TRA MOSTRI E TAROCCHI

vanni cuoghi, tra mostri e tarocchi

TRA MOSTRI E TAROCCHI

di Vanni Cuoghi e Patrizia Santachiara

 

 

Lungo le strade che furono la culla della civiltà etrusca, raggiungiamo la Tuscia (la vetusta Etruria) oggi identificata principalmente con le province di Viterbo e di Grosseto  e, per evadere dai soliti itinerari “tombali”, ci dirigiamo alla scoperta dei giardini di Bomarzo,  raggiungibili uscendo dalla  A1 ad Attigliano o all'uscita di Bomarzo della superstrada Viterbo -Orte.
 

 
Bomarzo, antico centro etrusco (detto dai  Romani Polimartium) fu cittadina contesa tra Longobardi e Stato Pontificio;  infine annessa da quest'ultimo, divenendo residenza della famiglia Orsini, che fece erigere il proprio Palazzo nel 1525.  E fu proprio per volere di un Orsini, il principe Vinicio, che furono realizzati tra il 1552 e il 1580  i Giardini,  denominati anche Parco  dei Mostri o Bosco Sacro : monumentale e “mostruosa” opera cinquecentesca, eseguita nel tempo da diversi architetti tra i quali Pirro Ligorio e Jacopo Barozzi da Vignola. I giardini sono aperti tutti i giorni dell'anno dalle otto al tramonto,  (costo del biglietto  9 euro  )
 

 
Lungo il percorso, che si snoda tra la vegetazione a terrazze, di fronte ai monti Cimini, incontriamo misteriose sculture di gigantesche dimensioni, alcune raffiguranti un insolito bestiario fatto di creature scolpite nella pietra.
Ad accoglierci all'ingresso, quasi a simboleggiare il valore iniziatico di questo viaggio, due sfingi: già perchè di viaggio si tratta, in cui onirico, esoterico, fantastico, mitologico e letterario, si mescolano come in una succulenta, variegata e ridondante portata. Ci ricordano la letteratura: il cerbero Dantesco e il Pegaso Alato, poi si passa alla mitologia con Nettuno, l'Arpia, la Sirena e la Bocca del Tempo, che sembra attendere la nostra mano.
 

 
Del bestiario ricordiamo una gigantesca Tartaruga e l'Elefante, ma non mancano anche, come nelle migliori favole, il Drago e l'Orco dalle enormi fauci spalancate. Al suo interno, una tavola di pietra sembra quasi un bancone sacrificale !
Ed infine il segno di una presenza umana:  una casa, ma ...è terribilmente storta!
Se provate ad entrare vi girerà la testa, è la labirintite che vi coglie, conseguenza dell'estrema pendenza. Evitate le scarpe col tacco e tenete per mano i bimbi, muoversi all'interno senza perdere l'equilibrio, diventa particolarmente complesso! Del giardino e delle sue bizzarre sculture nella roccia,  il significato è ignoto, ma varie nel tempo furono le interpretazioni: decadenza dell'idealità rinascimentale, esoterismo, semplice diletto del committente, viaggio attraverso la
vita.  A noi è piaciuto farci trasportare dall'immaginazione e fare il “pieno” di emozioni!
 

 
L'euforia della visita ci porta a prolungare di un giorno il nostro itinerario perchè ci ricordiamo che, non molto lontano, qualcosa di simile è stato fatto in anni più recenti, ma è tardi;  siamo stanchi e giunti dalla statale 204 fino a Viterbo,  raggiungiamo il lago di Bolsena : Qui attraverso la N. 2, arriviamo a  Acquapendente(VT), bellissimo borgo della Tuscia,  sito lungo la via Francigena a due  passi  dal Parco Naturale del Monte Rufeno. Qui ci fermeremo a dormire. Avevamo anni prima soggiornato all'Agriturismo Podernuovo (via Falconiera 73 Acquapendente  tel 0763 734679 cell 339 8434684) e ci avevano colpito l'incantevole paesaggio,  la quiete del luogo e i limpidi cieli stellati. La  gentilezza della signora Loira  ci
accoglie  come anticamente si faceva con ...i pellegrini.    
 

 
 
Il posto ha un ristorante, che la signora mette a disposizione dei  clienti su prenotazione per feste, pranzi, cene e congressi (non sarebbe male un capodanno qui!) 
Si possono degustare, ordinandoli preventivamente, i prodotti biologici, tra cui le mitiche lumache; l'azienda infatti primeggia da queste parti per avere importato l'elicicoltura, e anche la prima festa della Lumaca. La signora Loira ci ha anticipato che da quest'anno il ristorante aprirà i battenti  anche il venerdi e il sabato sera. Noi un sughetto con le lumache l'abbiamo già assaggiato in anteprima e ce lo ricordiamo come un'esperienza ...mistica.
 
 

 
Nell'attesa dell'apertura  optiamo per  la tranquillità di una cenetta a due al ristorante “Al Pugnalone” via Salimbeni 1 tel 0763 711252.
Qui primeggia la qualità e la varietà  delle portate cucinate dallo chef: i maltagliati porcini e scampi, il carpaccio di tonno e la tartare di chianina sono solo alcuni tra i piatti offerti e ce li ricordiamo a meravigia per non parlare dei dolci !
Il prezzo medio è di 35 euro bevande escluse. Noi abbiamo speso un po' di più perchè abbiamo...esagerato.
Salutiamo l'indomani la signora Loira dopo aver acquistato alcuni dei suoi prodotti biologici (vasetti  di marmellate, olio, sott'olii e il mitico ragù  di lumaca)  e riprendiamo la S.S. N2. Ci dirigiamo verso sud fino al bivio con la N 74 e, toccando Pitigliano e Manciano, giungiamo  in  corrispondenza di Sgrillozzo,  dove tagliando a sinistra per una stradina più piccola si giunge
a Garavicchio, località ove si erge  “Il Giardino dei Tarocchi” di Niki de Saint Phalle. ( Le visite si effettuano dalle 14,30 alle 19,30 dal 1 aprile al 15 ottobre, costo del biglietto intero euro 10.50).
 
 

 
NiKi de Saint Phalle artista franco-statunitense (1930-2002)  doveva aver visto Bomarzo e anche il più noto Parco Guell di Gaudì a Barcellona, prima di concepire la costruzione di questo giardino su una collina maremmana: un persorso fantastico tra gli ulivi e la macchia mediterranea dove appaiono all'improvviso sculture enormi,  fatte di minuscoli tasselli di mosaico colorato, porcellana di vetro o di metallo raffiguranti gli Arcani Maggiori dei Tarocchi; e anche qui, incastonate come gemme, brevi frasi  che fanno riflettere sulla nostra vita e sul nostro percorso.
Così come Bomarzo rappresenta simbolicamente il cammino dell'uomo,  mettendo in risalto le difficoltà e le paure da superare, qui l'accento è posto sulla meraviglia e la magia  della vita stessa. Tutto è gioco e tutto è “in” gioco !
La prima figura  che si erge imponente all'ingresso è  il Mago , dalla cui bocca fuoriesce una una cascatella; tutte le sculture sono visitabili anche all'interno.
 

 
A lato della scultura della  Principessa, l'immancabile Drago e poi più su la Torre, L'Alfiere, il Cavaliere ecc.. Ma le opere che ci hanno maggiormente colpito, ai limiti della commozione,  sono la piccola Cappella  e la casa,  dove Niki ha soggiornato durante i lavori di costruzione del Parco.  All' interno  le pareti sono rivestite da un mosaico fatto di migliaia di frammenti di specchio. Tutto riflette e ...fa riflettere. La grandezza di quest'artista appare non solo nella monumentalità dell' opera, ma anche in una piccola frase incisa col dito sul cemento ancora fresco: Niki ringrazia tutti gli amici e gli operai che hanno contribuito alla creazione dell'opera e conclude dicendo: ” Siamo stati proprio bravi!”
 
 
 
 

 

 

 [Al di la del Bere e del Mare, la Rubrica di Vanni Cuoghi n.05 "Tra Mostri e Tarocchi" pubblicato su lobodilattice il 22-03-2010]
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