I linguaggi artistici? Condivisione e mai imposizione.

 

"Una carta geografica del mondo che non comprenda Utopia non merita neanche uno sguardo, giacché lascia fuori l'unico paese al quale l'Umanità approda di continuo. E quando l'Umanità vi arriva guarda altrove, e scorgendo un paese migliore, alza le vele e riparte. Il progresso è la realizzazione delle Utopie".
Oscar Wilde

L’arte propone e, in certi manuali di storia e didattica dell’arte, sul modello delle riviste d’arte specializzate, impone spiegazioni fondate sull’intuizione o l’emozione, niente di più trascendente e lontano dall’arte; se dire arte significa dire imposizione, allora il suo concetto di libertà espressiva figlio delle avanguardie e dell’età moderna, diventa fideistica obbedienza.
Quand’è che l’arte è credibile? Quando è esposizione e riconoscimento di un fatto personale, una devozione e una esperienza sentita a prescindere dal gusto dominante o dalla legge Accademica. Il presupposto qual è? Che nulla e nessuno si può arrogare il diritto di predicare un linguaggio e uno stile uguale per tutti, per questo bisogna mettersi in ascolto visivo dei segni, dimenticare il proprio vissuto simbolico e sensoriale e il proprio dogma da imporre, il segno artistico è un principio di conversazione e dialogo, un aiuto per veicolare la costruzione di un linguaggio dell’arte e la conoscenza della stessa. L’anima dell’arte è nel nostro cervello, l’hardware che racchiude tutte le nostre esperienze racchiudendole in un software in continua evoluzione.
Un linguaggio artistico e la sua ricerca cosa è se non Osservazione-Riflessione e Espressione sotto forma di sperimentazione? La forza della rappresentazione per immagini in un laboratorio ci mette nella condizione linguistica didattica e educativa che lo spazio, concettualizzato per immagini, non è di questo o di quelli, bello o brutto, ma è di chi convive e comprende le immagini rappresentate svincolate dalla seducente logica del prodotto.
Quanta iconoclastia c’è nei laboratori d’arte dei Licei e nelle Accademie d’arte? Meglio stroncare un’immagine piuttosto che discuterla, nell’epoca delle immagini riprodotte tecnicamente e serialmente nelle Accademie e nei Licei ancora ci si solleva dalla responsabilità di ascoltare attraverso la visione, atteggiamento che cancella una conquista storica vecchia di più di un secolo. Un “NO” secco a un’immagine figlia di un linguaggio in elaborazione è un no secco a un processo vitale che è fatto di concettualizzazione per immagini, spesso nei laboratori si impone anche in maniera inconsapevole una etica dell’estetica che non può essere assoluta, questo lede la possibilità di creare autoformazione permanente. Una ricetta possibile? Ricerca pura per arrivare alla ricerca applicata? La ricerca pura parte dal pianeta di chi forma il proprio linguaggio artistico, le interazione fra le proprie idee tradotte in gesti artistici e chi osserva. Dalla ricerca pura scaturisce l’arte applicata, la ricerca artistica pura determina la ricerca artistica applicata e l’evoluzione del linguaggio artistico. Pregiudizi culturali non devono ostacolare la ricerca di un linguaggio artistico, pur rispettando il diritto d’esercizio critico a difesa e tutela del proprio gusto.
Bisogna lavorare in rete per smantellare la grande distribuzione di mercato dell'arte contemporanea, chi deve lavorare in tal senso se non gli artisti? Il mercato globale e privatizzato ha deterritorializzato il lavoro dell'artista contemporaneo, un artista non artisticamente adulto, lo diventa costruendo e ricostruendo in modo critico il suo sistema di valori, di affiliazioni e di appartenenza. Bisogna superare il conflitto individuo-comunità e mercato-totalitarismo, altrimenti i linguaggi dell'arte attendono un’apocalisse annunciata che si traduce di fatto, nella fine dell'arte come linguaggio.
    La libertà di ricerca di un artista va di pari passo con infiniti e innumerevoli rischi d'insuccesso; quanti sono gli artisti che in nome della professionalità imposta dal mercato trovano tale rischio insopportabile? La libertà di ricerca di un proprio linguaggio rimarrà per molti artisti contemporanei un fantasma sfuggente e un sogno ozioso. Una ricerca artistica, priva di un legame diretto con un territorio o una comunità, non stimola il linguaggio identitario ed individuale, non radica il gesto artistico e simbolico nella comunità.
Nell'attuale sistema dell'arte, quello imposto dai mercati, la competizione tra gli artisti (professionisti?) prende il posto del confronto solidale linguistico dell'arte; questo porta spesso ad abbandonare certe ricerche a se stesse, rendendole esigue e inadeguate.  Si è creato un divario enorme tra la quantità e la qualità delle risorse necessarie per riuscire a produrre una sicurezza del linguaggio artistico "fai da te". Questo inizio di secolo segnala il ritorno dell'artista pericoloso, il temporaneamente escluso, il non ancora integrato, quello a cui il mercato privato ha negato la funzione utile. In questo tempo certe ricerche artistiche sono dichiarate inammissibili, private della loro funzione d'utilità dettata dalla sensibilità dell'ordine economico.
Questi artisti esclusi, sembrano convivere con una sentenza inappellabile ed irrevocabile, questo li rende pericolosi e nocivi allo "stile impero".
Questi artisti, sembrano inadatti a essere riciclati, perché separati dai cittadini rispettosi della legge del mercato.
L'attuale sistema dell'arte contemporanea, nella realtà, nella sua non messa in discussione del valore di mercato fatto feticcio, è stato una caccia alle utopie dei linguaggi dell'arte e non una realizzazione di queste, mossa dalla tensione della ricerca. Le utopie e le direzioni dei linguaggi dell'arte, non sono mai state raggiunte dal sistema dell'arte fatto mercato.
Il sistema dell'arte, nel suo farsi "progresso" e "contemporaneo", ha sempre allontanato, in tempi brevissimi, le utopie fallite e non ha mai fatto lo sforzo di raggiungerle e affiancarle nella loro sperimentazione.
Il "contemporaneo" è sempre scappato dal meno bello del previsto e non ha mai filtrato il buono per tendere realmente al meglio; le stesse avanguardie artistiche del secolo passato, una volta realizzate dal punto di vista del mercato, si sono ritrovate a essere orribili caricature del sogno e dalla ricerca degli artisti che le avevano ricercate.
Un ricercatore di linguaggi artistici contemporanei, non può prescindere dall'utopia, l'utopia è una immagine, una icona di un altro universo, è una immagine disegnata dalla saggezza, dalla ricerca e dalla dedizione dell'uomo; una idea di mondo costruita dai segni dell'uomo tipicamente moderna. Il sistema dell'arte contemporanea fatto mercato, monotonamente riproduce forme e dispositivi retorici di comunicazione del secolo scorso; Accademia di mercato che non invita a ricercare forme altre di segni, per l'utopia serve il segno e il suo disegno.

Mimmo Di Caterino

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