L'ELISIONE DEL REPERTO CHE SI MIMETIZZA NEL CARATTERE

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L’artista Darcy Anne Dolge lascia che lo scheletro e la piuma “spezzino le catene” del loro storicismo. Un reperto ci pare sempre “inferiore”, avendo perso l’organicità iniziale. Forse, esso riacquista l’importanza tramite il filtro d’una documentazione. Così l’archeologo ha letteralmente “l’ansia” di scovare una sola anfora, che gli permette almeno di storicizzare l’ambiente in cui si visse. L’osso immediatamente “c’incuriosisce”. Forse, il suo distaccarsi per noi (una volta scoperto) servirà a chiederne chi lo ebbe in corpo. Darcy Anne Dolge si interessa a fotografare gli scheletri o le piume, decorandone pure la stampa. Concettualmente lei prova ad esibire un Test di Rorschach. Questo è adoperato dagli psicologi, che chiedono d’intravedere una figura a piacimento, dentro la simmetria d’una macchia ad inchiostro. Così, accade che un reperto paradossalmente “ricomponga” l’essenza del carattere. Al Test di Rorschach si deve rispondere istintivamente, e “spezzando talune catene” della coscienza, “storicizzata” dall’esperienza (sia individuale sia sociale). Darcy Anne Dolge inquadra l’osso o la piuma tramite una propulsione, che letteralmente “smacchi” l’apatia del suo ritrovamento. E’ il Test di Rorschach che non solo “documenta” un carattere (psicologicamente), ma pure “ricompone” un organismo (biologicamente). Un conto è lo svelare, un altro conto è lo smacchiare… Tutta la storicità nel reperto per Darcy Anne Dolge addirittura tornerebbe in vita. Spesso, lei inquadra una coppia gemellare di conchiglie od ossa. Così, il reperto non sarà solo rinvenuto, bensì anche “setacciato” in se stesso. Una coppia gemellare pare generata da una propulsione, che “spezza le catene” della sua storicità. Ma poi quanto permarrà la “macchia” dell’inclinazione (istintuale, caratteriale, razionale ecc…)? Darcy Anne Dolge dapprima fotografa il reperto. Per lei, lo psicologismo sotteso al carattere alla fine si farebbe “rimettere al suo posto”, nell’organismo vivente. Darcy Anne Dolge esibisce una coppia gemellare che prova a “ritrovare” essenzialmente se stessa. Virtualmente, è come se una scheletrizzazione ricomponesse almeno ogni “macchia” delle sue inclinazioni (caratteriali, istintuali, razionali ecc…). Per certi versi, noi immaginiamo che l’archeologo “ripulisca” il reperto, ad esempio dal nascondimento sottoterra. Darcy Anne Dolge preferisce che le macchie si mantengano, dopo aver “spezzato” l’organismo vivente (e precisamente la piuma, l’osso, la conchiglia ecc…).

Non ci basterebbe documentare un reperto; bisognerà anche “setacciarne” le inclinazioni. Ma queste si possono percepire solo “nella macchia” d’un ritrovamento. Naturalmente, la psicanalisi ama lo studio del vuoto, dentro l’inconscio. Darcy Anne Dolge esibisce un Test di Rorschach esperito dai medesimi reperti (la piuma, la conchiglia, l’osso ecc…), verso la completezza d’una loro rivitalizzazione. E’ la macchia che ha una propulsione, anziché un disfacimento. Qualcosa di simile accade nell’inconscio umano, e scatenando più o meno istintivamente una certa indole. Nel caso dei gemelli umani, spesso piace immaginare che quelli mantengano una “macchia” dell’organicità. Quanto istintivamente la loro indole si richiamerà al ricomponimento? E’ comune il fantasticare sul presupposto che i gemelli umani usino la telepatia…

Per lo psicanalista Lacan, negli stati di veglia il nostro sguardo è sempre eliso. Sparirà chi se lo ponga. Durante la veglia, nessuno s’accorgerebbe di “stare” a guardare, perché semplicemente, egli guarderà. Per Lacan, è invece importante la percezione che gli occhi sempre “si pongano” su qualcosa. Una mera visione servirà ad inquadrare, così da arrestarsi. Ma a Lacan interessa percepire un probabile “mimetismo” degli occhi. E’ la fenomenologia d’una visione che letteralmente “germogli”. Mimetizzati su qualcosa, noi prenderemmo posto, attorno a quella. Le farfalle ad esempio potranno avere il disegno d’un grande occhio, sulle loro ali. Questo “spaventerebbe” gli eventuali predatori. Sulle farfalle, il disegno d’un “falso” occhio per Lacan simboleggerebbe lo sguardo che “si ponga” su qualcosa, prima d’inquadrarla (banalmente). Facendo un sogno, è più facile percepire che questo essenzialmente ci accada. Lì, una nostra visione non inquadrerebbe niente. Le farfalle sbatteranno le ali, che noi percepiamo nella loro intermittenza. Nei sogni, i pensieri si succedono l’uno dopo l’altro, per “accavallamento”. Essi si faranno “vedere” solo ponendosi.

Darcy Anne Dolge esibisce “un’elisione” del ritrovamento, mediante la “macchia” d’inchiostro. Il Test di Rorschach è fondato sul “mimetismo” degli occhi, chiamati a riconoscere “caratterialmente” qualcosa, sul filtro dell’inconscio. Darcy Anne Dolge preferisce mantenere i reperti d’una piuma o d’un osso. Intorno a quelli, una macchia farà “germogliare” la nostra visione, esattamente come l’inclinazione caratteriale si può svelare inconsciamente, se rispondiamo al Test di Rorschach. Qualcosa che si mimetizza manterrà la propulsione alla sua intermittenza. Lo stesso avverrebbe per la germinazione, dove si svela un accavallarsi. Darcy Anne Dolge non si limiterà a far “arrestare” il nostro sguardo, sul reperto da lei fotografato. Sotto la “macchia” dell’istintività inconscia, sembra che noi conferiamo una “linfa vitale”, e contro ogni scheletrizzazione. Il nostro occhio non si porrà semplicemente, bensì si porrà al suo mimetismo. Esattamente come nel Test di Rorschach, è la caratterizzazione che deve contare. Ma quella avrà una sua germinazione, se a mimetizzarsi diventa il mero reperto (mentre una scheletrizzazione va percepita nell’intermittenza dell’organicità). Pare che anche Darcy Anne Dolge “giochi” ad esibire la figura della farfalla, come avviene nel Test di Rorschach. Qualcosa che più chiaramente ci aiuti a percepire la caratterizzazione “per sbattimento” dell’istinto alla vita, grazie al dettaglio delle ali. Queste infatti si mimetizzano, nella virtualità d’una “germinazione” per il volo.

Per lo psicanalista Lacan, la Cosa è il vuoto che un certo oggetto lascerebbe dietro di sé, ed in via appena intellettualistica. Così varrà la nostra percezione del suo “macchiarsi”. Quando gli uomini vanno a definire, e con la significazione concettuale, un dato ente (di tipo materiale od astratto), esso resta loro perduto per poi svanire. La Cosa per Lacan “macchierebbe” partendo da uno “scuotimento” dell’inconscio. E’ la riflessione concettuale ove “s’elide” la concatenazione logica. L’inconscio non incornicia alcun pensiero, ma lo mimetizza dentro la “macchia” della caratterizzazione istintiva. La Cosa per Lacan è “lo sbattimento” d’un oggetto che letteralmente “elide” la propria significazione. L’inconscio non si pone, bensì si mimetizza nel porsi. E’ il “carattere” che svuota tutta “l’apatia” del definire, mediante il concettualismo. Una macchia sempre va percepita in via mimetica ma elisa, rispetto alla virtualità d’una sua figurazione. Per lo psicanalista, ovviamente a “svuotarsi” saranno le libidini.

Darcy Anne Dolge esibisce una “propulsione” della caratterizzazione, anche tramite il dettaglio “sbattente” (e non incorniciante) delle ali, delle vertebre, dei germogli ecc… E’ una cosa che noi guarderemo macchiando l’elisione dei reperti da “archiviare”. Forse, possiamo immaginarci nel tentativo di rianimare le piume, gli ossi, le conchiglie ecc… Bisognerà che “spezziamo le catene” della scheletrizzazione, almeno mimetizzando questa in una caratterizzazione. In fondo, il Test di Rorschach ci consentirà di guardare lo “sbattimento” del “vuoto” entro la nostra facoltà di significare gli enti. A rianimare la scheletrizzazione, ci sarebbe il “massaggio” del carattere (più o meno istintivo), e sopra le macchie ad inchiostro. Dunque le fotografie di Darcy Anne Dolge si faranno quasi “strizzare”, dalle nostre pupille a “polpastrelli”? Questo ci confermerebbe che i reperti solo elisi avranno provato quantomeno a “mimetizzarsi”, tramite la loro caratterizzazione. Darcy Anne Dolge esteticamente chiede al nostro inconscio un piccolo aiuto, per rivitalizzare le scheletrizzazioni (della piuma, della conchiglia, degli ossi ecc…). Non ci basterà più documentare quanto esse abbiano perso un “mondo” di significati (in via naturalistica od antropologica).

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THE ELISION OF A FIND WHICH IS CAMOUFLAGED IN A CHARACTER

 

Artist Darcy Anne Dolge allows the skeleton and the feather “to break the chain” of their historicism. A find seems to us always “inferior”, after it lost the initial organicity. Maybe, that recovers an importance through the filter of a documentary research. So the archaeologist is literally “anxious” for discovering only one amphora, that allows him at least to historicize the environment where somebody lived. Immediately a bone “intrigues” us. Perhaps, its detachment for us (after we discovered it) will serve to ask who had it in his body. Darcy Anne Dolge is interested in photographing the skeletons and the feathers, also decorating their print. Conceptually, she tries to show a Rorschach Test. That is used by psychologists, who ask to glimpse a figure as we wish, inside the symmetry of an ink spot. So, it happens that a find paradoxically “recomposes” the essence of a character. We have to answer instinctively to the Rorschach Test, and “breaking some chains” of the awareness, “historicized” by the experience (both individual and social). Darcy Anne Dolge frames the bone or the feather through a propulsion, which literally “removes the stains from” an apathy of its finding. That is the Rorschach Test which not only “provides documentary evidence” of a character (psychologically), but also “recomposes” an organism (biologically). It is one thing if we unveil something, but it is another thing if we remove the stains from something… All the historicity in a find according to Darcy Anne Dolge even would come back to life. Often, she frames a twin couple of shells or bones. So, the find not only will be discovered, but also “sifted” through itself. A twin couple seems engendered by a propulsion, which “breaks the chains” of its historicity. However, finally how long will the “stain” of an inclination (instinctive, characterial, rational etc…) remain? Darcy Anne Dolge at the beginning photographs a find. According to her, the psychologism behind a character finally would be “put back in its order”, in the living organism. Darcy Anne Dolge shows a twin couple that tries to “find again” essentially itself. Virtually, that is the same situation of a skeletonization which recomposes at least every “stain” of its inclinations (characterial, instinctive, rational etc…). In some ways, we imagine that an archaeologist “cleans again” a find, for example after it was hidden underground. Darcy Anne Dolge prefers that the stains maintain themselves, after they “broke” the living organism (and precisely a feather, a bone, a shell etc…).

It would not be enough for us to provide documentary evidence of a find; we will have also to “sift” through its inclinations. However, these can be perceived only “in the stain” of a finding. Of course, the psychoanalysis loves to study the nothingness, inside the unconscious. Darcy Anne Dolge shows a Rorschach Test done by the same finds (the feather, the shell, the bone etc…), into a completeness of their revitalizing. That is the stain which has a propulsion, instead of a decay. Something similar happens in the human unconscious, and unchaining more or less instinctively a typical temperament. In the case of human twins, often we like to imagine that those maintain a “stain” of the organicity. How much instinctively will their temperament beckon itself to a recomposition? It’s common to daydream about the prerequisite that human twins use the telepathy…

According to psychoanalyst Lacan, being awake our look is always elided. Somebody able to place it will disappear. Being awake, nobody would realize to “stay” to watch, because simply, he will watch. According to Lacan, instead the perception for which eyes always “are placed” on something is important. A mere vision will serve to frame, so stopping itself. However Lacan is interested in perceiving a probable “camouflage” by the eyes. That is the phenomenology of a vision that literally “germinates”. If we are camouflaged in something, we would take place, around it. The butterflies for example could have the drawing of a big eye, on their wings. This element “would frighten” the eventual predators. On the butterflies, the drawing of a “false” eye according to Lacan would symbolize the gaze that “takes place” on something, before this one is (in a banal way) framed. Dreaming, for us it’s more easy to perceive something that essentially happens to us. There, our vision would not frame anything. The butterflies will flutter the wings, which we perceive in their intermittence. Dreaming, the thoughts follow one after the other, by their “overlapping”. These will allow to be “seen” only “taking place”.

Darcy Anne Dolge shows “an elision” of a finding, through the ink “spot”. The Rorschach Test is based on the “camouflage” of the eyes, called to recognize “temperamentally” something, on the filter of the unconscious. Darcy Anne Dolge prefers to maintain the finds of a feather or a bone. Around those, a stain will allow our vision “to germinate”, exactly like the part of character can be unconsciously unveiled, if we answer to the Rorschach Test. Something that is camouflaged will maintain the propulsion at its intermittence. The same would happen for the germination, where an overlapping is unveiled. Darcy Anne Dolge will not limit herself to allow our gaze “to be stopped”, on the find that she photographed. Under the “stain” of the unconscious instinctivity, it seems that we confer a “lifeblood”, and against every skeletonization. Our gaze will not simply take place, but will take place at its camouflage. Exactly like in the Rorschach Test, the characterization has the most important role. But this one will have an own germination, if the mere find is called to camouflage itself (while a skeletonization has to be perceived in the intermittence of an organicity). It seems that Darcy Anne Dolge “is playing” at showing the figure of a butterfly, as in the case of Rorschach Test. Something that more clearly helps us to perceive the characterization “on flapping” of the life instinct, through the detail of the wings. These in fact are camouflaged, in the virtuality of a “germination” for the flight.

According to psychoanalyst Lacan, the Thing is the vacuum that every object leaves behind itself, in a way just intellectualistic. So our perception of its “staining” will have a value. When men want to define, and by the conceptual signification, a precise being (both of material and abstract type), this one becomes “lost” for us, and finally disappears. The Thing according to Lacan “would stain” starting from a “waggle” of the unconscious. That is the conceptual reflection where the concatenation of logic “elides” itself. The unconscious does not frame any thought, but the unconscious camouflages the thought inside the “spot” of an instinctive characterization. The Thing according to Lacan is the “flapping” object which literally “elides” the own signification. The unconscious is not put, but is camouflaged putting itself. That is the “character” which empties all “the apathy” of a definition, through a conceptualism. A spot always has to be perceived in a way camouflaged but elided, respect the virtuality of its figuration. According a psychoanalyst, of course the lusts will have to “empty” themselves.

Darcy Anne Dolge shows a “propulsion” of the characterization, also through the “flapping” (and not framing) detail of the wings, the vertebrae, the buds etc… That is a thing that we will watch staining the elision of the finds which should be “archived”. Perhaps, we can imagine us trying to reanimate the feathers, the bones, the shells etc… We will have to “break the chains” of the skeletonization, at least camouflaging this one in a characterization. Fundamentally, the Rorschach Test will allow us to watch the “vacuum” which is “flapping” inside our power to signify the beings. To reanimate the skeletonization, there would be a “massage” of the character (more or less instinctive), and over the ink spots. So will the photographs of Darcy Anne Dolge almost be “wrung out”, by our pupils at “fingertips”? This situation would confirm to us that the finds only elided would have tried at least to “camouflage themselves”, through their characterization. Darcy Anne Dolge aesthetically asks our unconscious to help easily her, to revitalize some skeletonization (about a feather, a shell, the bones etc…). It will not be enough for us to provide documentary evidence about how some skeletonization lost a “world” of significations (in a way naturalistic or anthropological).

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