Senza Ritratto. Storie dall’Arte contemporanea. Intervista a Marco Florio

Marco Florio è la sorpresa che non ti aspetti, è stato, posso proprio dirlo, un regalo di facebook.
Autodidatta ( è laureato in economia ), pur avendo sempre nutrito una profonda passione per l’arte, si abbandona ad essa solo nel 1996 con un primo ciclo che lo accompagna fino al 2000, poi un lungo periodo di pausa, riprende a dipingere, infatti, solo nel 2011 ed è una vera esplosione! E’ quello che si può definire un artista puro, non ricerca la notorietà nè insegue il mercato, vive l’arte per l’arte, alla continua ricerca del sè lungo un percorso che ( speriamo per noi ) seguirà il più a lungo possibile.

- Marco, come al solito, comincio questa intervista col chiedrti di darmi una definizione di arte e di spiegarmi come con lei ti rapporti.
Questa domanda gira da molti anni nel mio piccolo cervello senza trovare una risposta
Ti premetto che per me il tempo è una variabile fondamentale…tutto quello che sto per dire non potrà essere usato contro di me perché ad ogni giorno che passa aggiungo una nuova incertezza, insomma aumenta la consapevolezza del non sapere niente di niente..
…..dunque wikipedia mi dice che.. “è una attività umana che porta a forme creative di espressione estetica ed è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni”….credo che ormai ci sia un uso eccessivo di questo concetto nel tentativo di attribuire un valore in primis economico ma anche in parte sociale, intellettuale, spirituale al frutto  di una attività umana che quasi sempre non ha niente del termine arte, credo ci sia tantissima “non arte” in giro....per me l’arte è un concetto astratto, è come un fascio di neutrini che attraversa i nostri corpi..c’è chi la percepisce e la riconosce e chi si lascia attraversare indifferente o quasi. Non si può definire ma c’è, è come la nostra conoscenza attuale della materia oscura, la possiamo solo riconoscere dagli effetti. L’arte è un’energia dissipata che si trasmette nel tempo e nello spazio senza esaurirsi mai, in continua trasformazione.
Il mio rapporto con l’arte è quello di un paziente con la sua terapia, ho scelto liberamente questa cura per sopravvivere e anche per darmi un’aspettativa di vita migliore.

- Citando lo storico dell’arte Hanri Focillon “L’opera d’arte è misura dello spazio, è forma”, ne approfitto per domandarti qual è il tuo rapporto con lo spazio pittorico e con la forma.
Domanda interessante e difficile per un autodidatta che non ha studiato arte ma economia. la forma è il mio punto di partenza, forma intesa non in senso bidimensionale, il mio tentativo è quello di darle una certa tridimensionalità, poi lo spazio pittorico è una conseguenza che si dovrebbe adattare alla forma, o forse no, per poter raggiungere un qualcosa che dovrebbe essere un tutt’uno, o forse no.

- Nelle tue opere aggredisci, strappi, copri la materia, le immagini per ricreare, forse, un mondo nuovo che comunque ingloba in sè quello contro cui sembri accanirti.  Una lotta costante con un malessere che è in te ma rigetti ad una realtà altra per accettarlo e trasformarlo in qualcosa di positivo/creativo.
Sono senza parole soprattutto per quelle specifiche parole che hai usato, ti ringrazio davvero, mi hai dato una forma e uno spazio in cui mi vedo senza ombre, mi specchio e non posso non riconoscermi e poi le tue conclusioni sono positive, accidenti c’è il lieto fine…meno male. Credo che la tua diagnosi sia perfetta per i miei ultimissimi lavori, c’è una luce sul sentiero, è quella della luna che mi aiuta a proseguire in questo viaggio solitario, mentre nella maggior parte dei lavori del 2012 c’era quasi solo rabbia e rassegnazione. Questa lotta costante non è un invenzione o  una messa in scena, sono semplicemente io con tutti i miei difetti, con le mie contraddizioni e convinzioni. Certe volte vorrei che fosse tutto più semplice perché la stanchezza aumenta giorno dopo giorno, ma so che se non fosse così adesso non starei qui a parlare con te, non lo so ma le cose mi sembrano migliori quando nascono da un travaglio e non da una passeggiata . La vita è un continuo contrasto in continua trasformazione, per questo mi affascina ed è questo che vorrei creare, mettere sulle mie tele.

- Rispetto alla tendenza artistica ( e non solo, basta accendere la tv per rendersene conto ) della rappresentazione ostentata della sofferenza, come ti poni, qual è il tuo pensiero?
L’ostentazione non mi è mai piaciuta, la rappresentazione della sofferenza è forse il tentativo di dare maggiore credibilità a quello che si fa, ma se questa sofferenza non è reale, è solo un trucco, allora si ottiene l’effetto opposto. La percezione della sofferenza altrui è per me un ingrediente fondamentale, è una delle mie maggiori fonti di ispirazione, forse adesso ho capito perché mi hai fatto questa domanda. Se invece ti riferisce a certi artisti che per es. appendono delle sagome di bambini agli alberi, cavalli e asini al soffitto o fanno teschi di diamanti e squartano mucche e altri animali, allora non so che dire. La provocazione è sempre stato un elemento fondamentale nel mondo dell’arte, solo che ci sono diversi tipi di provocazione. C’è principalmente quella che vuole smuovere le coscienze, che nasce in modo genuino dentro l’artista come imperativo morale, e poi invece c’è la provocazione che nasce dal marketing, che io ho studiato, che serve solo a farti diventare ricco o almeno a farti campare. Spesso questa differenza è sottile e io non vorrei dare giudizi su Maurizio Cattelan e Damien Hirst o altri nomi importanti che non conosco bene, penso che ognuno di noi debba fare quella che è la sua parte, poi sarà il tempo a dirci dove andrà collocata.

- Credi che nella società di oggi, l’arte, gli artisti abbiano ancora una funzione sociale? Come credi che un’artista possa influire sulla creazione di un futuro migliore?
Volendo essere ottimisti credo di si, ma poterlo quantificare è sempre complicato e complesso, io sono stato fortemente influenzato fin da piccolo dall’arte in tutte le sue forme, ma soprattutto da alcuni musicisti, scrittori e registi che continuano con la loro arte a segnare la mia vita molto più di tutto ciò che mi circonda. Forse un artista non potrà influenzare in modo diretto la creazione di un futuro migliore, ma può attraverso la sua ricerca, la sua missione, accrescere quel grado di consapevolezza necessario per poter remare nella stessa direzione. La globalizzazione ha di positivo proprio questo dato di fatto, questa consapevolezza : per ora siamo tutti legati su questo pianeta che diventa sempre più piccolo, poi si vedrà in futuro se qualcuno riuscirà a trovare un posto altrove, lontano da tutta questa umanità

- Come è fare arte in provincia? Quali sono le difficolta e/o le agevolazioni che hai incontrato.
Vivo in una città di provincia del profondo sud di un paese che si chiama Italia che mal si adatta ai cambiamenti del pianeta terra forse perché abbiamo una storia e una tradizione di un peso consistente. Il mio tentativo di fare un qualcosa che si avvicini al concetto di arte in una città di provincia è alienante, nel senso che vivo come un alieno e  farei lo stesso in una metropoli al centro del mondo, ma a Foggia il concetto di arte è più astratto che altrove quindi qui non ho nessuna distrazione e posso concentrarmi meglio, in più mi è più facile trovare un parcheggio quando devo comprare le tele e i colori. Di negativo c’è che quando questa alienazione finirà dovrò prendere un treno o un aereo per ritrovarmi in un luogo dove potrò di nuovo godere appieno della forza dell’arte.

- Riguardo a ciò che ti attende domani, che progetti hai?
Qualche anno fa ho deciso di dividere la mia vita in lustri per sentire meno il peso dei miei fallimenti, alla fine di questo lustro vorrei portare a termine il mio progetto, il mio tentativo, questa mia terapia dovrebbe finire.  Non so cosa succederà dopo, credo che il dopo sarà una conseguenza di quello che ho fatto o di quello che non sono riuscito a fare, comunque ti farò sapere riguardo a cosa mi ha riservato il mio fato… il mio Doom.

Per saperne di più:
https://www.facebook.com/marco.florio.125?fref=ts

 

Lucia Lo Cascio
 

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Lucia Lo Cascio

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