Senza Ritratto. Storie dall'arte contemporanea. Intervista a Stefano Rauzi

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste. Affrontiamo, ora, un giovanissimo artista scoperto con la selezione per la mostra “Il Volto delle donne. Atto di S-velamento n.2”. Mi riferisco a Stefano Rauzi, classe 1991, altissima qualità artistica.
Nelle sue opere al centro c'è la figura umana: un uomo, l'Uomo, solo, in relazione al suo doppio. Io e Se contenuti nello spazio-mondo finito della tela, ben lungi da una rappresentazione perfettamente coerente col reale, il senso del non finito ci immergono in uno specchio deformante che ci rappresenta più di ogni altra verità.

Stefano, cos'è per te l'arte e come descriveresti il tuo rapporto con essa?

La pittura per me rappresenta molte cose: uno sfogo, un lavoro, una terapia, una ricerca e una cura.
Se dovessi spiegarti che tipo di rapporto intercorre tra me e Lei, ti dico che è come essere innamorato di una bellissima ragazza: non esiste niente al mondo che abbia il potere di farmi sentire così immensamente bene e così maledettamente male, ma in ogni caso è ciò che mi da la vita e l'energia per viverla.

Quanto da te appena detto si evince perfettamente dalle tue opere. Si avverte un malessere profondo. Anche nel tuo autorappresentarti ( hai circa 40? autoritratti ) è come se volessi imprigionare un determinato momento per esorcizzarlo, per fermare sulla tela un urlo che risulta paradossalmente
muto,  ma proprio in virtù di questa assenza di suono, ancor più forte.
Vuoi dirci qualcosa in più rispetto al tuo mondo espressivo?

Sicuramente la vita non è tutta rosa e fiori, e non nego di essere affascinato anche dai lati negativi (possono dare molto anche quelli), e non dico di essere compiaciuto dalla tristezza ma è vita anche quella e, una
volta riconosciuta, si può accettarla e accoglierla invece di evitarla a tutti i costi.
I miei autoritratti per adesso sono 50 più o meno, è vero che superficialmente sembrerebbe che la mia attenzione sia focalizzata tutta su di me ma non è così. Uno può dipingere un paesaggio, un altro una famiglia, il suo amore, della frutta marcia, un tombino, qualsiasi cosa ma l’obbiettivo sono le sensazioni sempre e comunque.
Scelgo me perché mi coinvolge pienamente ed in prima persona ma ciò che dipingo non si limita a me, è quel qualcosa in comune che va oltre la forma del soggetto scelto, che è universale, che è me ma è anche te e noi, è qualcosa che va oltre la spiegazione e che si focalizza col sentire.
le mie opere, tutte le opere, bisognerebbe osservarle senza condizionamenti, liberandosi di tutto, sentendo e basta. Spiegare è dare un limite a ciò che un limite non ha (l'Arte come la Vita stessa).
Si può cercare di imporre un significato o una sensazione? forse si, ma mentre le sensazioni possono essere comuni nel senso (nessuno piange mentre sta ridendo a meno che non pianga dal ridere), ciò che le stimola non lo è, davanti a una stessa cosa le persone hanno reazioni diverse.
tornando a quanto ti dicevo all'inizio, anche io ho i miei momenti no, niente di più normale, ma sono felicissimo di ciò che faccio. Posso esprimermi e trasmettere delle emozioni, e credo che sia bellissimo. Non dico che potrei vivere di pane e sensazioni (al giorno d’oggi sembra che abbiamo tanti di quei bisogni...),
comunque non mi mancherebbe molto altro, un pò di vino magari, giusto qualcosa per amplificare il sentire, il rapporto con le cose.
Un altra cosa vera è che io sulla tela fisso dei momenti perchè mi permette di guardarmi dentro, di ricordarmi, di sfogarmi, di scoprire qualcosa di nuovo su di me e sul mondo, è una cosa che mi viene naturale, a volte aiuta a vedere, a volte a sbloccare qualcosa,  e questo è un potere grandioso, che appartiene anche alla poesia, alla musica, al cinema a volte anche a delle persone che si incontrano per caso. Insomma è un modo per andare avanti, per non stare fermi. C'è anche da dire che attraverso me, attraverso le mie cose, dono qualcosa agli altri, apro delle porte (è uno scambio reciproco). E' complicato spiegarsi, come ti dicevo, non bastano due righe, è qualcosa che hai dentro, dimmi come si fa a spiegarlo? Ci provo... è una spinta
La mia serie di quadri dedicata all’indefinibilità affronta proprio quel pensiero. Nonostante possano sembrare più semplici, quasi frivoli, sono stati eseguiti così di modo che si percepisca sì, una forma ma in
realtà,  se si guarda bene, i contorni non ci sono, l'opera è composta da una infinita serie di macchie e schizzi che rappresentano momenti, ricordi, incontri, pensieri, paure etc etc
E' quello che ci compone, che ci da "forma" e, nonostante mille sforzi, non riusciremo mai a definire una persona, e anche per questo che è impossibile il giudizio, certo lo si fa di continuo, e di continuo si sbaglia, ma credo anche che quei pregiudizi, ovvero quelle immagini che il nostro cervello usa, ci facilitano l'esistenza. Mi chiedo spesso " e se bisognasse scendere col pensiero nella complessità delle cose?"
Poi però credo che sarebbe la stasi, che ci si bloccherebbe.
Sto cercando di capire osa è giusto e buono ma è stancante, comunque ho tempo sono giovane.
Insomma, il mondo è bastardo ma è anche per questo che mi piace. 

Le tue opere hanno la forza emotiva di Francis Bacon e il silenzio di Francesco Clemente, la sua sospensione del suono. Tu possiedi però una componente in più, l'innocenza. Cosa rappresenta per te l'innocenza e credi che esista una strada per guadagnarsela?

Non credo che l’innocenza si possa guadagnare. Mi viene in mente un'opera che ho visto recentemente, un'opera talmente ovvia da suscitare in me odio. Si tratta di  un bambino dalla cui testa cola del sangue, c'è nelle vicinanza una pistola, nel titolo un riferimento all’innocenza che gli è stata rubata.. comunque un opera che mi ha fatto pensare anche odiandola.

Tornando a noi, credo che l’innocenza non sia una cosa perenne ma vada a svilupparsi in alcune situazioni e circostanze. Forse parliamo dei bambini come portatori di innocenza perché in realtà hanno meno occasioni per non averla.  Guardo la bambina di mia sorella che ha quasi un mese e non posso fare a meno di pensare che l’innocenza vada a braccetto con l’inconsapevolezza e penso che, se così fosse, allora ci sarebbero molti più innocenti di quanti crediamo.
Per quanto riguarda me forse l’innocenza deriva dal fatto che più cerchi più ti accorgi che non sai niente e questo pur complicando le cose, crea una nuova situazione un nuovo inizio da cui poter sempre partire e che in qualche modo mantiene qualcosa legato all'infanzia.
Ma forse per parlare di innocenza si deve parlare di inconsapevolezza senza danno.
Quando guardo le persone li vedo come dei bambini insicuri e spaventati anche se si sforzano di dimostrare il contrario. Restiamo bambini cresciuti, ciò che abbiamo in più è la maggiore possibilità di sbagliare. idealmente è una cosa quasi sovrumana, essendo appunto noi umani non credo ci appartenga
non lo so, mi piace identificare l’innocenza con la spensieratezza quello sguardo nuovo e fresco verso le cose privo di ogni condizionamento mentale e di limite di età, raro , prezioso e bello, dato che la verità appartiene ai sensi e non al pensiero mi è difficile definirla , è una cosa che si perde con le cicatrici della vita forse il punto è proprio quello riuscire a non farsi cambiare dal mondo riuscire a non farsi condizionare rimanere materia modellabile in qualsiasi senso, perché in se nella parola innocenza leggo un qualcosa di passivo, comunque non è piacevole sentire dei dubbi le persone si aspettano certezze le vogliono, le servono, ma non è compito mio darle. si può dire quindi che l’innocenza sia in contrasto con
l’esperienza. certo ciò può essere considerato anche come un freno nel proseguire
il proprio percorso, i propri errori, la propria verità. l’innocenza come qualcosa di fragile da proteggere in questo senso è una caratteristica che non riconosco nei miei quadri, non in senso fisico.

Se dovessi pensare a due nomi che ti hanno formato, uno nella vita, l'altro nell'arte, quali sarebbero e perchè?
Non so risponderti. Credo che la mia formazione sia avvenuta più inconsciamente che consciamente, non ho avuto particolari punti di riferimento. Posso però farti dei nomi di “grandi” che in qualche misura hanno condizionato il mio percorso. In questo caso ti dico Nietzsche nella vita, Così parlò Zarathustra  è stato il suo primo libro che ho letto e mi ricordo di essere rimasto estremamente affascinato, era spaventosamente bello e vero, tanto che per un anno e mezzo non ho letto altro...
Mi sono avvicinata alla lettura della filosofia a causa del mio continuo pensare al perchè, al come delle cose- Ero curioso di sapere di confrontarmi con i grandi pensatori del passato, all'inizio fui abbastanza deluso perchè mi sono imbattuto con pensieri e punti di vista che avevo già pensato per conto mio, mentre quando  mi sono imbattuto nella lettura di  Nietzsche ho trovato qualcosa di nuovo, qualcosa a cui non avevo ancora pensato, molto credo troppo mentale ma anche lui ebbe un intuizione per quanto riguarda lo spirito dionisiaco, il che mi ha portato al passo successivo.
Se invece devo farti un nome in campo artistico, allora mi viene in mente Dubuffet, parte della sua filosofia la sento molto nella mia arte e la condivido, anche se l'ho scoperto dopo essermi già iniziato a formare in quel senso, il suo antiintelletualismo, il vivere il quadro come un avventura, al contrario della sola esecuzione programmata, è una cosa indefinibile una cosa naturale viscerale, contro il razionalismo, lo spirito dionisiaco contro quello apollineo, un ode alla spontaneità come simbolo della naturalezza e di una forma di verità.
Ci sono moltissimi artisti che mi piacciono e mi danno molto dalle pitture nere di Goya a Degas, Renoir e Manet, Caravaggio, Bacon, Bosch e così via (credo pero che sia inutile e noioso fare una lista). Il mio primo pittore preferito fu Magritte.

Da filosofo a filosofo. Guardando le tue opere, invece, mi viene in mente Schopenhauer. Attraverso l'arte, dice, il soggetto abbandona  (anche se solo per poco ) il suo essere individuale, e diviene soggetto conoscente puro e libero dalla volontà, “limpido specchio dell’oggetto” e riesce ad accedere ad uno stato “di là dal dolore, di là dalla volontà, di là dal tempo”. E' quello che mi sembra, tu faccia attraverso i tuoi lavori, mi sbaglio?
è davvero una bella interpretazione e mi ritrovo in pieno l’unica cosa che modificherei è vita al posto di oggetto nel limpido specchio.
Credo sia possibile, anche perché Nietzsche ebbe Schopenauer come maestro, ma a parte questo è corretto. Ciò che hai visto nelle mie opere credo sia ciò che ogni artista debba riuscire a fare per creare qualcosa al di sopra di se stesso ma allo stesso tempo che contiene il suo spirito, libero da giudizi e da morali. Cercare la vera natura, l’istinto puro e libero, come hai detto tu, di descrivere sensazioni ed altre cose indefinibili e conseguentemente questa descrizione risulterà rozza ed incompleta perchè con le parole non si fa altro che offuscarne la grandezza attraverso la razionalità, quindi credo che il modo migliore per descriverla sarebbe un'altra opera d’arte come una poesia o un aforisma, fatte dalla stessa natura indefinibile, quindi direi che cerco di definire l’indefinibile, o meglio di indefinire l’indefinibile che come ho già detto non può essere descritto, si può solo sentire per viverne.
Mi piace pensare che non si abbandoni il soggetto individuale ma che si fonda a qualcosa di superiore , è come fissare ed elevare un qualcosa di non definito. Nemmeno i creatori sono consapevoli di tutto il potenziale espressivo delle loro opere perché ci sarà sempre qualcuno che ci vede qualcosa altro secondo la sua storia, è questa è la vera magia dell’arte, di trasmettere in un modo che non è controllabile, di creare qualcosa di definito come una tela con su dei colori che in realtà è molto di più.
A volte le mie opere sono come pagine di un diario, che fissano per sempre dei momenti che altrimenti scorrerebbero senza mai fermarsi come nella vita di tutti, a volte sono uno sfogo ed è come se io muova solo il mio corpo per renderlo reale e fisico ma è come se la mia testa sapesse già cosa fare, a volte non lo capisco bene quando inizio e, arrivato alla fine, ho capito qualcosa in più, una nuova strada. A volte sono un divertimento, come se avessero vita propria, e cerco di capire cosa stanno facendo i soggetti dei quadri, questo lo faccio non solo con i miei. A volte sono un collegamento tra me e il mondo, io ci metto dentro un pezzo di me ed è come se già solo con quell’atto la cosa si riempisse di significato e di possibilità. Le mie opere si pongono ad un livello libero al quale secondo me tutti dovrebbero aspirare. Rappresentano di volta in volta, un ricordo,  una promessa, una sconfitta, il ricordo stesso della nostra umanità o dell'imperfezione umana ma anche e allo stesso tempo della sua perfezione. A volte sono una speranza, altre una tortura, spesso sono l’unica cosa che mi spinge ad alzarmi al mattino anche se non capisco fino in fondo e questo mi affascina. Delle volte sono una medicina, altre un veleno, altre ancora, tutte e due le cose insieme ed è anche in quei momenti che sento la grandezza di tutto questo, e capisco quanto sia molto più bello vivere tutto ciò che capita con animo aperto alla sorpresa invece di essere sempre convinti sicuri ed estasiati dalle proprie opere, perché in quel modo non si cambia, non ci si muove, si rimane fermi ed illusi, chiusi solamente in uno stanzino nella propria testa.
E' grandioso quanto bello e forte e quanto stupido e brutto possa essere considerato uno stesso quadro!

Dacci delle notizie riguardo ai tuoi progetti per l'imminente futuro e, se ti va, accennaci ad un sogno (artistico) di cui vorresti vedere la realizzazione.
non ho in mente qualcosa di particolare. Mi piacerebbe,per cominciare, fare una mostra personale per mostrarmi attraverso le mie creazioni anche attraverso opere che interagiscano col pubblico, in modo semplice ma anche grande, qualcosa per me e qualcosa per loro, mi piacerebbe che ognuno scrivesse qualcosa, un suo commento, un suo pensiero da attaccare su una tavola di legno. E poi ho altre idee, come per esempio fare un quadro con il mio stile dove al posto dei volti ci sono dei buchi al cui interno si possono posizionare le facce dei presenti. Altra cosa che vorrei fare è inserire una microcamera in un quadro e registrare le reazioni, ovviamente va scelto il quadro giusto che scateni le più disparate reazioni, proprio per testimoniare una parte del mio pensiero riguardo l’arte e la sua forza e molte altre cose che dette così possono sembrare stupide, ma quale modo più semplice di integrare le persone nelle proprie opere, in questo modo lo spettatore è all’interno dell'opera,  per ciascuno sarà diverso, niente di estremo, come diceva Bukowski il genio è colui che è capace di dire/ trasmettere cose profonde in modo semplice.
«L'anima libera è rara ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.»
«La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.»
«Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.»
«Se mai dovessi parlare di amore e di stelle... uccidetemi.»
«Tanta gente urla la verità, ma senza stile è inutile, non serve.»
«Se non vi è rimasta molta anima e lo sapete, vi resta ancora dell'anima.»
Queste sono alcune frasi del poeta che mi piacciono particolarmente, per alcuni saranno ciniche, non le prenderanno sul serio perchè scritte da un vizioso, alcolizzato, nevrotico e bla bla bla,,, ma la vita è anche questo. Non sopporto più i grandi miti di semidei umani che conservano il segreto di ogni cosa nella loro superiorità, persino Mozart ne era stanco ed è bellissimo ciò che faceva, elevare a divino anche quello che era considerato infimo dai benpensanti, un harem ad esempio, e anche lui, a suo tempo, non è stato compreso, veniamo tutti fraintesi prima o poi, qualcuno viene anche usato. Io, sinceramente parlando, diffido di tutti coloro che dicono di possedere il segreto della vita.
La vita va vissuta e basta, l’unica cosa davvero preoccupante è quella di non riuscire più a sentire. Avendo passato un periodo di dissociazione causata dall’ansia ci sono passato ed è davvero brutto, a volte riflettendo sulle mie opere non so nemmeno io ciò che voglio trasmettere, a volte invece, scopro aspetti di me o dell'opera stessa che non conoscevo, che si rivelano in relazione all'osservatore, per questo non credo nemmeno a chi dici di avere il totale controllo delle sue opere e sa cosa si deve o non si deve vedere, sentire in esse. Pur essendo tutti collegati, ognuno ha il proprio percorso, qualcuno diceva che la strada per raggiungere il paradiso è individuale.

Per approfondire: www.stefanorauzi.com/‎

Lucia Lo Cascio

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