UN CORALLO LANCEOLATO "E' DI VEDETTA" SULL'OCEANO SPUGNOSO

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Mia recensione estetica per il Padiglione Nazionale di Kiribati - Biennale di Venezia 2017 (13 Maggio – 26 Novembre)

 

Alla Biennale di Venezia 2017, si può visitare il Padiglione Nazionale di Kiribati, il quale parte dal coinvolgimento di 35 artisti, diversi per ambito o generazione. Ma quelli poi sono stati idealmente riassunti, tramite le performance dei danzatori in gruppo Kairaken Betio e Ngaon Nareau. Infine, in rappresentanza di Kiribati ha potuto lavorare un’artista slovena, Daniela Danica Tepes, con le sue videoinstallazioni pure interattive. La percezione della danza esteticamente si rende pedagogica, in riferimento al problema del riscaldamento globale. Kiribati è quasi interamente un arcipelago di atolli. Esso purtroppo rischia seriamente di scomparire, nei prossimi decenni, per l’innalzamento dell’Oceano Pacifico. Dunque, artisticamente c’è molto da “mettere in ballo”… Gli abiti portati dai gilbertesi hanno forme o decorazioni lanceolate. A noi sembra qualcosa da percepire esorcizzando “un’allerta”, e mediante un ballo che perduri “ad abbracciare”. La speranza ambientalistica è quella per cui l’atollo “svuoti”, nel proprio “cembalo a sonagli di foresta pluviale”, l’onda “lanceolata” dal riscaldamento globale. Più in generale l’arte ha il privilegio di tramandare in via educativa i costumi e le usanze d’un popolo, che a volte lo “straniero” di primo acchito può fraintendere o respingere.

La danza dei gruppi gilbertesi funziona principalmente per lo “schiaffeggiarsi” delle braccia, lungo un ancheggiamento da “sguainare”. E’ uno “stilema” ovviamente caro ai popoli dell’Oceania. Qui piace immaginare che le braccia “schiaffeggianti” delle palme mimino “per scongiuri” una “risacca salvifica”, contro l’innalzamento delle onde. Nel contempo, l’ancheggiare fungerà da “buca” per un “molo a pali” (complici i pantaloni larghi, o le decorazioni lanceolate). A Venezia, è stato montato uno schermo col frame sulla clessidra. Qualcosa che ribadisca lo stilema dell’ancheggiare, pur nella preoccupazione che non manchi molto, all’ora pericolosissima della sommersione. Meglio sarebbe immaginarla a mo’ di “semaforo verde” sullo svuotamento per l’atollo “ad imbuto”.

Più realisticamente, le pareti della stanza espositiva hanno ricevuto una protezione: affastellando i sacchi di sabbia. Forse, è solo un monito ambientalistico… Per salvare Kiribati, serve la riduzione dei gas serra! I sacchi di sabbia si percepirebbero assai più ad “accarezzare” che a “schiaffeggiare” le onde anomale. E’ una foresta di palme, la cui “lisca di pesce” però rinchiude il suo ventaglio, quasi a “fare gli scongiuri”… I sacchi di sabbia s’ammasserebbero con le “giunture” di varie fotografie, sul bianconero d’un tempo che disgraziatamente potremmo aver perso. Là, si mostrano scene di vita quotidiana, a rammemorare la cultura dei gilbertesi. Quando avviene un’alluvione, soprattutto le carte finiscono il più lontano possibile. Quelle galleggiano, per cui paradossalmente resisterebbero alla perdita della loro memoria, se non fosse per lo scolorire o l’infangarsi.

Phineas Fletcher immaginò il corpo umano come un’isola, avente ad esempio le arterie per ruscelli. Oggi noi sappiamo scientificamente che non può esistere uno “sbocco sul mare”, per la circolazione sanguigna. Phineas Fletcher pare influenzato dall’Isola di Man, dove cresce la brughiera dell’erica porpora. Così, il ruscello avrà la stessa sinuosità d’un serpente che inganni il bastone, con l’acqua tiepida a dileguarsi nel porfido d’una falesia. Pare la metafora dei vasi capillari, o forse dei bronchi. Phineas Fletcher inoltre scrive che nell’isola il cremisi è cosparso, e tendendo al porpora tramite la rugiada. Bisogna sempre immaginare una dialettica fra l’erica ed il ruscello. Inoltre il sangue muta il suo colore, dall’arteria alla vena.

L’arcipelago di Kiribati ha i “vasi capillari” per le barriere coralline. Queste però rischiano di divenire una “brughiera venosa”, con lo sbiancamento, mentre i gas serra alzano la temperatura dell’acqua. E’ quasi una “cattiva rugiada”! Più realisticamente Kiribati ha gli atolli la cui laguna cerca lo sbocco sull’oceano, ed il “serpeggiare” nei banchi di sabbia. A Venezia, Daniela Danica Tepes realizza una videoinstallazione che quasi ironizza sullo “snorkeling” del pubblico, rispetto ad un più professionale “palombaro” a difesa dell’ecosistema. Il turismo aiuta l’economia di Kiribati, ma serve ben altro per sensibilizzare al problema del riscaldamento globale… In specie Daniela Danica Tepes vagheggia che le danze tradizionali dei gilbertesi “invochino” il loro “corazzarsi”. Ci sarà dunque l’immagine del warrior “glocalizzante”, in apparenza non ancora ambientatosi fra i meravigliosi coralli, ma solo in quanto di riflesso all’interazione col pubblico in sala, di “semplici visitatori”. Il pavimento favorisce al meglio la percezione del nostro snorkeling, al rapido dileguarsi dei pesci in banco. Il warrior invece calerà dal cielo, e forse dopo una danza propiziatoria. Egli “sventolerà” la lancia, ma con intenzioni non solo “schiaffeggianti”, come per la palma. Né basterà il “soffio” del boccaglio per imbuto, contro un’onda gravemente anomala.

Lo scrittore Bosco immagina che un uomo scenda nel sotterraneo d’una casa, scovando una sorta di piscina. Così, i muri s’innalzeranno fino all’azzurro d’una torre (attorno al cielo). Per il filosofo Bachelard, è qualcosa che aiuta a ricordare la preistoria, quando l’uomo viveva nelle caverne. La casa immaginata da Bosco diventa una pianta, la quale naturalmente cresce imbevendosi. Là, il blu della terra si congiungerà a quello del cielo.

A Kiribati, alcuni atolli conservano i rottami dei carri armati o dei bunker, adoperati dai giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma l’acqua corallina avrà un tono davvero celestiale. Questa da un lato abbraccerà il paracadutista lanciato, e dall’altro lato accarezzerà il palombaro a nuoto. Oltre le vedette dell’artiglieria, ci sarebbe un sotterraneo costantemente “imbevutosi”, mediante la barriera corallina. Naturalmente, possiamo immaginare che Kiribati conservi un fascino preistorico (lontano dall’urbanizzazione metropolitana). Qualcosa che potrà inebriare anche il warrior a difesa del suo ecosistema. Così, la forma più lanceolata dei coralli si limerà in carezza di spugnosità.

Daniela Danica Tepes opta per un allestimento che faccia virtualmente crescere non più le acque (per l’allerta del riscaldamento globale), bensì il warrior, a partire dai sacchi di sabbia. E’ quasi una riconfigurazione della palma, la cui corteccia si percepisce affastellando la squamosità. Il warrior ovviamente “sventaglierà” la lancia, ma forse con più fatica riequilibrerà il “tavolo” già alluvionato d’un atollo. L’artista può sensibilizzarci al problema del riscaldamento globale; sarà unicamente la politica a risolverlo.

 

 

 

A LANCEOLATE CORAL “IS ON THE LOOKOUT” FOR A SPONGY OCEAN

My aesthetics review about Kiribati National Pavilion - Venice Biennale 2017 (13 May – 26 November)

 

 

At Venice Biennale 2017, we can visit the Kiribati National Pavilion, that starts from an involvement of 35 artists, different for field or generation. However, then they were ideally summarised, through the performance of group dancers called Kairaken Betio and Ngaon Nareau. Finally, in representation of Kiribati, Slovenian artist Daniela Danica Tepes could work, with her video-installations even interactive. The perception of a dance aesthetically becomes pedagogical, if it is referred to the problem of global warming. Kiribati is almost entirely an archipelago of atolls. It unfortunately risks seriously to disappear, in the next decades, by the rising of Pacific Ocean. So, artistically there are many things “put at stake” for us… The clothes worn by Kiribatians have lanceolate shapes or decoration. That seems to us something to exorcise “an alert”, and through a dance which persists “to embrace”. The environmentalist hope is that an atoll “empties out”, by its “tambourine with bells of a rainforest”, the “lanceolate” wave of a global warming. More in general, art has the privilege to bequeath in educational way the customs and the traditions of a population, that sometime a “stranger” at first sight can misunderstand or reject.

The dance of Kiribatian groups functions principally by the arms which “slap”, along a wiggling the hips which “unsheathe” themselves. That is a “stylistic feature” of course dear to people of Oceania. Here we like to imagine that the “slapping” arms of the palm trees mime a “redeeming undertow” by their “touching wood for luck”, against the rising waves. In the same time, wiggling the hips will function as a “pothole” for a “dock with pillars” (complicit the baggy pants, or a lanceolate decoration). In Venice, a screen with a frame about a hourglass was assembled. Something that would reaffirm the stylistic feature of wiggling the hips, although there would be a worry because the very dangerous hour of a submersion would be fast approaching. Maybe we would do better to imagine this situation as a “green light” to an emptying inside the atoll “at funnel”.

More realistically, the walls of the room for exhibition received a protection: bundling up the sandbags. Perhaps, this is only an environmentalist warning… To safeguard Kiribati, the reduction of greenhouse gas is necessary! The sandbags would be perceived really more “caressing” than “slapping” the abnormal waves. That is a forest of palm trees, whose “fishbone” however closes in its fan, almost “touching wood for luck”… The sandbags would be clumped with the “joints” of different photographs, on the black and white of a time that unfortunately we could have lost. There, scenes of everyday life are showed, to remember the culture of Kiribatians. When a flood happens, principally the papers wind up as far as possible. These float, so paradoxically these would resist to the loss of their memory, except for the discoloration or the covering in mud.

Phineas Fletcher imagined the human body like an island, having the arteries as brooks. Today we know scientifically that blood circulation can not have an “access to the sea”. Poet Phineas Fletcher seems swayed by Isle of Man, where we see the moorlands with the purple heather. So, a brook will have the same sinuosity of a snake which deceives the crook, with a lukewarm water vanishing in the porphyry of a cliff. It seems the metaphor of capillary vessels, or rather of the bronchi. Phineas Fletcher in addition writes that in the island, the crimson is sprinkled, and tending to the purple through a dew. Always we have to imagine a dialectic between the heather and the brook. In addition blood changes its colour, from an artery to a vena.

The archipelago of Kiribati has the “capillary vessels” for the coral reefs. These however risk to become a “venous moorland”, bleaching themselves, while the greenhouse gases rise the water temperature. That is almost “a bad dew”! More realistically, Kiribati has the atolls whose lagoon searches for an access to the ocean, and has the “slithering” cays. In Venice, Daniela Danica Tepes realizes a video-installation that almost is ironic about a “snorkeling” of the public, respect a more professional “deep-sea diver” as defender of the ecosystem. The tourism helps Kiribati’s economy; but it takes more than that to sensitize about the problem of global warming… Especially Daniela Danica Tepes dreams of the traditional dances of Kiribatians able to “invoke” their “armouring”. So there will be the image of a warrior “in glocalization”, apparently still not settling up himself between the marvelous corals, however only because this is a reflection of the interactive public in the room, represented by “simple visitors”. The floor favours in the better way a perception of our snorkeling, through the rapid vanishing of the fishes in school. The warrior instead will descend from the sky, and maybe after a propitiatory dance. He “will fan” the spear, but in the spirit not only “to slap”, as for a palm tree. Not even the “puff” of a snorkel as funnel will be sufficient, against a wave gravely abnormal.

Writer Bosco imagines that a man descends into the basement of a house, discovering a sort of piscina. So, the walls will raise until the blue of a tower (around the sky). According to philosopher Bachelard, that’s something that helps us to remember the prehistory, when men lived in the caves. The house imagined by Bosco becomes a plant, which of course grows soaking up. There, a blue of the ground will be connected to a blue of the sky.

In Kiribati, some atolls preserve the pieces of junk of tanks and bunkers, used by Japanese during the Second Mondial War. However the coral waters will have a tone really heavenly. This one on the one hand will embrace the thrown parachutist, on the other hand will caress the swimming deep-sea diver. Beyond the lookout of the artillery, there would be a cellar consistently “soaking up” itself, through the coral reef. Of course, we can imagine that Kiribati preserves a prehistoric appeal (far from a metropolitan urbanization). Something that could inebriate also the warrior who is a defender of its ecosystem. So, the shape more lanceolate of the corals will smooth itself by the caress of a sponginess.

Daniela Danica Tepes opts for a setting up which virtually allows no more the waters to rise (by an alert from the global warming), but the warrior to rise, starting by the sandbags. That is almost a new configuration for the palm tree, whose cortex is perceived bundling up the scaliness. The warrior of course “will fan” the spear, but maybe he will rebalance with more difficulty the “table” already flooded of an atoll. The artist can sensitize us around the problem of global warming; only the politics will resolve it.

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