raffaello verso picasso

"Raffaello verso Picasso", quando Goldin diventa Goldfinger

Diciamolo subito – e con chiarezza, visto che nessuno avrà il coraggio di dirlo: Raffaello verso Picasso è una mostra bislacca. Nessuno lo dirà, per almeno tre ragioni. La prima è che il titolo incute timore, citando due tra i più intoccabili pittori della storia dell’arte ed aggiungendone un terzo riconoscibilissimo (Renoir) nell’immagine promozionale. A proposito d’intoccabilità: la seconda è che l’esposizione è curata da Marco Goldin, abile creatore di mostre blockbuster, in cui i grandi nomi si spendono con la stessa facilità dei milioni. La terza è che, poi, a ben vedere, i dipinti straordinari non mancano. Accozzati con un filo tematico così generico – oserei dire: mistico – da risultare, piuttosto, una catalogazione disordinata, per quanto rilucente nella singolarità dei pezzi. Nel catalogo della mostra, quasi ammettendo la sottigliezza del trapasso tra la smania privata da wunderkammer e la furba operazione epositiva, Goldin antepone uno scritto dal titolo significativo: Prologo in forma di (quasi) privata confessione.