UNA CULLA D'ARIA AL FISCHIO DELLA PRESA VISIVA

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Ci piace immaginare che Nicola Belloni esibisca una ceramica che porti l’aria alla quiete d’un fischio. Qualcosa dove il pesante ondeggiamento delle nuvole possa “risvegliarsi”. La ceramica è un’arte che nasce quando la terra “fischia” mediante il fuoco, ad alte temperature. Nicola Belloni per esempio esibisce gli animali (come il maiale od il germano), la cui vitalità istintuale va percepita bene durante un’allerta. Messe innanzi all’aria “nel dormiveglia” di sé, tramite la ceramica, forse saranno le culle a dover “fischiare”. Nicola Belloni cerca una figurazione dove i vuoti ed i pieni “stiracchino” la propria colatura. Spesso ci pare di riconoscere un totem od un pavone a cornamusa. Sono soggetti che potrebbero emanare qualcosa di “strozzato” (come rispettivamente il fumo dalla pipa, e la musica dalla sacca). E’ la percezione dell’aria che dorme cullandosi sul fischio del proprio risveglio. Una ceramica deriva dal “riempimento” del fuoco, ad alte temperature. E’ il vento che letteralmente colerebbe sulla terra. Nicola Belloni esibisce una “strozzatura” fra le figure (quali il totem per l’ampolla, oppure il pavone per la cornamusa), che tramite i vuoti ed i pieni giungerà a “fischiare”. Il vento si percepisce ad abbracciare lo “stiracchiarsi” della nostra pelle. Nicola Belloni ha anche esposto la figura umana che “si tuffa” nella colatura della fluidità. Tendenzialmente per noi il bagno è rilassante. La ceramica deriva da un “cullarsi” del fuoco, che però “s’atrofizza” nella terra. E’ come un tuffo che s’arresta al momento dello zampillio (contro la superficie d’acqua). Nel dormiveglia, la mente sognante fluttua “sulla colatura del realismo”. Là, sembra che la nostra esteriorità “fischi” come una conchiglia spiaggiata. Il dormiveglia si percepisce nella risacca del sogno. La scultura di Nicola Belloni ha una strozzatura sui pieni, ma mettendo in “allerta” i vuoti. Esteticamente è il barocco che “scivola via”, mentre lo stiracchiamento “arieggia” una prima atrofizzazione. S’immagini quanto il fischio favorisce l’istinto all’allerta, ad esempio se c’è il pericolo d’incendio. Nicola Belloni va a “strozzare”, tramite l’interramento del fuoco, anche le “arie” musicali. Ci divertiamo a riconoscere i vuoti ed i pieni dell’ocarina, della cornamusa o della cetra... Di nuovo il rilassamento della musica sembra a colare, nella risacca “dell’’arieggiamento”, per così dire. E’ lo “zampillio” fra i vuoti ed i pieni, partendo ovviamente dalle fiammate. Sovente noi accusiamo il barocchismo di “stiracchiare” la materia, paradossalmente senza che questa fluttui, tramite la sua vitalità. Nicola Belloni “strozza” assieme le figure più o meno animali, ma virtualmente al loro dormiveglia, quando da un momento all’altro arenerà il “fischio” del realismo. Ci pare il rilassamento d’un tuffo. La scrofa è in allerta per il suo lattonzolo, mentre la coppia di germani vola in grande scioltezza. In ambedue i casi, noi percepiamo virtualmente la “conchiglia spiaggiata” dell’aria che “fischi”. Una scrofa protegge il suo lattonzolo, mentre il volo funge da “corazza” sul vuoto del cielo. Nicola Belloni è interessato ai colori che letteralmente “arenano” il loro rilassamento. Il blu, il verde e l’ocra emanano tutto lo “stiracchiamento” della serenità. Il Sole può trasformarsi in una conchiglia, una volta “udito” sul “dormiveglia” della superficie acquosa. Il raggio è lo zampillio, sul biancheggiare dell’onda. Nicola Belloni insiste col tono marino del blu, chiamato “al fischio” giacché avvicinato a quello solare del giallo. Non è chiaro quanto le figure “strozzate” (quale il totem per ampolle, od il pavone a cornamusa) alla fine “riaffiorino” dalla propria conchiglia. Certo nel forno per la ceramica accade che le fiammate “arieggino” verso un interramento. Se il mero barocchismo si schiva, favorendo che la vitalità “risalga in superficie” (e senza adagiarsi nell’abisso della sua rappresentazione), è perché la colorazione ha udito “il campanellino (fischio) dell’allerta”. Nicola Belloni ama scolpire gli animali avvicinando gli adulti ai loro cuccioli. Nel caso del gorilla, la percezione delle “sacche” per gli abbracci o delle mani che “zampillino” (avendo una buona prensilità) sembra migliore.

Per Georges Bataille, nel languore succede che la felicità (il benessere) e la comunicazione (la relazione col mondo) siano una distesa vuota, indefinita, in cui tutto annega. Paradossalmente, proprio così noi avremmo la massima “sete” per il turbamento. Nel languore, l’erotismo inebrierebbe l’amore, con più forza. Chi “si lascia andare”, va “annegando” fra gli enti del mondo in cui vive. La profondità così appare comunque di tipo superficiale. Solo tramite l’abisso, essa raggiungerà una reale definizione (indirizzandosi per la gravità). La profondità “vertiginosa” dell’erotismo intensifica il vuoto “annegarsi” nell’amore. Per Georges Bataille, questo è massimamente percepibile nel languore. Qualcosa dove la stessa fuga nel celeste (nella trascendenza dell’amore) prende forma dal più “abissale” erotismo.

Nicola Belloni insiste molto nella visualizzazione dei vuoti e dei pieni. Nel contempo, si percepisce tutto il “languore” del colore che “zampilli”, una volta “stiracchiato” il suo “arieggiamento” nella forma. Tendenzialmente i vuoti ed i pieni paiono a “cavalcare” l’uno sull’altro. Sarà “l’annegamento” del colore, e dopo che una fiammata avrà “vertiginosamente arieggiato” il languore dell’interramento. Spesso, Nicola Belloni cerca d’esibire la musicalità d’una “marcia” (complici le “canne” della pseudo-cornamusa, o “l’ingranare” della pseudo-cetra). Tutte le fiammate per la trasformazione giungeranno a “cavalcare” il languore delle “arie” che inebrino la terra argillosa. Ricordiamo che la marcetta s’ode a “strozzare” ogni “annegamento” della sonorità. Nicola Belloni ha installato le mattonelle di ceramica artistica in più palazzi, pubblici e privati. Esteticamente, là noi riconosciamo le composizioni care all’avanguardia del futurismo, o del simbolismo. In quelle valgono tanto le figure al vicendevole “cavalcarsi”, quanto i colori dall’astrazione “che zampilli”. Soprattutto il simbolismo parrà “languido”, mentre il futurismo avallerà una vertiginosità. Nicola Belloni potrà sospendere le figure, e sul “fondale” di tono verde, il quale contribuisce ad “arieggiare” nella terraferma l’azzurro assai riposante della sera. Compare anche l’iconografia già mitica (fra Poseidone o certe sirene). E’ chiaro il tentativo di dare all’antropomorfismo una vitalità “vegetativa”. La figura mitica “arieggia” parecchio (avendo un carattere un po’ “avventuroso”), benché dalla “culla riposante” della sua invenzione, fantasticamente… La vegetazione si percepisce in via languida, e ci sembra “annegata” dalla vitalità.

Il filosofo Jean-Luc Nancy scrive che una fotografia esibisce la qualità essenzialmente “distante” dello sguardo. Sempre gli occhi accentrano lo spazio esterno, mentre vi si distendono. La fotografia mostra la distanza fra il nostro sguardo e qualcosa. Per Jean-Luc Nancy, gli occhi funzionano soltanto in modo approssimativo. Guardare è avvicinarsi con lo sguardo. L’occhio con l’immagine accentra in se stesso qualcosa, ma solo nella distanza del suo continuo approssimarsi. Jean-Luc Nancy cita la fenomenologia del tocco. Anche qui si manterrà una certa distanza da qualcosa. Toccando, noi sul serio abbiamo un movimento di distensione per ritrazione. Visivamente, la fotografia si comporta parimenti. Essa può unicamente “sfiorare” un certo luogo, mentre vi si distende. Non è mai casuale dire che cerchiamo di ritrarre qualcosa. La pittura invece “penetra” il luogo esteriore, creandolo tramite le linee del disegno o le macchie del colore. La fotografia può solo approssimarsi a qualcosa, toccandola. La sua distensione è immediatamente per la ritrazione.

Nicola Belloni ha praticato anche l’arte della pittura. Esteticamente ci pare che egli segua la corrente della metafisica, da Giorgio De Chirico, o le nature morte di Giorgio Morandi. Nicola Belloni ama una cromia di tipo quasi rosso-verde, e molto caratterizzata dagli animali (quali il cane, la capra, il cavallo ecc…). Noi percepiamo bene tutto il plasticismo delle pose. Gli uomini ad esempio sono inquadrati forse al momento di ricevere una visita, o preparando un esercizio ginnico da circensi. Non sappiamo quanto il tono rosso rinvii (anche solo dall’inconscio) alle fiammate del forno per la ceramica, né parimenti se il verde lasci il cielo ad “arieggiare” nella terraferma. Sembra che Nicola Belloni “metta in posa” almeno le figure umane, il cui sguardo sarebbe insomma volontariamente nella distanza di sé. Il loro “arieggiare” si farebbe arenare, dai toni rossastri. Il plasticismo ovviamente si dà anche mediante le “strozzature” dei piani, per cui c’è il colle col paese in sommità, e poi un prato abbastanza “vivo”, e poi l’aia forse dei contadini ecc… I dipinti con le nature morte si percepiscono in chiave “accentrante”. Ciascuno di quelli ha molti oggetti: la sveglia, la melanzana, la bottiglia, il tagliere ecc… Il loro addensarsi pare immediatamente “toccato”, dal nostro sguardo. Tendenzialmente gli oggetti sono distanziati l’uno dall’altro. Forse, si potrà citare il paroliberismo di Filippo Tommaso Marinetti. Qualcosa dove la vertiginosità della composizione “si ritrarrebbe” mediante la “presa” del nostro occhio. E’ la percezione della “strozzatura” figurativa, che si farà “arieggiare” dalle “fiamme” d’una contemplazione. Nicola Belloni mantiene la cromia rosso-verde pure nella natura morta. La ceramica è fondata sul “ritrarsi” dell’aria, dal fuoco alla terra. Una natura morta che gira vorticosamente diviene “cullante” per la presa “al fischio” (all’interesse) della nostra visione.

 

Recensione d'estetica sulla mostra d'arte Nicola Belloni ceramista (ospitata presso l'Auditorium ad Isernia, e dal 10 Dicembre all'8 Gennaio)

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