Riapre Palazzo Riso, anzi no Palazzo Belmonte Riso...

Il 17 maggio 2012 le porte di Palazzo Belmonte Riso, chiuse per 4 mesi agli abitanti, agli studenti e ai turisti della città di Palermo vengono, finalmente, riaperte.
Nonostante la comunicazione ufficiale sia stata lacunosa, il patio del museo di arte contemporanea è invaso da una moltitudine di gente in attesa di poter vedere la collezione acquisita in questi anni.
Non è previsto nessun rinfresco, quindi, gli intervenuti attendono –pressati come per un live rock – sotto lo scalone d’entrata, mentre il custode spiega loro che devono aspettare la discesa del primo gruppo causa troppa affluenza. La gente aspetta, si lamenta e immagina cosa nascondano quelle sale ormai da troppo tempo chiuse.
Il museo palermitano dopo il blocco delle attività e il ciclone mediatico causato da un’irrisolta questione riassumibile in: fondi europei bloccati/ regione ingerente/ parenti all’arrembaggio/ mancanza di un solido progetto; Palazzo Belmonte, dicevamo,  pur senza direttore e senza una nuova e seria programmazione, riapre i due piani del suo palazzo.
Cambiata è la dicitura che identifica l’ex Riso Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia ora come Palazzo Belmonte Riso Museo d’arte Moderna e Contemporanea, dove la parola moderna ha un che di restaurazione.
Al primo piano è esposta la collezione permanente, realizzata con fondi pubblici, che svela innumerevoli mancanze e ci racconta di acquisizioni operate senza criteri filologici o tematici.
La sala centrale ospita le opere che Boltansky pensò per il Monte di Pietà nel 2000, acquistate insieme al lavoro che  Long fece per i Cantieri Culturali della Zisa (ora a Gibellina) e agli armadi di Kounellis per l’Albergo delle Povere (non presenti all’esposizione). Oltre ai site specific palermitani la collezione comprende artisti siciliani soprattutto aderenti al circuito Forma 1, Carla Accardi su tutti.
Ai due opposti lati  è collocata, in maniera un po’ confusa, la collezione delle nuove proposte tra cui Barbaraguerrieri group, Canecapovolto, Loredana Longo, Sebastiano Mortellaro, Francesco Simeti e la cosiddetta “scuola di Palermo”.
Al secondo piano il progetto Più a Sud di Paola Nicita – allestimento un po’ scolastico - ci porta nell’isola di Lampedusa vista dai tre artisti Francesco Arena, Emanuele Lo Cascio e Sislej Xhafa.
Premesse nobili e interessanti ma il risultato, soprattutto per quanto riguarda l’artista kosovaro, risulta essere, a tratti, sterile.

Ad un certo punto della serata molti degli intervenuti erano carichi di libri griffati RISO, dopo un po’ il bookshop è stato preso d’assalto da giovini artisti, studenti e convenuti vari; sembrava di stare ad una svendita all’outlet, tutti (me compresa) arraffavano i testi prodotti dal museo in questi anni, tutto era free, inspiegabilmente e inaspettatamente.
La cultura è di tutti e spesso i cataloghi d’arte costano troppo ma non mi aspettavo li regalassero…
Perché svuotare gli scaffali? Non sarà che la Regione e/o il Museo hanno attuato una Dannatio Memoriae? Far sparire quel che resta della precedente amministrazione per eliminare ciò che è stato fatto cancellerà anche la memoria collettiva?
La suggestione della fine di un’era è forte, quale sarà il futuro del museo palermitano?

 

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