Le stelle, si sa, sono sempre dentro - Intervista a Luciano Civettini

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Da convinta sostenitrice dell'utilità e dei vantaggi dei Social Network, ho ovviamente imparato ben presto ad utilizzare questi strumenti a mio favore, per scoprire nuovi artisti e mettermi facilmente in contatto con loro. Certo, vedere le opere dal vivo e conoscere l'autore di persona sarebbe di gran lunga preferibile, ma, indubbiamente, la rete aiuta ad accorciare le distanze e, talvolta, corre in soccorso a chi non è molto avvezzo alle Public Relations e ai Vernissage mondani e che, aggiungiamoci pure, vive "a sei kilometri di curve dalla vita".

 

 

Così, tra una navigata e l'altra, mi sono imbattuta nelle opere di Luciano Civettini, rimanendone letteralmente folgorata e, lo ammetto, trasformandomi in giovane stalker, per cercare di comprendere meglio la poetica di questo artista, che vive e lavora a Rovereto. Una domanda tira l'altra...ed ecco nascere una bella intervista, che oggi vi propongo.

M.C. Ciao Luciano, come ben sai, ho scoperto i tuoi lavori su Facebook…e non riesco a smettere di guardarli e riguardarli. Il tuo stile pittorico coniuga la delicatezza e il fascino fiabesco dell’illustrazione, abitata da suoi personaggi fantastici, ad un’atmosfera malinconica e a tratti inquieta, spesso tradotta visivamente in frasi evocative ed enigmatiche che affiorano sulla tela. Sono sulla strada giusta?

L.C. Una lettura precisa. La mia è pittura fortemente autobiografica e la malinconia è un elemento predominante. Malinconia per il tempo, per l'infanzia, per il sole estivo negli orti, per il profumo degli abeti dopo i temporali…

M.C. Leggendo altre interviste che ti sono state fatte, emerge spesso il riferimento a Mark Ryden e al pop surrealismo. Personalmente mi sembra che nelle tue opere l’elemento gotico e grottesco sia decisamente meno forte, a favore di uno spirito più ingenuo e naif. Qual è la tua posizione rispetto a questa corrente? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

L.C. Ho sempre amato il surrealismo, quello di Ernst, Dalì, Breton ecc.. intendo. Per anni ho lavorato con gallerie estere che apprezzavano una parte della mia produzione. Quella più vicina alla transavanguardia e ad una certa pittura degli anni settanta… Ma ad un certo punto mi sono stufato, era un circolo vizioso che non portava a nulla e non mi permetteva di raccontare tutto quello che mi passava per la testa. Ho interrotto le collaborazioni ed ho cominciato a guardarmi attorno per vedere cosa si esponeva nelle gallerie…ed ho scoperto il pop surrealism, il lowbrow. Dopo due anni di inattività totale è stato uno shock. In un momento ho realizzato che si poteva ancora fare della pittura surrealista.
Ryden e gli altri sono stati dei catalizzatori per me. Ma come giustamente dici tu la mia pittura è meno gotica, in realtà meno "americana" , sicuramente più legata alla tradizione europea ed italiana. Sicuramente influenzata dai "graffittari", dal pop e dalla cultura dei cartoons. Ma anche da Magritte, Doig, dalla pittura tedesca. Le scritte , ad esempio, sono un retaggio di una grande mia passione per Novelli.

M.C. E ora entriamo nei tuoi quadri! Ho individuato due principali categorie di personaggi a te cari: da una parte le figure umane, così romantiche e dall’aspetto vulnerabile e disorientato, che appartengono spesso al mondo del circo (equilibristi, giocolieri, domatori…) e poi quello che potrebbe essere considerato un po’ il tuo marchio di fabbrica: l’orso. Da dove nascono queste figure? La tua vuole essere una riflessione sul rapporto tra l’uomo e la natura/gli animali?

L.C. In effetti quando dipingo parlo spesso di me e per farlo uso degli avatar (per usare un termine contemporaneo), degli alter ego. E racconto le storie e le avventure da nulla di quando ero piccolo ( riecco la malinconia ). Essendo biografica la mia pittura non può non raccontare del mondo, del territorio che vivo; dei miei boschi...

M.C. Ah, dimenticavo…c’è un altro motivo ricorrente, i Fantasmi del passato. Spiegaci…

L.C. Ho 46 anni. I fantasmi cominciano ad affiorare…

M.C. Sbirciando su Fb, ho visto che i tuoi ultimi lavori si ispirano all'impressionismo e si rifanno alla tradizione del tema dei bagnanti: immersi nelle acque ricche di riflessi colorati troviamo Monet, Picasso, Renoir, Pissarro…accompagnati da i loro piccoli animali da compagnia. Come è nato questo nuovo ciclo?

L.C. Renoir, Monet, Pissarro avevano la capacità di catturare e dipingere la luce estiva. Da bambino li invidiavo… Riuscivano a "essere sempre in estate". Poi ho capito che per me erano figure di passaggio..dalla pittura accademica alla pittura contemporanea. Erano un po' come dei super eroi. Ora li vedo un po' in chiave ironica e poetica, come delle persone "normali", con difetti, problemi e animali domestici..Mi piace anche, attraverso le loro giornate comuni,vedere la storia dell'arte sotto un altro aspetto, meno "eroico" meno romantico. La visione romantica di questi artisti e dell'Artista in genere è funzionale al mercato. Pubblicità insomma...

M.C. Come ho già detto, anche la parola riveste un ruolo importante nelle tue opere. Nella tua biografia si legge “ Usa la parola spogliata del significato e della forza evocativa portandola sul piano del segno puro”. Mi permetto di dissentire: trovo che la parola nel tuo caso non sia solo elemento stilistico. A volte funge da didascalia, ma molto spesso a che vedere con la poesia…e con la sua potente suggestione emotiva. Qual è la verità?

L.C. In un certo senso è vero quello che dici. A volte la scritta si impone come elemento poetico che amplifica l'effetto emotivo…Dà una chiave di lettura diversa rispetto all'immagine (mi piace giocare su più livelli) e a volte distoglie l'attenzione dalla scena. Ma amo usare la parola anche come elemento estetico, quindi di superficie.

M.C. Restando sempre in tema “letterario”, vuoi parlarci del “Blur Project”?

L.C. "Blur" è un progetto nato nel 2009, come spesso mi accade, da un incidente di laboratorio…Stavo decorando un vecchio libro per mia figlia quando ho versato per errore della colla vinilica che lo ha praticamente ricoperto. Una volta asciugata mi sono reso conto che avevo involontariamente sigillato un libro che appariva ai miei occhi sotto un altro aspetto. Il libro di per sé, come oggetto, nasce per essere aperto, sfogliato. Ora era chiuso, illeggibile..e questo ai miei occhi lo rendeva molto poetico. Blur significa sfocato e quindi illeggibile; da qui l'idea di intitolare così tutti i lavori successivi. Dalla colla alla resina il passo è stato breve (anche se tecnicamente difficile).

M.C. Tra le iniziative a cui hai preso parte c’è “Art for Kids” promossa da Roberta Lietti in quel di Como, con lo scopo di avvicinare i bambini all'arte contemporanea. Com'è stata la tua esperienza? Ce la racconti?

L.C. Sicuramente una delle esperienze più positive avute finora con dei galleristi. Grande professionalità, rispetto del mio lavoro e finalmente dei galleristi che mettono una grande carica emotiva nel  loro "fare". La collaborazione con Roberta Lietti e Emma Gravagolo si è consolidata e mi ha permesso di partecipare a più mostre tra Como e Milano.  L'idea di base di ARTFORKIDS mi ha entusiasmato subito. L' idea di realizzare opere per un pubblico giovanissimo è una continua sfida; è fin troppo facile scadere in stereotipi.

M.C Progetti futuri?
L.C Ho appena preso parte alla fiera di Verona con Artforkid e ho qualche mostra già programmata per il finale di quest' anno, una collettiva in California, e nel 2014 a Napoli e a Milano. Poi un sogno: diventare Renoir.

 

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