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Riscoprendo Augusto Meneses Miniaty
maggio 4, 2011 da Nila Shabnam Bonetti
Il progetto di Econom-Art è il cavallo di battaglia di Amy_d Arte Spazio.
La programmazione è strutturata fino almeno all’anno prossimo, ma è accaduto un fatto degno di occupare una parentesi nell’attività della galleria.
Nel mese di marzo arriva all’improvviso una proposta di mostra da De Marsanich, un gallerista che attualmente vive in Spagna, che ci invita a prendere visione dei lavori fotografici di Augusto Meneses Miniaty (Madrid, 1931). Se proverete a “googlare” su internet il suo nome vi risulterà di avere a che fare quasi con uno sconosciuto. Ormai per noi internet è la nuova Bibbia del sapere universale. Vi anticipo che non vi è niente di più sbagliato. All’incontro con l’ideatrice del progetto Amy-d, Annamaria D’Ambrosio, si presenta in galleria un elegante signore che dimostra almeno dieci anni meno, con un fascicolo selezionato di foto che lasceranno, prima Annamaria poi noi collaboratori, a bocca aperta. Quando internet, nell’immaginario comune, faceva ancora parte della fantascienza, il signor Augusto, con la sua macchina fotografica in pugno, ritraeva i personaggi di spicco della politica internazionale, i fatti storici che hanno segnato il secolo precedente, le attrici e modelle più in vista, opere d’arte famosissime che finirono su cataloghi storici ed ebbe il più esclusivo tête-à-tête con un testo importantissimo di Leonardo Da Vinci. Questo per sintetizzare la lunga vita di un fotografo e fotoreporter d’altri tempi, viaggiatore fin dall’infanzia, rimasto nell’anonimato per via della sua attitudine a stare discretamente dietro l’obiettivo, lasciando parlare per lui le sue immagini. Augusto mi concede un’intervista che si trasforma nel racconto della sua vita, partendo dalla giovinezza trascorsa tra Parigi, dove visse in prima persona gli anni dell’occupazione nazista (dal 1940), Madrid, suo padre era un politico e giornalista dissidente (repubblicano), e Lisbona, dove seguì il liceo francese (1943-1945). Dopo gli anni della giovinezza, una “dolce vita parigina”, come lui la definisce, decise di partire per l’Australia nel 1952, a cercare fortuna. Sbarcò il lunario facendo tutti i lavori che poteva, dal tassista, al cuoco, all’artigiano. E nel frattempo assecondò il suo spirito avventuriero girando in moto tutto il continente. In Australia ebbe il suo primo approccio amatoriale con la fotografia. Dopo qualche anno raggiunse il fratello al Cairo (1959), dove si stabilì per un anno dedicandosi allo studio della fotografia. Ma fu a Parigi (1960) che intraprese la professione di fotoreporter, come inviato di una rivista, per ritrarre l’inaugurazione di Brasilia (1960), poi all’Avana per la vittoria di Fidel Castro (1959), negli USA per la campagna Kennedy-Nixon. Insomma, nell’arco di brevissimo tempo si trovò impegnato a fotografare gli avvenimenti storici più importanti degli anni Sessanta, per diverse riviste e quotidiani famosi in tutto il mondo (Time Life, Paris Match, The Observer, Gente, ecc.). Fotografo ritrattista nelle Filippine, dove fece fortuna, si dedicò anche alle fotografie di opere d’arte ritraendo i capolavori del Prado e manoscritti storici. Ma una delle esperienze più emozionanti della sua vita avvenne quando uno studioso statunitense reperì, per caso, presso la Biblioteca Nazionale di Madrid due testi di Leonardo Da Vinci scomparsi da 300 anni, il cui contenuto corrispondeva al 20% del sapere dello scienziato a noi pervenuto. The McGrow-Hill, un grande editore, incaricò Augusto di fotografarli tutti (1967). Ne uscì un servizio di 10 pagine con copertina su Life. Mi rivela di essere “stato un anno con quei manoscritti. Sono la persona che ha passato più tempo con loro”.
Ha utilizzato la fotografia seguendo le molteplici declinazioni del mezzo, ma mi riferisce che il suo approccio preferito è quello fotogiornalistico, per le sue implicazioni: dalla ricerca della notizia, all’intuito di scovare lo scoop, al contatto con la gente. Lontano dall’idea volgare di paparazzo.
Poi Augusto mi racconta del suo ultimo lavoro fotografico. Un viaggio in Cina (ottobre 2010), terra da lui ancora inesplorata, la gita nelle magiche grotte dei Flauti di Canna di Giulin, su una portantina, dove ha immortalato i giochi di luce artificiale riflessi sulla pietra sinuosa della grotta. Il reportage era nato con uno scopo preciso, Augusto voleva donare al nipote pittore le immagini, a cui si sarebbe potuto ispirare per realizzare dei quadri. Ma dopo aver visto le immagini, dall’impronta già fortemente pittorica, il giovane gli consigliò di esporle. E il fotografo, sollecitato da parenti e amici ne fa una mostra, quella che potrete ammirare fino al 9 maggio in galleria. Il reportage viene stampato su tela, si crea così un gioco tra fotografia e pittura straordinario. Le forme tornite delle rocce della grotta si perdono tra luci e colori, i vapori si diffondono nell’ambiente, tutto concorre a creare uno sfuocato senile, emotivo, un dolce abbandonarsi nell’umido ventre della terra.
Per rendere omaggio al reporter, per godere della magia del viaggio, per riscoprire l’artista, Amy_d sta programmando per la stagione autunnale una retrospettiva dedicata alla vastissima produzione fotografica di Augusto Meneses Miniaty. Da non perdere, specialmente per chi è appassionato di storia del Novecento.
Reduce dalla mostra personale di marzo a Belgrado, Nicola Felice Torcoli sarà la special guest della mostra Rendez- vous in Milan. Il giardino interno della galleria ospiterà due installazioni che appartengono alla produzione più recente dell’artista. I mezzi di cui si serve sono strettamente legati all’universo dell’artista, colori, tele e telai. Come già in passato, l’artista sperimenta un lavoro di recupero e assemblaggio inedito del supporto tradizionale, compiendo uno smembramento, sezionamento, riqualificazione del materiale. Si sviluppa una rete complessa composta dall’intersecarsi di segmenti di tela da cui deriva un approccio, concedetemi il termine, “post-cubista” alla realtà sensibile. Una deframmentazione e ricostruzione di paesaggi e scenari che appartengono alle metropoli contemporanee.
Sospeso a 30 cm dal suolo, troviamo il Bastone magico vendicatore dell’arte che nella sua duplice valenza, offensivo-punitiva e magico-totemica, vuole essere un richiamo primitivo e ironico a sculacciare chi approccia con superficialità all’arte, ma allo stesso tempo apre profonde riflessioni sul senso attuale dell’arte nella nostra società, come dice Torcoli “vuole essere rimessa al suo posto come guida delle coscienze, come mezzo di visione di tutte le cose, in tutti i campi; come estensione dei pensieri. L'arte intesa come ricerca, curiosità, creazione e magia estetica, contro l'ignoranza nelle cose”.
Amy_d è uno spazio in continua trasformazione e in questa continua “economia del divenire” scopre piccoli e inestimabili tesori.
Rendez-vous in Milan. Augusto Meneses Miniaty
prorogata fino al 14 maggio 2011
presso Amy_d Arte Spazio, via Lovanio 6, Milano
info: www.amyd.it; info@amyd.it; 02 65 48 72
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