Tavor Art Mobil, route nr.11

Tavor Art Mobil, route nr.11

Titolo

Tavor Art Mobil, route nr.11

Inaugura

Domenica, 19 Gennaio, 2014 - 18:00

A cura di

Domenico "Mimmo" Di Caterino e Barbara Ardau

Artisti partecipanti

Accademia Nomade, Andrea P-Ars Roccioletti, Michele Lambo, Luciano Gerolamo Gerini, Marco Lavagetto, "donne che possono arrivare al cielo", Antonella Prota Giurleo e Denis Santachiara.

Presso

Tavor Art Mobil
Via Antares 32, 09012, Capoterra, Cagliari

Comunicato Stampa

 

Tavor Art Mobil nr.11:

"Inverno – primavera in mobilità".

19 Gennaio – 3 Maggio 2014:

 

Accademia Nomade (Geremia Renzi e Lucia Rosarno),  Andrea P-Ars Roccioletti, Michele Lambo, Luciano Gerolamo Gerini, le poesie di Aldo Samuele (Marco Lavagetto), le donne che possono arrivare al cielo (Lidia Barrientos, Paola Bentivegna, Nerina Benuzzi, Emilia Borghi, Franca Bozzetti, Jessica Braidic, Bruna Brembilla, Anna Camana, Renata Cesina Russo, Dana Ciucea,  Maria Costa, Cristina Del Prete, Diana De Marchi, Monia Di Santo, Elena Giberti,  Xiaolin Hu, Yang Xiuyun, Wang Hong, Shen Yunmei, Silvia Kalina, Manuela Lanfranchi,  Maria Teresa Magenes, Sarita Mes, Gemma Montoya, Hasnaa Morad,  Marzia Oggiano, Flaviana Orlandi, Nathaly Palominos, Antonella Prota Giurleo, Brigitte Salah, Anna Saponaro, Tiziana Scalco, Dana Sikorska, Markela Tafa) e Denis Santachiara.

L’ironia dell’Accademia Nomade e la sua idea di arte in mobilità; l’arte interattiva e dinamica di Andrea P-Ars Roccioletti; Michele Lambo e la sua idea plastica in movimento; Luciano Gerolamo Gerini e la sua arte digitale QR; Marco Lavagetto presenta le poesie oltre il confine dell’avanguardia di Aldo Samuele e poi ci sono le donne che possono arrivare al cielo con un dito coordinate da Antonella Prota Giurleo e Denis Santachiara con il suo studio morfologico sul capezzolo di donna.

 

Spazio espositivo: Tavor Art Mobil Città:Capoterra (CA)Indirizzo:Capoterra (CA) via Antares, 32Telefono:380 7181951

 

Tavor Art Mobil di Giulia Palomba

L’accezione Ospite, la cui etimologia richiama la voce Hòstis (Oste), incarna una dualità significante intrinsecamente opposta: sta difatti a indicare colui che riceve il forestiero “per amicizia e benevolenza” e il forestiero medesimo.

Nel campo dell’arte il termine viene spesso associato all’istituzione museale, la quale ospita un’artista piuttosto che la sua opera.
Tuttavia, all’interno di questo rapporto ormai consolidato, viene a mancare quell’elemento rituale consistente nello scambio di un dono, il quale viene ridotto, in questo specifico contesto, alle mere sembianze di un scambio di servigi.
Nell’ecosistema delle gallerie può invece capitare che si ricorra ad un tacito accordo di benevolo lascito da parte dell’artista-ospite nei confronti dell’ospite gallerista. Tuttavia apparirebbe arduo e forzato il tentativo di ricondurre queste prassi puramente “strumentali” ad un concetto, seppur vago, di ospitalità.

Assecondando la logica di un equilibrato intreccio di reciproci servigi, doni e disponibilità, il duo artistico Barbara Ardau Domenico Di Caterino propone invece una valida e originale alternativa sarda a qualsiasi formale e compunto sistema espositivo conosciuto: del tutto indipendente, completamente autogestito e autoregolamentato, il progetto Tavor Art Mobil, sembra prendere vita all’insegna dell’Arte e dell’ospitalità.
Forse in parte erede dell’esperienza del Rockbus Museum (Museum of Contemporary Public & Social Art), la coppia propone un ciclo mostre  nell’abitacolo della propria automobile, dunque quotidianamente itineranti.
Ogni mostra, inaugurata con una Route-un tragitto, prevede un numero variabile di opere che i rispettivi artisti creatori, o Visual Artists, sono incaricati di spedire/recapitare alla coppia. 
Alle route inaugurali partecipano inoltre degli ospiti speciali, i quali apportano il proprio contributo critico dando vita ad una conferenza-performance live durante la quale ognuno articola le proprie considerazioni riguardo le opere presenti nell’Art Mobil; il tutto viene debitamente ripreso, documentato e diffuso tramite YouTube dalla coppia conduttrice Ardau-Di Caterino.

Questo lineare ed equilibrato sistema d’interdipendenze sembra proprio basarsi sull’aspetto rituale della duplice essenza dell’ospitalità, sulla reciprocità: il padrone, non a scopo di lucro, protegge e sostiene l’opera del forestiero, che a sua volta collabora con esso, disponendo dei suoi servigi “curatoriali” in cambio dei propri “creativi”.
“L’artista, libero promotore di se stesso, può relazionarsi direttamente con altri artisti e con il proprio pubblico; è completamente padrone del proprio lavoro. Comunque più che sistema alternativo direi altro: niente di controculturale, politico o ideologico, è proprio un altra cosa! Le gallerie non esistono in questo processo, noi ci relazioniamo direttamente da artisti ad altri artisti, dando vita ad una rete culturale solidale”, ci racconta Barbara Ardau.
Io aggiungerei ospitale.
Ogni artista si relaziona al progetto Tavor Art Mobil liberamente, apportando il proprio contributo attraverso la donazione (o “il prestito”) di una propria opera, la quale viene letteralmente ospitata. Il duo curatoriale si fa dunque promotore di una nuova forma di fruizione e d’esperienza dell’arte, offrendole “ospitalità” in cambio di un dono, di un’opera, di arte stessa.
il risultato dell’attuazione di modelli collaborativi-ospitali come il sistema organico e comunitario della Tavor Art Mobil, che supera le regolamentazioni strumentali contribuendo alla diffusione e la riscoperta del concetto di collaborazione, al pari della teorie dei giochi economici, produrrà di fatto effetti benefici per ciascun individuo partecipante.

La proposta di valicare i limiti dei macro-sistemi di circolazione e diffusione artistica e culturale, candidando un micro-sistema d’interrelazioni dirette, cooperative ed ospitali, diffonde un sincero senso di rispetto e ammirazione, tale da farci davvero credere che le risposte sociali ai tumulti e dissestamenti contemporanei siano forse da ricercare in quelle pratiche e ritualità assopitesi nel tempo, ma fortunatamente non perse del tutto: la riscoperta delle potenzialità sociali, dello scambio prima della speculazione, dell’ospitalità collaborativa prima del lucro, sono forse pronte a proteggerci e fornirci riparo dal confronto con una realtà in cui ci sentiamo un po’ tutti forestieri.

 

TAVOR ART MOBIL dI FABRIZIO MARCIANTE

“L'automobile diventa un “non-museo mobile”. I video di tali “esibizioni” disponibili sul tubo possiedono tutta l'informalità di chi di arte fruisce e gioisce senza parti terze. Pare si sia tra amici, proprio lì dentro in macchina, e qualcuno comincia a parlare d'arte e ti mostra opere contemporanee di tutti i generi e di persone il cui nome forse non avresti mai sentito pronunciare, nell'esclusività di un momento intimo che nulla spartisce con i burocrati prezzolati che allestiscono i già vuoti musei d'Italia”.

 

 

TAVOR GENERATION ART MOBIL” di Giorgio Saba:

L’idea di organizzare una mostra d’arte itinerante dentro un’auto privata è una performance artistica, anzi una “performance dentro una performance”.

Ricordo Woody Allen col suo “La rosa purpurea del Cairo” in cui il personaggio virtuale, protagonista di un film esce dallo schermo per conoscere una spettatrice reale particolarmente assidua; lo spettacolo si sposta dallo schermo alla platea e alla vita reale e da quel momento quest’ azione surreale diventa il soggetto del film di woody.

Non posso non citare “la Condition Humaine” di René Magritte Opera paradossale di una rappresentazione che è essa stessa sub-rappresentazione del reale (un dipinto che rappresenta una finestra parzialmente filtrata da un altro dipinto, a sua volta realtà virtuale del panorama che si scorge fuori dalla finestra)

Forse però all’origine di tutto sta Pirandello nella sua fase del teatro nel teatro in cui i personaggi e/o gli attorie/o il pubblico perdono la loro subordinazione al volere dell’autore della piece diventando essi stessi oggetto dell’azione teatrale.

Veniamo al dunque: Tavor Art Mobile; Una mostra dentro un’auto che viaggia con a bordo il fruitore della mostra è stimolante: l’azione è compiuta dal visitatore o dal critico o dal cliente, che con il suo commento prende parte attiva alla creazione della performance, traslando da persona reale a personaggio virtuale, parte integrante e integrativa dell’opera (teatro nel teatro). Il tutto è filmato e pubblicato, distribuito a chiunque ne voglia fruire.

Surreale e favoloso. 

 

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