TEATRO DI NUVOLE GERMOGLIANTI

   Per il filosofo francese Gaston Bachelard, la parola poetica può rendersi immortale. Questa “germoglia” di sensi avendo nel contempo un significato che “permane”. Il linguaggio ordinario invece è appena di tipo “rinviante”. Le sue parole hanno un significato concettuale che, lungi dall’universalizzarsi, si trova “associato” a qualcosa di precisamente particolare. Con la poesia, invece, la dimensione più “arricchente” (diversificante) del senso contestuale va a “germogliare” nella sua continua interpretazione. Non potendola definire, a Bachelard sembra che essa “permanga” in se stessa. E’ ciò che avviene nella dimensione dell’assoluto. Nella fenomenologia di Kant, pure la razionalità “permane” in se stessa. Questa si dà tramite pensieri che non “rinviano” qualcosa alla sua significazione. La razionalità avrebbe un’origine a priori, che per Bachelard noi potremmo al massimo percepire nel senso contestuale di se stessa. Il poeta dunque letteralmente fa “germogliare”… l’essenza universale delle varie parole. Tale assolutezza del senso per Bachelard sarebbe “razionalistica”, dal “medium” fenomenologico della permanenza.

   La poesia pare sincera ed immediata, entro l’apriorismo… delle emozioni. Là le parole fanno “germogliare” di sensi… la loro universalizzazione concettuale. Per Bachelard, è ciò che accade nell’eterno ritorno dell’eguale, già caro a Nietzsche. Veramente le immagini liriche paiono sempre “ringiovanirsi”. Bachelard le riallaccia pure alla fenomenologia della condensazione. Questa rientrerebbe nella dimensione dell’immortalità. Qualcosa che sia condensata ha una “ricchezza” di attribuzioni (di sensi), ma all’interno della loro profondità (subito universalizzante). La parola poetica s’immortala perché “rifiorisce… nella sua permanenza” (con l’eterno ritorno di se stessa). Per Bachelard, è esattamente ciò che accade nel dinamismo della condensazione.

   Anche la pittura di Vanni Saltarelli andrebbe “germogliando” di sensi. Nel suo quadro intitolato Oro e blu, una donna ha il corpo completamente “immerso” in una nuvola di “foglie”. La loro colorazione ci sembra “caldamente d’autunno”. Ma questa non sarà più così debole da cadere a terra, anzi potrebbe rinvigorirsi mediante una vera e propria “esplosione… solare e celestiale”. Sullo sfondo, immediatamente accade che, sia con la parete gialla sia con le due “finestre” azzurre, si lucidi la “secchezza autunnale” delle foglie. A “germogliare” è la carica sensuale della donna (espressa soprattutto dal seno nudo). Il pittore qui ha usato anche la foglia d’oro, dove la materialità del metallo “si purifica” simbolicamente, dopo la deformazione a caldo.

   Nel dipinto che s’intitola Una giornata rosa, gli arti del corpo femminile paiono “ondeggiare” nello spazio. Il braccio sinistro coinvolgerebbe il seno, per il loro parallelismo in diagonale. La testa ondeggerebbe invece grazie alla pettinatura, “raggrumata” come le dita, che solo così potrebbero trattenere l’acqua in scorrimento. Lo sfondo è completamente rosa, per cui al “grigiore” della pelle bagnata si sostituirebbe la “condensazione” in aria della pioggia, durante l’arcobaleno. Il corpo femminile sembra nella permanenza di se stesso, mentre gli arti “si rivolteranno” l’uno sull’altro. L’arcobaleno consente al bagnato di “rifiorire”, in una colorazione di sette… “sensi”, considerando che non potremmo significarli, per la loro illusione visiva. Sullo sfondo, percepiamo forse la tranquillità d’una pelle sognata a “rinfrescarsi”.

   Nel dipinto che s’intitola Ore 18, a tecnica mista, la temporalità è simbolicamente quella “di punta” del dopolavoro pomeridiano. Le persone s’ammassano nel treno, con l’espressionismo estetico che deriva dalle loro mani, toccanti “nervosamente” la bocca (come a giustificare la difficoltà della comunicazione nel “tappo” della parola). Nella transavanguardia degli anni ’80, ricordiamo la “decostruzione pittorica” di Gerard Garouste. Nel caso di Saltarelli, la carica espressionistica del colore ci mostrerebbe “il lato… in negativo di sé”, facendosi astrarre nel “grigiore” del mero segno. Simbolicamente, penseremmo che la gente esca “alienata” dall’ora di punta del dopolavoro. Quest’ultimo sarebbe un mero “scompartimento… della vitalità”. Sembra che lavoriamo per necessità, astrattamente, lasciando una mera “traccia” della nostra persona. Saltarelli dipinge il “grigio” nervosismo d’una vitalità trainata passivamente dal suo mondo. Esteticamente, la “condensazione” della figura espressionistica (sopra) nell’astrazione del segno (sotto) ha qui una vena molto “razionalistica”. Il dinamismo del traino rientra perfettamente in quello della permanenza. Ma nel quadro chiamato Ore 18 la poesia del colorismo “s’incupisce” nella “freddezza grigia” d’un razionalismo sociologico.

   Bachelard ricorda le incisioni di Albert Flocon, dove le nuvole in cielo si muoverebbero esattamente come l’acqua. Esse “solcherebbero” gli strati d’aria, “ondeggiando” l’una sull’altra. Ciononostante Flocon ha un’incisione “sanguigna” (vitalistica), per cui dà alle nuvole una vena quasi… “terrestre”. Queste si percepiscono più “pesantemente”, nell’insieme del vento e della luce. Esteticamente, c’è una soluzione dialettica. Le nuvole ricevono passivamente il vento (facendosi trasportare da questo). Invece la luce può stabilizzarle a mo’ di nuovi soli (servendo principalmente per la vita in terra).

   Saltarelli insiste virtualmente sulla raffigurazione delle nuvole… al vento. Si consideri ad esempio il suo quadro chiamato Il solito angelo, a tecnica mista. La raffigurazione del corpo femminile (molto amato dal pittore) è grigia e “sopraelevata” come quella più naturale delle nuvole. La pettinatura della testa qui avrebbe persino una “coda”, alla sua sinistra, nel turbinio d’un “grumo d’aria”. Il cielo è espressionistico perché lo percepiamo in via… terrestre, “appesantito” dalla bruna capigliatura a chioma. Nel quadro che s’intitola Donna d’oro, sempre a tecnica mista, l’annuvolarsi della testa e delle gambe riceverebbe la “linfa vitale” della tonalità gialla, certo “raggiante”.

   Conosciamo la “poesia” nel mito di Afrodite: lei nasceva dalle onde marine. Il pittore per Bachelard preferirebbe quello di Nausicaa. Lei s’immerge nell’acqua marina, esattamente come i colori sulla tela. La nascita di Afrodite è l’immagine dell’onda passionale (che avrebbe… “le doglie”, mentre la schiuma gira vorticosamente su se stessa). A muoverla sembra comunque l’elemento più “trasparente” del vento. Il bagno di Nausicaa è l’immagine della carnalità, se l’acqua può “palparla” tutta (anche per la “pesantezza” della pressione). La sua percezione sembrerebbe più terrena. Nell’incisione di Albert Flocon, le nuvole “ondeggiano” fra di loro mentre il vento “le palpa”, come nei corpi femminili di Afrodite e Nausicaa.

   Si consideri il quadro di Saltarelli chiamato Chicco d’oro. Una donna si troverebbe “sotto la parrucchiera di fiducia”, fra il segno d’una permanente per la testa e la tranquillità dell’attesa, bevendo il caffè. Lei ancheggia e “schiocca” le dita, visualizzando le… “doglie” del suo espressionismo figurativo. I quadri dipinti da Saltarelli hanno una vena di frequente “teatrale”. Qui i chicchi di caffè “ecciterebbero” la donna. Lei ha l’ambizione di sentirsi bella. Il liquido del caffè, “ondeggiato” dal suo sorseggiarlo, arriverebbe a palparle il corpo, nell’ironia dell’espressionismo che ancheggi e schiocchi per le… “doglie” della nostra attrazione.

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