Specchio delle mie brume, chi è la più belante del reale?

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A Milano, dal 6 Febbraio al 22 Marzo, presso la Project B Gallery, è stata allestita la mostra personale “Glass to the wall”, coi dipinti di Caroline Walker. Nata nel 1982 in Scozia, lei avanza una pittura figurativa, in cui diventa fondamentale la relazione percettiva che s’instaura fra la donna e la casa. Sembra che l’artista tenti una rivisitazione postmoderna del classico focolare. Fino all’età contemporanea è valso il pregiudizio comune per cui la donna doveva restare in casa, lasciando al suo uomo il lavoro nella società. Nei dipinti di Caroline Walker, spesso vediamo le piscine, le verande, le pompeiane o le finestre. In via architettonica, trattasi di elementi che idealmente porterebbero gli interni a “rivelarsi” negli esterni, violando così la privacy dei loro fruitori. L’era contemporanea favorisce lo sviluppo delle comunicazioni, e mediante la “fortunosa” soffiata alla fine noi quasi sapremmo “tutto di tutti”. L’immagine della donna è continuamente esposta. La sua bellezza colpisce il pubblico dei compratori, per l’interesse pubblicitario. Caroline Walker ama dipingere le donne: fra le piscine, le verande, le pompeiane o le finestre. Elementi della casa che si fruiscano dagli interni verso gli esterni, consentendo di metterla in posa (in esibizione). Se l’immagine pubblicitaria ci desse una percezione “calda” della donna (con la sua bellezza che dovrà attrarre all’acquisto), allora Caroline Walker dipingerebbe un focolare “morbosamente spiato”. Alla Project B Gallery di Milano, il titolo della mostra (curata da Jane Neal) è abbastanza indicativo: “Glass to the wall”, ossia “Vetro sul muro”. La più originaria percezione intima e privata del focolare domestico si farà “sbattere”, rivelandosi all’indiscrezione altrui. La pittrice raffigura la donna pure nel suo corpo nudo, favorendo che lei ci attragga “morbosamente”.

Consideriamo ad esempio la veranda o la pompeiana. Elementi in cui la casa si farebbe “spiare”, complice la “scarsa protezione” offerta dal vetro (con la sua trasparenza) o dalla tendina (in balia del vento). Sia la veranda sia la pompeiana poi si metterebbe “in posa”. Tramite quelle, pare che i “duri” mattoni della casa si facciano “ispezionare” dal nostro sguardo (con tutta la sua indiscrezione). Il vetro della veranda, la tendina della pompeiana e la misura dell’acqua in piscina si percepiranno come “un muro che si specchi”. Vale la possibilità che dall’esterno “si spii” la privacy domestica. Modernamente molti grattacieli hanno le coperture in vetro: ma queste non specchiano le stanze. La veranda è esplicitamente costruita per “alleggerire” la separazione percettiva fra i mattoni e la natura (all’esterno). Nella pompeiana, la tendina virtualmente “si specchierà” in se stessa, coi propri avvolgimenti. La piscina rappresenta “un muro” che nasconderà sempre male. Il nuotatore è costretto a riaffiorare, per continuare la respirazione. Questa per certi versi “specchierebbe” l’apnea. Il nuotatore tendenzialmente può guardare solo l’acqua od il cielo. Se a bordo piscina si nascondesse per caso qualcun altro, egli a fatica lo scoprirebbe.

Caroline Walker dipingerebbe un’architettura continuamente riflessa sotto la “distorsione” dello sguardo che la “spii”. Consideriamone il quadro che s’intitola The puppeteer (ad olio su lino, del 2012). Ad abitare fra gli interni e gli esterni della casa sarebbe un terzetto di donne, appartenenti a generazioni ben diverse. Una ragazza (seduta al tavolino bianco da giardino) ha le bretelle del costume alzate, dalle mani di quella che potrebbe essere sua nonna (avendo lei varie rughe sul volto). Sullo sfondo, poco distante dalla piscina si vede la terza donna. Avremo la sensazione che lei diventi la madre della ragazza. Il dipinto s’intitola The puppeteer, traducibile in italiano come Il burattinaio. Oltre al dettaglio delle bretelle alzate, vale quello della pompeiana da giardino (di tono bianco), che virtualmente “ingabbierà” la figura umana (quasi seguendo i “cubi” di Bacon). Avvicinato a noi, un grande vetro compare “a terra” (ovvero sul piano orizzontale). Sarà un tavolo quadrato, da salotto (con due sedie a sinistra, dallo schienale arrotondato)? A qualcuno parrà invece che il vetro appartenga ad un piano da cottura. La sua superficie sarebbe “forata” (dal tubo d’un rubinetto e dalla piastra circolare per il gas: entrambi, di colore nero). Sul grande tavolo in primo piano, lo specchio si percepirà nella “distorsione” di se stesso. Esso si vede appoggiato “per terra”. Pare che lo specchio abbia “rivoltato” la squadratura in verticale della pompeiana (“ingabbiante” le tre donne). Ricordiamoci il classico plot del telefilm poliziesco, quando i “sospettati” d’un crimine vengono riconosciuti dai testimoni oculari. I primi non potranno accorgersi che i secondi siano presenti. Ovviamente, la polizia proteggerà al massimo i testimoni oculari. Nel dipinto The puppeteer, le tre donne sarebbero quasi “ingabbiate” (con la pompeiana). Pare che noi possiamo spiarne l’interazione familiare (dalla nipote alla nonna, passando per la madre). E’ interessante la percezione ingabbiante della pompeiana. Noi “spieremo” le tre donne tramite lo “specchio distorto” del tavolo in primo piano. Loro non s’accorgerebbero mai della nostra presenza. Lo sguardo delle tre donne solo scivolerebbe via, sul piano orizzontale del grande specchio. Pensiamo al momento in cui la polizia chiama i testimoni d’un crimine a riconoscerne i veri colpevoli. Proteggendo i primi, bisognerà proprio che il loro vetro rimanga (nel contempo) un “muro” per i secondi. Anche così, si spiega esteticamente il titolo scelto da Caroline Walker per la sua mostra a Milano. Specchiandoci, cogliamo la distorsione cardinale della nostra immagine. Ma resta il medesimo piano: quello verticale. Pare diverso il caso dello specchio che spii (come dai poliziotti, fra i testimoni ed i sospettati d’un certo crimine). Là si parte dal piano verticale per raggiungere quello orizzontale. Lo spiato sarà passivamente più in basso, rispetto allo spiante. Nel dipinto The puppeteer, la distorsione dello specchio avrà una metafora persino “moralistica”? Spesso spiare pare “sconveniente” (mentre violiamo la privacy di qualcuno). Qualcosa da percepire in via morbosa, tradito un “attaccamento” verso qualcuno che molto probabilmente ci abbia ignorato (perché altrimenti non sarebbe difficile incontrarsi di nuovo!). Nel dipinto The puppeteer, forse la distorsione fra la pompeiana (in verticale) ed il tavolo vetrato (in orizzontale) svela un’interazione familiare dalle abitudini “sconvenienti”. A qualcuno, parrà “morboso” che la nonna sfili le bretelle alla nipote… E’ quantomeno ironica l’immagine della madre che ancora porti il salvagente alla figlia, già “grandicella”. La nonna sfilerebbe le bretelle alla nipote, e quelle ovviamente si percepiranno sul piano verticale di se stesse. Davanti alle due donne, c’è il vassoio per la arance. Lasciate sul piano orizzontale (del tavolino bianco da giardino), queste simboleggeranno la fecondità. La ragazza ha lo sguardo abbassato (quanto “mestamente”?). Se le bretelle stessero alle arance come la pompeiana al tavolo vetrato (e distorcendo il piano verticale su quello orizzontale), allora la nonna andrà a testimoniare la maturazione sessuale della nipote. Sarà il medesimo caso della marionetta, manovrata dall’alto (tramite l’impercettibilità del filo, quasi “spiante”). Forse, il quadro The puppeteer rappresenterà morbosamente il passaggio alla perdita “dell’innocenza”? Solo Caroline Walker può svelarci quanto sia “moralistica” la sua distorsione, quando l’immaturità della ragazza dovrà riflettersi sul “monitoraggio” dell’autorità in famiglia (soprattutto mediante la nonna). Il piano orizzontale del tavolo in vetro si percepisce schiacciando quello verticale della pompeiana. Quanto le tre donne, nella loro interazione familiare, sentiranno il “peso” di nascondere qualcosa, all’indiscrezione del nostro sguardo?

Per il filosofo Gaston Bachelard, ogni infanzia sarebbe favolosa. Pare un’età in cui noi viviamo da “persi” nel mondo, percependolo massimamente tramite la nostra interiorità (senza “prenderne le distanze”, con l’astrazione dei concetti). Ma sarebbe sbagliato ricordare l’infanzia solo per il suo “quadretto” della nonna che racconta le favole al nipotino. Qualcosa che Bachelard avrebbe contestato. Per lui, innanzi alla nonna che racconti una favola al suo nipotino, alla fine si divertirebbe solo la prima… Si correrebbe il rischio, più o meno compiaciuto, di giustificare la necessità d’una “stupidità” nell’infanzia! Lo stesso “nipotino” in via capricciosa perdurerebbe a chiedere che sua nonna gli racconti una favola. Per Bachelard, sarà la conferma del tipico pregiudizio culturale per cui la vecchiaia chiami “la chiacchiera”. Invero, va evitato che le favole si percepiscano nella mera “fossilizzazione” del loro ripetersi, stancamente.

Nel dipinto di Caroline Walker che s’intitola The puppeteer, forse la nonna “si divertirebbe” nei confronti della nipote. C’è almeno una “punta” di morbosità, nel vedo-non vedo che lo sfilamento del costume porta con sé. Qualcosa da percepire come una chiacchiera, mentre la nonna “racconterebbe” alla nipote tutte le sue esperienze in chiave sentimentale o sessuale. La prima potrebbe vantarsi al cospetto della seconda. Il quadro The puppeteer ha una figurazione alquanto “favolistica”. La madre idealmente porta un salvagente alla figlia. E’ come se la prima desse una “seconda” vita alla seconda. La ragazza deve raggiungere la propria maturazione sessuale. Il salvagente si percepirebbe come una seconda “corolla virginea”, dentro la “favola” della madre che virtualmente “sacrifichi” se stessa, rivedendosi nella figlia (bisognosa d’una “guida” che la protegga, preparandosi a frequentare la società maschilista). Caroline Walker dipinge esclusivamente o quasi le donne. Sembra che la loro solidarietà abbia una motivazione meno responsabilizzante, rispetto agli uomini (storicamente più avvezzi a gestire i “giochi di potere”). La nonna insegna (morbosamente?) alla nipote di piacersi, sfilandole un po’ il costume: un’immagine “puerile”, allacciandola a quella (cara al titolo) del burattinaio. Subito, si conferma la nostra percezione “favolistica” del dipinto. Specchiandoci, inevitabilmente il “faccia a faccia” con se stessi (a livello interiore) sarà molto responsabilizzante. Caroline Walker però dipinge lo scivolamento delle figure umane. La pompeiana sul piano verticale si specchia schiacciandosi, su quello orizzontale del tavolo. Quand’anche malignamente sospettassimo che fra le tre donne si nasconda “il peso di qualcosa”, loro si difenderebbero senza “prendersi sul serio”, e “scivolando” sulla “copertura” del ‹ No: guardate sono solo “favole” ›. Più attentamente, però, si percepirà che il salvagente non allontani il pericolo per la ragazza “di cadere” nella società maschilista. Oltre il suo piano verticale, compare quello orizzontale (e così schiacciante) del vassoio con le arance.

Per Bachelard, durante l’infanzia succede che la psiche non sia, in quanto tenta di essere. Pare un’età in cui manca l’autoconsapevolezza (che ci responsabilizzi in chiave sociale). Se la psiche tentasse di essere, si dirà che essa “rinasca” continuamente. Bachelard immagina che nell’infanzia la “luce” dell’autoconsapevolezza si dia soltanto nei propri “bagliori”. Lì, la psiche tenterebbe di raggiungere il pensiero “fluente” (nella continuità di se stesso). L’autoconsapevolezza si darà in un “limbo”, fra il suo essere o non essere. Bachelard citava l’immagine della ri-sorgiva. In questa, la qualità fluente dell’acqua si trova “oscurata” materialmente, dal terriccio. Il limbo si percepisce sempre in via “larvale”. La sua “fluidità” vitale è soltanto elastica, ancorata all’esteriorità materiale. Noi immaginiamo che lo stesso valga per l’infanzia umana. Un’età dove l’autoconsapevolezza tenti continuamente di “sorgere”, dal proprio ambiente materiale. Nell’infanzia, i pensieri “balenanti” al “limbo” di se stessi avrebbero la bruma, dentro di loro. Questi, persi nel coinvolgimento con “l’interiorità” del mondo, e sotto la possibile “ancora” dei meri impulsi (che classicamente “combatteranno” coi capricci, contro la maturità dei genitori!), conferirebbero alla vitalità un’essenza favolosa nel più “serio” (naturale) senso del termine. Per Bachelard, l’infanzia va percepita tramite “gli occhi” di chi la conosca in prima persona. Essa è in se stessa una “favola”. Nell’infanzia, inevitabilmente viviamo dentro “un nostro” mondo. Sarà “favoloso” percepire che la mente coincida con l’interiorità… Gli adulti dovrebbero tornare bambini, per capirlo! I primi pensano che le favole facciano (solo) divertire, mentre i secondi ne saranno incantati. Il poeta Edmond Vandercammen scrisse che tramite l’infanzia si giungerà più vicini al Cielo. Quest’ultimo simboleggia proprio l’interiorità che (in via spirituale) avvolga l’intero mondo. Per tornare a vivere “dentro la favola di se stessi”, come nell’infanzia, Bachelard suggerisce che gli adulti provino almeno ad ammirare i loro ricordi. L’autoconsapevolezza (per la maturità) implica che noi rinunciamo a qualcosa, evitando la banalità del “capriccio”. E’ la situazione in cui ci lasciamo dietro il tentativo di favorire il nostro interesse. Ammirando qualcosa, invece, non si rinuncia ad “averla” (anche solo virtualmente). Spesso l’autoconsapevolezza (per la maturità) ci chiede di poter dimenticare il nostro interesse, favorendo forse quello degli altri. All’opposto, per Bachelard una continua “ammirazione” sui propri ricordi impedirebbe “favolosamente” di prenderne le dovute distanze (nel coinvolgimento dell’interiorità).

Nel dipinto che s’intitola Illuminations (ad olio su lino, del 2012), Caroline Walker raffigura una coppia di verande. La prima si vede ravvicinata a noi (da destra); al suo interno c’è una ragazza tutta nuda, intenta ad “aggiustare” un lampadario. La seconda resta sullo sfondo (a sinistra), facendosi quasi “schiacciare” da una donna, avente un’età d’ardua ricostruzione. Lei è nuda, ma solo dalla pancia in giù. Le sue mani si stringono ai fianchi, andando a tradire un certo… “disappunto”. Torna così la percezione estetica del ribaltamento ortogonale: il piano verticale della veranda a destra quantomeno “curverà” verso l’altra (sullo sfondo). Potremmo immaginare che la ragazza sia destinata a diventare una signora? Quante volte compare il plot della situation comedy in cui la madre si porta le mani ai fianchi, in segno di “disappunto”, avendo un figlio che in casa fa il “dispettoso”? Nel dipinto Illuminations, basta percepire che la figura femminile in profondità viva un’età più avanzata, rispetto a quella in primo piano. Specchiandoci, avviene che “entriamo” in noi stessi, in quanto il faccia a faccia responsabilizza la nostra interiorità. E’ qualcosa che percepiremo solo in chiave astratta (con lo spirito). Caroline Walker dipinge invece il ribaltamento dal piano verticale a quello orizzontale (ora, tramite la veranda). Pare che la vena spirituale della vitalità (con la sua ascensione verso la “pienezza” della maturità) alla fine debba “calare”… nel materialismo. Conterà solo l’avanzamento dell’età (passando dalla giovinezza alla vecchiaia). La prima veranda “si ribalterebbe” letteralmente calandosi nella seconda (complice l’abbandono della verticalità per il suo “schiacciamento” in profondità). Noi spiamo entrambe le donne, attraverso la “scarsa protezione” offerta dalla veranda. La ragazza in primo piano è pure nuda. Cambiando una lampadina bruciata, lei simbolicamente avrebbe ricevuto una “spia” del suo destino familiare (abbandonato il ruolo della figlia sbarazzina per abbracciare quello più responsabilizzante ed impegnativo della signora). Consideriamo il passaggio temporale dalla giovinezza alla vecchiaia. Sembra che la prima si faccia bruciare dalla seconda (almeno per le rughe della pelle!).

Recuperata la filosofia estetica di Bachelard, percepiamo che il ribaltamento fra le due verande sia quello del “Sé infantile”, continuamente “schiacciato” dal materialismo dei suoi “capricci”. Il dettaglio della lampadina ci pare eloquente. Prima di bruciarsi, quella passerebbe una fase ad intermittenza. Normalmente, i bambini hanno un temperamento molto “volubile”. Essi passano dal pianto al riso, anche all’improvviso. Ove i bambini abbiano una fluidità del pensiero sempre “appesantita” sul materialismo dei “capricci”, allora il loro (che si distingua dal proprio mondo) ci parrebbe appena balenante. Essi si comportano in modo imprevedibile. La lampadina bruciata può percepirsi nella “bruma” della sua “intelligenza” (con l’illuminazione). Un genitore farà maturare il figlio pure insegnandogli a comportarsi in modo meno “lunatico”. Nel dipinto Illuminations, il caratteristico “accendi e spegni” della gioventù “capricciosa” (o forse dell’adolescenza “trasgressiva”?) alla fine sarà bruciato, sotto il “peso” dell’età che avanza (con più responsabilità). La veranda a destra “curverebbe” su quella in profondità. Pare che la prima s’accartocci sulla seconda. Simbolicamente, l’età giovanile si darà una vitalità “larvale”, come invecchiando. La prima veranda, incurvandosi, acquisterà una configurazione “a saccoccia”. Nell’iconografia classica della vecchiaia, una persona convivrà con la pancia ingrassata e la “gobba” sulla schiena… Nel dipinto Illuminations, la donna sullo sfondo ha le mani che si stringono ai fianchi. Sarà facile percepirla nel suo “ingrassamento”. La veranda “a saccoccia” si caricherà tutto il peso dell’età che avanzi: dalle “intermittenze” della sessualità (nella ragazza) alle responsabilità della maternità (nella signora). Quasi al centro del dipinto, consideriamo il dettaglio della ramificazione “piangente”, sul pino. Pare che i suoi aghi cadano sull’asfalto, come la pioggia, sino ad “allagarlo”. Torna la metafora del decadimento. Alla prima “accensione” vitalizzante degli aghi (dove scorre la linfa, sino a concentrarsi in una punta), si sostituirà la “gobba” del loro “trascinarsi” (sotto “l’attrito scheletrico” con la durezza dell’asfalto).

Nel dipinto di Caroline Walker che s’intitola Pool party (ad olio su lino, del 2012), si vede una ragazza. A bordo piscina, lei quasi tenterebbe un esercizio di stretching. Le gambe s’alzano, mentre la testa è coricata sul pavimento. La piscina rappresenta il consueto elemento dell’architettura “che si specchi”, “tradendo” tutta la privacy dei propri interni. Se la ragazza nuotasse, noi la spieremmo facilmente. La verticale delle sue gambe virtualmente si farà “distorcere” (allontanandosi sull’orizzonte dell’acqua). A consentirne il ribaltamento sarà la diagonale sul doppio corrimano della scaletta. Qualcosa che medi fra la verticale delle gambe e lo “schiacciamento” dell’acqua. E’ possibile continuare a percepire la figura femminile in via “infantile”? Il dettaglio più rilevante sembra quello delle gambe. A volte scherzosamente affermiamo che il nuotatore molto abile avrebbe le “pinne” al posto dei piedi. La ragazza dipinta da Caroline Walker alza le gambe in aria. Intrecciati fra di loro, i piedi diventeranno le “pinne” che vogliano “svolazzare” in cielo, per così dire. Sembra che la ragazza giochi “a rubabandiera”… con le proprie gambe. Per noi, è la percezione d’un gioco all’aperto classicamente per bambini. Davvero i piedi, alzati ed intrecciati, costituiranno una sorta di banderuola. Se citassimo il poeta Vandercammen, allora vedremmo che tramite l’infanzia si giungerà più vicini al Cielo. Qui i piedi della nuotatrice si devono percepire come la pinna… “ribaltata” sulla banderuola (dal piano orizzontale a quello verticale). Il dipinto Pool party non accuserebbe più il lento decadimento verso la vecchiaia. Sembra che qui la figura femminile di contro possa risalire, positivamente, quantomeno nell’illusione di preservarsi la giovinezza.

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MAGIC MIRROR OF MY MISTS, WHO IS THE BEST BLEATING IN REALITY?

(Translation in english language, written by Candida Poletti)

 

The Italian Gallery Project B presented Glass to the wall, Caroline Walker’s solo exhibition in Milano, that took place from 6th February to 22nd March. Born in 1982 in Scotland, the artist makes a figurative painting in which perceptual relation between woman and house becomes fundamental. It seems that the artist attempts a post-modern revisiting of the classic home. Before the birth of contemporary society, there was a common prejudice that women had to stay at home while only men could work. In Caroline Walker’s paintings we often see swimming pools, porches, gazebos or windows. From an architectural perspective, these items are meant ideally to bring the living space from inside to outside, thus violating the privacy of their users. The contemporary era favors development of communications and, through “fortuitous” tip-offs, at the end we will know almost everything about everyone. Female image is constantly showed off. Feminine beauty strikes the audience of buyers, interested in advertising. Caroline Walker loves painting women: in pools, verandas and gazebos or at windows. A contemporary concept of domestic spaces that are now accessible from the inside to the outside, allowing the exhibition of posing the house. If advertising’s images of women induce purchase through the perception of female “warm” beauty, then Caroline Walker’s paintings induce “morbid voyeuristic attitude” through the view of “secret” domestic scenes. The title of this exhibition in Milano (cured by Jane Neal) is quite significant: Glass to the wall ie Glass against the wall to hear. The most original perception of private and intimate sphere will be “violated”, exhibiting itself to the viewer. Also, by portraying naked women, the artist wants us to feel “morbidly” attracted.

Consider for instance the veranda or the gazebo, with its transparent architecture or its “fluttering” curtains. These recurrent architectural items are used by the artist with the clear intent of drawing our gaze on a private space. Both the veranda and the gazebo have become the main subject, as if they were “posing”. They invite us to become indiscreet and “inspect” the “hard” bricks as if we could see through the walls. The glass in the veranda, the curtains in the gazebo and the water into the pool will be perceived as “a wall that mirrors”. It will be possible, then, that unknown viewers can spy on private domestic life. Many modern skyscrapers have glass walls, but these do not reflect the rooms. Verandas are specially designed to extend the living space to the outside and at the same time bring the outside inside, thus making it difficult to separate visually the building from the garden (the outside). Gazebos have curtains that, with their windings, virtually are “curtains mirror” reflecting in themselves. Pools are like “a wall” that can’t hide. Swimmers have to resurface for breathing. The pool water somehow “would reflect” the apnea of the swimmer. The swimmer can just look at the water or the sky. If, by chance, someone else was hiding on the edge of the pool, he could hardly see him.

In her painting, Caroline Walker relates to architecture as continuously reflected under the “distortion” of “spying” eyes. Let us consider the picture The puppeteer (oil on linen, 2012). It represents a trio of women of different generations interacting in domestic spaces both internal and external. A girl (sitting at the white table in the garden) has her bikini straps undone by another woman, probably her grandmother (since she has many wrinkles on her face). On the background, not far from the pool, we can see a third woman. The feeling is that she could be the girl’s mother. The painting is titled The puppeteer, in Italian Il burattinaio. In addition to the detail of the straps, we have the gazebo (in white) that, like a “cage”, contains the human figures (referring to Bacon’s “cubes”). In the foreground, the glass top of a large table is at “floor level” (then on the horizontal plane). Is it a living-room table (with two rounded backrest chairs on one side)? Someone could also see the glass surface as the top part of a hob with two “holes” (one for the tube of a sink and the other for the rounded plate of the hob: both colored black). The glass top table in the foreground will be perceived as a “misleading” mirror. It looks like it has been put down “on the floor”. It seems that the mirror has “turned upside down” the vertical squaring of the gazebo (the “cage” with the three women inside). It recalls the classic plot of detective drama series, when the “suspected” of a crime are recognized by eyewitnesses. The first ones will not perceive the latter ones’ presence. Obviously, the police will do all the possible to protect the eyewitnesses. In the painting The puppeteer, the three women almost look like as if they were “caged” (into the gazebo). It seems that we can spy on their family interactions (from grandmother to granddaughter, through the mother). Perception of the gazebo as caging is interesting. We “could spy” the three women through the “misleading mirror” of the table in the foreground. They would never be even aware of our presence. Just with their gaze slipping away, upon the horizontal large mirror. Think about when police calls up crime’s witnesses to recognize who are the guilty. To protect the first ones, the glass will have to be like a real “wall” to the second ones. In this way too, the title chosen by Caroline Walker for her exhibition in Milan can be explained aesthetically. Through reflection, we get a cardinal distortion of our image. But the plan is still the same: the vertical one. It seems to be different in the case of the mirror that can spy (as the one from the police, that can see witnesses as well as suspected criminals), where we start from the vertical plane to get to the horizontal one. The one who is being spied on will be represented in the foreground, so that to have a passive role against the dominant viewer. Could the misleading mirror in The puppeteer represent a metaphorical message, even “moralistic”? Spying is often “inconvenient” (a violation of someone’s privacy), something morbid, that reveals a strange “attachment” to someone who probably has been ignoring us (otherwise it wouldn’t have been difficult for us meeting him or her again!). Perhaps, in the painting The Puppeteer, the distortion of real perception through interaction between the gazebo (vertical) and the glass table (horizontal) symbolizes “improper” behavior and family interactions. Someone might find it “morbid” that a grandmother undoes her granddaughter’s straps... And it looks at least ironic that the mother, by taking the rubber ring to her daughter, shows to treat her as if she was still a little girl, while she is clearly “grown up enough”. The grandmother undoes the straps for her granddaughter, and obviously they are perceived on their vertical plane. In front of the two women, there is an oranges try. When lying on the horizontal plane (the white garden table) the straps symbolize fertility. The girl is looking down (Is she sad?). If the straps were to oranges as the gazebo to the glass table (and distorting the vertical plane on the horizontal), then the grandmother would be the evidence that her granddaughter has become sexually mature. It’s the same as the puppet, manipulated from above (through the imperceptible wire that is almost “spying on it”). Perhaps the painting The puppeteer morbidly represents the transition from lost “innocence”? Only Caroline Walker can tell us how much this distortion is “moralistic”, when immaturity of the girl has to be reflected on a family authority's control (especially her grandmother’s). The female figures reflected into horizontal plane of glass table are perceived through compression of vertical plane of gazebo. How much do the three women feel “uncomfortable” hiding something to our indiscreet gaze?

To philosopher Gaston Bachelard, childhood can’t be but fabulous. It corresponds to the age where we live as “lost” in the world, perceiving it mostly through our inner feeling (without rationalizing experience through conceptual abstraction). However, childhood is not only the “pretty picture” of grandma telling tales to her grandchild. This would have been surely contested by Bachelard, since, to him, the only one who really enjoys narration of tales is grandma... Therefore there could be the risk that, more or less pleased, we justify the need for “stupidity” in childhood! The same “little grandchild” would keep on playing up and asking granny to tell fairy tales. To Bachelard, this might confirm a typical cultural prejudice by which old people love “talking” so much. Actually, we should avoid thinking that fairy tales are mere “fossilization”, just a tired repeating of the same words.

In Caroline Walker’s painting The puppeteer, the grandmother is almost “enjoying” the situation, while, on the contrary, her granddaughter is looking down pensive. Taking a glimpse at a girl’s naked breast while you are undoing her bra strap, can be considered pathological; something similar to a conversation where grandma “tells” the story of all her emotional and sexual experiences to her granddaughter, boasting about them. In painting The puppeteer representation is quite “fabulistic”. Symbolically the mother is bringing a rubber lifebelt to her daughter. This could mean that the mother brings her daughter to “new” life. The girl has to reach her own sexual maturity. The lifesaver could be perceived as a second “virginal aura”, from the “fairy tale” of the mother who decides symbolically “to sacrifice” herself for the daughter, identifying herself in her daughter (who needs a “guide” that protects her and teaches her how to behave in a male-dominated society). Caroline Walker paints exclusively or almost exclusively women. Solidarity amongst these three women seems to be born from a less intentional motivation, quite different if compared to the men’s one (who are traditionally more used to power and “power plays”). Grandma, undoing the bra strap of the girl’s swimsuit (morbidly?), teaches her granddaughter not to feel ashamed of her body: a “childish” image that recalls the one of the puppeteer (from the title) to mind. Suddenly, again we perceive the painting representation as a “fairy tale”. Opposite to the mirror, “face to face” with ourselves, inevitably we will feel a strong sense of responsibility. However, in The puppeteer Caroline Walker’s human figures are painted to represent their slipping down from the vertical to the horizontal plane. The vertical gazebo, compressed, is reflected on the horizontal glass table. Even if we maliciously had the suspect that the three women hide a secret, they would defend themselves and say: < Come on, be serious! Look: they are just “fairy tales” >. Looking more carefully, though, you will perceive that the pink inflatable ring does not really help the girl escape the risk of being “trapped” into the male-dominated society. In fact, in addition to its vertical plane, you will also notice the horizontal one (so overwhelming) with its oranges tray.

To Bachelard, childhood is characterized by the lack of a clear conscience, since it is yet in the making. A period of the life that seems to be with no self-awareness (needed to become socially responsible). We could say that, if the psyche is in the making, this will be a ceaseless "rebirth". Bachelard imagines a childhood where the “light” of self-awareness appears only through its “glows”. There, psyche will try to join with “fluent thinking” (in its own continuity). Self-awareness will be in a sort of “limbo”, between to be or not to be. Bachelard quotes the re-sorgiva, where transparency of the water springing through the mountains is “materially” compromised by the soil from the rocks. Limbo is still perceived as “larval”. Its vital “fluidity” is simply elastic, related to external material world. The same can be said for childhood. This is the age where self-awareness ceaselessly tries to “arise”, from the environment. In childhood, the thoughts “flashing in” to the “limbo” of themselves would have the mist, within them. Lost in the involvement with world’s “inner life”, and anchored to mere impulses (that “will fight” with tantrums, against maturity of parents!), they will give vitality a fabulous essence, in the most reliable (natural) meaning of the word. According to the French philosopher, childhood must be perceived through children’s “eyes”. Children live their life as if it was a “fairy tale”. Inevitably, we too have lived into “our own” world in childhood. That will be “fabulous”, since in this way you can perceive mind and imagination as one only thing..... Adults should become kids again and remember what it was, to understand it! They think that telling fairy tales has the only purpose to entertain, forgetting that children are literally enchanted by narration. Poet Edmond Vandercammen wrote that, if we are able to become children again, we will be closer to Heaven. Heaven symbolizes interiority enveloping the whole world (spiritually). To remain in touch with the past and become able to live again “inside the fairy tale of ourselves”, as we did in childhood, Bachelard suggests that we love our memory. Self-awareness (to become adult) implies that, giving up something, we avoid doing “whims”. It is the typical situation in which we leave behind the attempt to foster our personal interest. When you appreciate and love something, you don’t care if it doesn’t belong to you materially, because yet you can think “to have it” (even though virtually). To become adult, self-awareness often requires that we forget our personal interest and, possibly, we act in the other’s interest. In contrast, Bachelard thinks that “appreciating” our memories ceaselessly allows us to relive them in our “daydreams”, going with our imagination back to fairytales time (and being emotionally involved).

In the painting titled Illuminations (oil on linen, 2012), Caroline Walker depicts a pair of verandas. In the foreground (on the right) we can see a veranda and, inside, a completely naked girl, absorbed in “adjusting” a chandelier. In the background (on the left) the other veranda almost looks compressed by the weight of the woman inside, whose age is difficult to define. She is half naked, from the waist down. She stands with her hands pressed on her hips, betraying some... “disappointment”. Thus, here again the aesthetic perception of orthogonal inversion: the vertical plane of the veranda on the right at least “will turn” towards the other (in the background). Could we perhaps imagine that the girl is destined to become a lady? How many times have we seen, in the plot of situation comedy, the domestic scene of a mother standing with her hands on her hips to show “disappointment” for her “naughty” child"? In the painting Illuminations, it seems that, by portraying the aged woman in the background, the artist’s purpose is to underline the contrast between her, a lady, and the young woman in the foreground. Whenever we look at ourselves in the mirror, we “enter” the world within ourselves, since the face to face helps a responsible innerness. It is something we will perceive only abstractly (through the spirit). Caroline Walker paints instead the overturning of the vertical plane on the horizontal (here shown by the veranda). As to symbolize that the spiritual vein of vitality (now ascending to the fullness of maturity), at the end will surrender “descending”... to materialism. Time passing through life (from youth to old age) will be the real protagonist. The first veranda would be literally “overturned”, descending into the second one (downward from the vertical plane, “compressed”, deep on the horizontal level). We can spy on the two women, through the “transparent shelter” of the veranda, and see that the girl in the foreground is completely naked. In changing a bulb of the chandelier, she symbolically receives a “signal” of women’s destiny in her family (once abandoned the role of the lighthearted daughter, she will have to embrace the one of the lady, more empowering and challenging). Let us now consider the sense of time passing, from youth to old age. It seems that the artist wants to represent youth as progressively consumed and finally burnt by old age (as we can see from the skin wrinkles!).

According to Bachelard’s aesthetic philosophy, we could perceive the overturn of the two verandas as the symbol of “infantile Egocentrism”, continually “pressed” by the materialism of its “throwing tantrums”. It seems to me that the detail of the light bulb is eloquent enough. Before burning out, a bulb usually has an intermittent electrical phase. Normally, children have a quickly changing nature. They go from tears to laughter, even suddenly. Until children have their fluidity of thought “bogged” in the materialism of their “tantrums”, we will only have just a glimpse of their Self (as distinguished from their own world).They behave unpredictably. The burnt out bulb can be perceived as the “intelligence” (illumination) obscured by “mist”. Parents can help their children to mature, by teaching them to behave in a less “moody” way. In the painting Illuminations, eventually the typical “turn it on and off” of “capricious” children (or perhaps of “transgressive” adolescents?) will be burnt, under the “burden” of advancing age (and its more responsibilities). The veranda on the right looks like if it had been “turned downward” upon the lower one on the left. It seems that it “has crumpled” on the veranda in the background. Symbolically, youngness will have just a “larval” vitality, as it happens if you are getting older. The first veranda, once curved, will be “pocket” shaped. In classical iconography of old age, human figures are represented with fatty belly and "hump" on their back... In the painting Illuminations, the woman in the background is standing with her hands on her waists. Looking at her, we can easily see that through time she has become more and more “fat and out of shape”. The “pocket shaped” veranda will bear all the burden of age increasing: from intermittencies of sexuality (in the girl) up to responsibility of maternity (in the lady). Almost in the center of the painting, we can see the detail of the pine with its “weeping” ramification. The needles seem to fall down as rain, “flooding” the asphalt. Once more a metaphor for decay. The initial vitalizing “lighting” of pine needles (where sap flows up to focus in a tip) will be replaced by the “hump” of their “dragging” (under the “skeletal friction” against hard asphalt).

In the painting of Caroline Walker titled Pool party (oil on linen, 2012), we can see a girl lying on the ground, by the poolside. It seems that she is trying to do a stretching exercise. Her legs are raised up, while her body lies on the floor. With their reflecting transparent surface, swimming-pools are traditionally the architectural item “which mirrors itself”, “betraying” guests’ privacy and showing the inside. If the girl was swimming, we could spy on her easily. The vertical of her legs would be virtually “distorted” (far away, on the water line). The overturning will be the diagonal on the double handrail of the ladder, between the vertical line of the legs and the “flat” surface of the water, inside the pool. Can we still look at the female figure and think that she is “a child”? The more relevant detail seems to be the legs. We sometimes say jokingly that very skilled swimmers must have “fins” instead of feet. The girl painted by Caroline Walker lies on the ground with her legs vertically held up by the handrail of the ladder. Her feet are crossed and we could say that they look like “flippers fluttering” in the sky. The girl seems playing the game “capture the flag”... with her legs. This representation inevitably recalls outdoor games played by children. Indeed the girl’s feet, in such a position, can be actually read as a sort of weathervane. Citing the poet Vandercammen, through childhood we can come closer to Heaven. Hence, the swimmer’s feet will be perceived as a fin... “overturned” on the weathervane (from horizontal to vertical). Unlike the other art works by Caroline Walker previously described, in the painting Pool party the artist doesn’t seem to be focused on the depiction of slow decay through time. On the contrary, here the female figure looks like if she could successfully contrast time that advances, at least through the illusion of preserving her youth.

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