolo nei confronti del sé e dell’altro da sé, è supportata dal pensiero di personalità/tramite quali Francesco Petrarca, colui che forse più di tutti è riuscito ad ammorbidire il passaggio stridente tra la cupa moralità medievale e il nuovo e luminoso pensiero dell’homo faber. Nel Rinascimento il corpo è filo-greco, spazza via gli stilemi tozzi e sproporzionati (seppur carichi di fascino) del corpo due e trecentesco e riporta armonia e gradevolezza all’occhio, il risultato del Bello e della Scienza, la perfezione di Dio, del suo DNA.
Quello della “Triade Sacra” Leonardo/Michelangelo/Raffaello insomma.
Restando nel panorama occidentale potremmo azzardare che da qui al Novecento, quella della rappresentazione del corpo sembra davvero un’avventura con pochi colpi di scena, togliendo i sussulti offerti da autori come Caravaggio, Vermeer o Goya, tutta la pittura di maniera altro non fa che ribadire temi e composizioni e certe ampollosità barocche e rococò poi, seppur di pregevole fattura, risultano spesso ad un passo dallo stucchevole, celebrando esclusivamente il mondo dei potenti ed il loro sollazzo e stonando senz’altro con l’umore triste e abbrutito del popolo affamato, costretto persino ai tributi.
Bisogna che l’uomo si accorga di nuovo che, sebbene pensante e intelligente è soprattutto un singolo, la parte di un tutto, un mortale.
Questa acquisita condizione monistica, metafisica, che per certi versi si può ricollegare alle discipline orientali, induce a concepire il Sé come un abisso senza fondo e senza luce, un enorme mistero; un involucro che contiene ancora più del mondo circostante. Con il preludio decadentista e simbolista, l’artista è nuovamente solo; tutte le certezze che aveva acquisito dalle esperienze culturali precedenti, anche quelle del positivismo tecnologico futurista svaniscono, per ritrovarsi come all’interno di uno scenario tutto bianco o tutto nero. La materialità del suo progresso non è più rassicurante, anche perché questa medaglia ha il suo rovescio.
 
 

 
 
Il corpo dell’epoca moderna è disperazione, guerra, povertà, Guernica. Il concetto di morte bellica annulla le singole anagrafi.
Eppure questa, è anche un’epoca nella quale i sussulti ai quali si accennava in precedenza, sono continui. Con la frammentazione e l’individualizzazione del linguaggio, l’artista diviene esempio unico di sé stesso. Il Novecento è senz’altro il secolo più veloce e intenso che la nostra società abbia mai conosciuto.
Che dipinga o scolpisca, che utilizzi materiali estranei alle pratiche artistiche accademiche, l’artista moderno concepisce un corpo nervoso, psicologico e vibrante; i Fields Painting di Mark Rothko o le Combustioni di Alberto Burri ad esempio, non contemplano il corpo dall’esterno ma dal suo interno, così sconfinato e magmatico; le ‘creature’ dai volti distorti di Francis Bacon in realtà si specchiano dentro sé stesse, ritrovandosi nella condizione solitaria e aberrante della quotidianità, della routine lavorativa e domestica.
Anche il mezzo fotografico, che dalla sua nascita aveva avuto il compito di ritrarre la borghesia più abbiente, muta la sua rotta in un reportage corporeo, in un occhio del Grande Fratello che ti segue, ti indaga indiscreto, ad ogni ora. I corpi in guerra di Robert Capa, o quelli immortalati nei pochi attimi di serenità che i conflitti concedono; quelli di Robert Mapplethorpe, così gustosi e desiderabili a volte o disgustosi e irriverenti in altre; o ancora quelli di Gottfried Helnwein così torturati, alla deriva ed eccessivi, sono solo un microscopico esempio di quanti corpi possiede il corpo.
 
 

 
Anche quando l’artista ‘va in scena’ di persona, come nelle pratiche della Body Art, il suo corpo significa altri corpi, quello sociale, politico, religioso, massmediatico; diviene in primis (s)oggetto di denuncia, voce urlante a un popolo anestetizzato dalla quotidianità e dall’inquadramento sociale. Le performance cruente della Body di scuola viennese ad esempio, si prefiggevano proprio il compito di provocare uno shock, un cortocircuito visivo e pratico al sistema dell’arte e a quello sociale; azioni come quelle inverate da Otto Muehl, Rudolf Schwarzkogler, o Gunther Brus per esempio, vanno al limite delle possibilità di sopportazione umana, ma ciò che questi artisti praticavano non era masochismo fine a sé stesso, come pensarono in molti, era metafora di un corpo messo in croce dal sistema politico, dalle castrazioni ideologiche della religione e da tutto quello che depriva il corpo delle sue genuine sensazioni e pulsioni, delle sue libertà. C’è anche da precisare che la Body Art negli anni 70, non è stata solo azione cruenta, ma anche delicata, solenne, ironica (...) ancora tutti i corpi del corpo..        

 

 

didascalie immagini:

1-Gunther Brus, Aktion mit Diana, Vienna 1967

2-Gottfried Helnwein, Above

3-Stencil preistorici in Patagonia

4-Crocifisso di Cimabue, Arezzo, Chiesa di San Domenico

5-Veda indiano

 

 

 

[ Tutti i corpi del corpo (o quasi) - 1. L’ Umano. Di Roberto Messina, pubblicato su lobodilattice il 6-9-2010 ]

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