UN PENSIERO MAGMATICO SOTTO LA LUCE VULCANIZZANTE

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Alla Biennale di Venezia 2017, si può visitare il Padiglione Nazionale dell’Iran, con l’installazione dal titolo Tapesh: the golden reserve of magmatic thought, realizzata dall’artista Bizhan Bassiri. In via estetica, egli cercherebbe una mediazione fra l’iconografia iranica e quella greco-romana. C’è poi il termine tapesh, che allude al battito del cuore. Pare il tentativo di percepire il plasticismo tramite il “magma” del suo “magnetismo”. Più chiaramente, a Venezia Bassiri installa una lunga pedana, con la “processione” delle erme nere, intervallate dai “bastoni” dorati a serpeggiare. L’arroccarsi delle prime e la lucentezza dei secondi si faranno mediare, grazie alle “vaschette” di liquido mercuriale, il cui rosso diventerebbe magnetico per “vulcanizzazione”. Da molti anni, Bassiri avalla un pensiero “magmatico”, coi battiti del cuore a sostituire le concatenazioni della mente. Brancusi lascia che le sculture “s’arrocchino” solo sinuosamente, come una stele “sfogliata” già in se stessa. Il “bastone” di Bassiri è un raggio solare a “massaggio cardiaco” sul suolo. Vi si percepirà un elettromagnetismo che “vulcanizzi”. Accanto, le erme nere non sono propriamente “magmatiche”, ma quantomeno di cartapesta. Il dorato dei “bastoni” infilzerebbe una luce elastica, con un tono giallo di zolfo che avrà “vulcanizzato” il mercurio rosso d’una “pressione sanguigna”. L’erma classicamente esibisce la testa d’un uomo sul pilastro piramidale o rettangolare. E’ la mente che “comprime” il corpo; ma quanto per la volontà “salvifica” della prima sul secondo? Una forma a proteggersi (come avverrebbe per un mantello), anticamente eretta in onore di Mercurio, il dio di chi soprattutto intraprendesse un viaggio. Per Bassiri, “l’arroccarsi” della cartapesta (dopo l’incandescenza d’un magma) proverebbe a recuperare l’elasticità. Quanto la “vaschetta” oleosa avrà un sangue da raccogliere, dopo la sua trasfusione, lungo il “bastone” serpeggiante per pressione? C’è uno spiritualismo di fondo. Bassiri ha predisposto l’installazione in maniera tale che, aprendo il portone del salone, la luce naturale entri “vulcanizzando” i “bastoni”, e sino a “massaggiarne” la “pelle”. Tutta l’incandescenza della vita passionale in terra dovrà “magnetizzarsi”, per la “sacca” d’un sarcofago finalmente “elasticizzato”. Una “trasfusione” del sangue, oltre la “cartapesta” degli organi interni, potrà “sgommare” lungo il “muscolo cardiaco” del varco illuminato, dal portone al Cielo. I “bastoni” sono certamente sinuosi, ed il liquido mercuriale si raccoglierà in una “sacca” scavata sul suolo “candido”. Uno pneumatico normalmente ha il tono nero. La luce esterna gli fungerebbe quasi da martinetto idraulico. Bassiri ha pure installato il leggio, tramite cui leggere alcune fra le sue poesie. Si conferma la percezione del circolamento, quando il linguaggio accresce in elasticità (senza concatenare la più “arroccata” logica). Il battito del cuore virtualmente “sgommerebbe” mediante il lancio dei dadi. Quelli hanno la faccia superiore col numero sei. Forse la “pressione” del cuore funzionerà da “catena” per la nostra contingenza di vivere. Dal “mantello” del suolo mercuriale (che è visivamente scavato), il “nucleo” del dado dovrà “rimbalzare” al Cielo, illuminato d’oro al proprio apice (col numero sei). Il salone può apparire al buio; invero Bassiri installa la “trasfusione” dal sarcofago d’un tunnel al magnete d’una catena. Alla fine conta il lancio dei dadi, nonostante la sua “mantellina” al suolo.

Per Hemsterhuis, l'anima umana tende ad avere intorno a qualcosa il massimo delle “idee” possibili nel minor tempo possibile. Varrebbe lo stesso in fisica, attraverso la forza d’attrazione. Magari, è esteticamente più interessante che l’anima provi a riflettere per così dire al massimo. Parrà che la conoscenza non giunga mai! Hemsterhuis aggiunge che esiste pure la contrapposta forza d’inerzia (per la presenza d’una materia sensibile). Questa impedisce all’anima umana il pieno “godimento” intorno a qualcosa, “consumandola”. Hemsterhuis esemplificava la contrapposizione fra le forze d'attrazione e d'inerzia, con l'immagine dell'iperbole. Questa non raggiungerà mai l’asintoto, e si percepirebbe di continuo nel suo magnetismo.

Bassiri esibisce un “arroccamento” per cartapesta, in cui simbolicamente le idee dell’uomo avranno all’apice un “magma” del cuore. Il vulcano va sempre percepito in via interiorizzante, rispetto alla terra. Le emozioni raggiungono la loro esteriorità nel minor tempo possibile. La cartapesta sembra ai più stanca e logorata. Bassiri le farebbe un “massaggio cardiaco”, tramite la sinuosità illuminata spiritualmente dei “bastoni”. Bisognerà ancora camminare, oltre il portone del salone espositivo! La pressione “vulcanizzante” della luce va percepita “magnetizzando” la virtualità d’una circolazione sanguigna. Nell’immersione, più facilmente i cinque sensi “sono intorno” all’esteriorità del corpo. Il liquido mercuriale non ci pare tanto inerte perché raccolto (dalla “vaschetta”), bensì magnetico per i “bastoni iperbolici”, i quali lo trasfigurerebbero in luce, ed addirittura dopo un rimbalzo per dadi. Tutta la calata degli “asintoti” piramidali, sulle erme nere, si farà “gonfiare” in un suo “massaggio” con la porta del salone. Aprendosi, quest’ultima naturalmente sarà iperbolica.

Per il filosofo Bachelard, l’inchiostro avrebbe una qualità alchemica. La sua creazione del segno nasce pur sempre da una liquidità. Per preparare efficacemente la “pozione magica” dell’inchiostro, bisogna sognarla. I disegnatori e gli scrittori hanno una riflessione mentale dalla vena per così dire “fluida”. Poi, quella sarà percepita tanto dagli osservatori quanto dai lettori. Ma dapprima si deve immaginare il segno materiale dell’inchiostro, se vogliamo ricavarne un senso concettuale. Il sogno si dà in pensieri senza dubbio fluidi. Esso può farci “ascoltare” le “confidenze appena mormorate” dell’inchiostro. Qualcosa che accade “a monte” del disegno, della scrittura e della lettura. In specie l’inchiostro, se immaginato in via “sognante”, andrà a dipanarsi fluidamente, per la comprensione finale del suo rappresentare o raccontare. Da un’ottica banalmente materiale, però, esso apparirà nel “mormorare” la cristallizzazione minerale col ferro ed il gallio. Il sognatore d’un disegno, d’una scrittura o d’una lettura percepisce l’inchiostro che si sta spargendo, anziché l’inchiostro già spanto. Il primo ha una qualità essenziale, ad apparire nella mera cristallizzazione minerale di se stesso (col ferro ed il gallio). Il secondo invece rappresenta o racconta qualcosa, mentre noi lo significheremo concettualmente.

Bassiri ha cercato lo “scoppiettare” dei dadi, dentro la “vaschetta oleosa”. La sua installazione pare virtualmente alchemica. Ma quanto il tono “buio” delle erme si concederà un sogno salvifico? C’è una pozione magica, per la luce di “zolfo” che vulcanizzi il mercurio al “cuore” dell’immediatezza (con le emozioni). Forse il lancio dei dadi va percepito come “borbottante” per il desiderio d’intraprendere un “nuovo viaggio”, e contro la “vecchiezza” d’una cartapesta al proprio riporto (in quanto pseudo-magmatica). I “bastoni” sono serpeggianti, quindi proveranno (solo) a “spargersi”. Qualcosa che in via sinestetica favorirebbe il “mormorio” d’una luce spirituale, gonfiando il liquido mercuriale lungo l’iperbole d’una propria risurrezione. Le cifre sulla faccia dei dadi non saranno solo cristallizzate. Qui l’artista avrebbe provato a magnetizzarne il lancio, addensando il “mercurio” della vitalità sul Cielo, mediante la Luce.

 

Mia recensione d'estetica per il Padiglione Nazionale dell'Iran - Biennale di Venezia 2017 (10 Maggio - 29 Novembre)

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