"Io sono un'opera d'arte - viaggio nel mondo della Performance Art"

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In copertina: Kyrahm, "il gioielliere" - Performance Art di Kyrahm e Julius Kaiser

E' uscito il nuovo libro dell'autrice Ilaria Palomba : una ricerca dove indaga con frequentazione diretta e interviste ai maggiori interpreti della body art, della performance art e della gender art, un mondo ai più ancora sconosciuto. I linguaggi del corpo con modalità anche estreme, ma guidati sempre da spirito altamente artistico.

Il viaggio è iniziato nel 2011 quando Lucia Pappalardo mi ha fatto conoscere il lavoro di Kyrahm e Julius Kaiser. Per la prima volta ho incontrato un sentire artistico a me ignoto ma estremamente profondo e affascinante, che ho vissuto come un richiamo intimo e archetipico. È proseguito poi sul versante teatrale nel momento in cui per la prima volta ho assistito a una Performazione di Antonio Bilo Canella (che ora lavora con la sua compagna Alessia D'Errigo e altri artisti presso il Cineteatro di via Valsolda) e Hossein Taheri, e ho partecipato ad un laboratorio da loro organizzato, ciò mi ha permesso di accedere a un universo onirico e rizomatico. Poi c'è stata la borsa di studio parigina presso il CeaQ che mi ha permesso di esplorare il pensiero della postmodernità di Michel Maffesoli e di approfondire gli studi filosofici e sociologici, grazie ai consigli di Vincenzo Susca e Fabio La Rocca, al confronto con Ornella Kyra Pistilli, Ludmille Ludi, ho iniziato a mettere per iscritto alcune riflessioni sul legame che ho riscontrato tra le aporie tragico-estatiche del tempo in cui viviamo e il richiamo onirico e archetipico delle differenti forme d'arte performativa cui mi è capitato di assistere. In questa ricerca l'incontro con Manuela Centrone, Savio De Bernardis, Angelique Cavallari e le serate Place a L'Art Performance sono stati centrali. Una volta in Italia, il workshop con Franko B., e l'incontro con i meravigliosi corsisti, mi hanno fornito le basi pratiche per accedere a questo assolutamente altro che è il mondo della performance art. Infine la collaborazione con Marco Fioramanti e l'incontro con Giorgio Patrizi, che ha scritto una bellissima prefazione al testo, hanno dato compattezza a quello che per me era iniziato come un lavoro di ricerca sociologica.Mi sono confrontata con artisti diversissimi tra loro, li ho seguiti, li ho intervistati, ho provato a descrivere ciò che mi hanno comunicato del loro mondo. Ho raccolto foto, testimonianze, ho esperito poi di persona la potenza dell'azione performativa, lasciando che accompagnasse il mio lavoro e la mia attività principale: la scrittura. 
(Ilaria Palomba)

Dalla Prefazione a cura di Giorgio Patrizi

“È uno sguardo complesso, elaborato, costruito su esperienza e immaginazione, quello che si fissa sulle dinamiche della performance e scruta l’identità sfaccettata del performer. Una identità che si costruisce su una visibilità e praticabilità del corpo totalmente innovative rispetto ai processi identitari a cui ci ha abituato la tradizione occidentale e le culture del soggetto, anche quelle ripensate dalle prospettive psicanalitiche del XX secolo. È che la cultura performativa è una singolare e composita rivisitazione di modalità espressive e rappresentative che hanno caratterizzato in modo peculiare l’universo della modernità. Ma d’altronde è una pratica che spezza qualsiasi codice preesistente – esperito, magari, anche nella “tradizione del nuovo”- per rivolgersi alla ricerca di un’oltranza sempre più avanzata, di una nuova, esasperata, rivisitazione della materialità dell’esistenza e della possibile spettacolarizzazione dei sensi. In questa dinamica, sempre rinnovantesi e sempre di difficile fruizione e decodificazione, acquista spessore e concretezza la riflessione che nasce – appunto attorno al corpo- dall’istanza di dar voce alla tensione che agita la materia e che mette in scena la spinta ad uscir da se stessi: una peculiare vitalità che, a questa tensione, dà fiato e movimento, e coraggio per sfidare la quotidianità più banale, verso un’alterità a cui è difficile dare nome o forma, ma che si pone come quella dimensione di verità in cui tutto prenderà un nuovo senso e un nuovo valore.”

 

 

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