IL "BOOMERANG" DELL'IMPILAGGIO CHE FA UNA "STECCA" SULLA DIVISIONE

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Dal 5 al 29 Dicembre 2017, era visitabile l’esibizione Enigma: truth and perspectives, coi dipinti ad acrilico su tela di Cassandra Stauffer, per conto della Minot State University – Hartnett Hall Gallery (North Dakota, U.S.A.). Lei aveva preso l’ispirazione da un suo viaggio in Terra Santa. Nei quadri, pare che la prospettiva “sventoli” sul plasticismo della figurazione. Ricostruiamo la fenomenologia d’un boomerang al lancio. Qualcosa che ricomporrà se stessa, ma tramite “la rifrazione d’un prisma”, se non sull’aria almeno sulla prospettiva. L’artista ha realizzato i quadri ispirata da alcune testimonianze, su come vivere in Terra Santa. Purtroppo, perdura il rischio che il nazionalismo politico alimenti il conflitto israelo-palestinese. Cassandra Stauffer preferisce una pittura dal cromatismo rigoglioso e pacificante, contro l’isolamento d’una desertificazione. La percezione del boomerang può appartenere “all’ondata” che travolge la città, oppure alla casa dove le pietre s’impilano fluttuanti come un tappeto a frange. Così, il plasticismo della figurazione ha la rifrazione della prospettiva, sul “prisma” dei toni “freschi e vivaci”.

Obiettivamente, in Terra Santa c’è il boomerang d’un muro protettivo, innalzato dal governo israeliano. Quello sterza lungo i colli, contro le “incursioni” del terrorismo palestinese. Ma il pragmatismo politico non può trattare l’alienazione per isolamento… Cassandra Stauffer rinuncerebbe a parteggiare, limitandosi a “sbandierare” la prospettiva. Peraltro, i writers palestinesi hanno già “sfruttato” il muro protettivo… Ci pare che Cassandra Stauffer essenzialmente ricomponga sulla pietra una libertà dell’aria. Così le case rappresentate rifrangono “una luce dalle ali”. L’aria si conserva il privilegio di poter scavalcare le asperità, ove non le penetri. I toni caldamente gialli dei quadri vivacizzano quelli desertici ed alienanti per isolamento del terreno reale. Sarà come se lo spettro visivo non tanto rifranga, ma “persino sventoli”. In Terra Santa, quanto la Fede dovrebbe “risvegliare” l’umanesimo, contro il conflitto etnico? L’artista visualizzerà un “boomerang” sulla prospettiva cui si dia “una sterzata”. Forse, politicamente non sarà fattibile abbattere il “muro” pregiudiziale della divisione; ma quantomeno esteticamente esso rifrangerà i “tanti colori” d’un pacificante arcobaleno. La Fede dà “una sterzata” alle nostre sicurezze, pure razionalistiche. L’arcobaleno può scavalcare gli ostacoli più alti delle montagne. Qui la forza del plasticismo sostiene “appena” la condivisione dei “tanti colori”. La prospettiva si percepirebbe quasi all’ultimo tentativo di “restringere” la vitalità individuale. Ma alla fine pure la pietra “arieggerebbe”, penetrata da una luce “svolazzante” come il tappeto a frange. Pacificamente, Cassandra Stauffer ha concesso una libera sospensione alla “sterzata” del plasticismo sulla prospettiva. E’ come se un grande “prisma” delle differenze antropologico-etniche ci “sventolasse” il proprio “abbraccio” sul mondo.

Possiamo pensare ai cinque sensi nel loro rapporto con l’esteriorità, anziché in se stessi? Così, diventa basilare la dimensione dell’accadere. Forse, Cezanne fu il primo pittore ad esibire una “sensazione” del plasticismo, in cui il nostro “filtro” del senso visivo non potesse “bloccarci”, ad esempio per una contemplazione. Esteticamente, valeva il proto-cubismo. Cezanne mostrava la sensazione “presa in se stessa”, avendo questa “una sua vitalità”. Subito, alla nostra vista si conferiva un ritmo. Il proto-cubismo accettava una logica della sensazione. Qualcosa tramite cui la nostra visione si mantenesse in rapporto con la sua esteriorità (non parendo più solo fine a se stessa). Allora, al plasticismo serviva il ritmo d’una “rivitalizzazione”. Il proto-cubismo di Cezanne lasciò che il nostro senso del vedere manifestasse una dimensione spazio-temporale “al solo accadere del dipinto”. Il plasticismo letteralmente servì a “ritmare” la configurazione degli uomini, delle case, dei colli, degli alberi ecc… Ciò che accade sempre si percepisce “in una duttilità” fra lo spazio ed il tempo, la quale “ricomponga” l’attualità.

In Terra Santa, il muro protettivo sarà virtualmente “dissolto” dai writers. Esso guadagnerà la medesima imponenza dell’onda anomala, forse spronandoci a cercare “l’appiglio” all’arte. Esteticamente, quanto l’alzare un duro muro lungo l’aridità molle ci sembra “sbagliato”? Ma Cassandra Stauffer raffigura anche la gru, che girerà come “un prisma rachitico”, in mezzo alle case dove la pietra avrà la duttilità dell’arieggiarsi. C’è il quadro che mostra “un’ondata” non più salina (citando il Mar Morto), a rinfrescare il calore della giornata. Sembra che l’artista genericamente “accusi” lo sviluppo urbano ed edilizio. La gru ad esempio “steccherebbe” contro il plasticismo meglio rifrangente delle case solo vecchie. La percezione dell’ondata è interessante, giacché in Terra Santa i governi hanno provveduto a canalizzare. Oggigiorno, pare che il Mar Morto rischi di scomparire per evaporazione. Ma ci sarà la coscienza civica di ricomporre la “duttilità” d’un ecosistema? In Terra Santa, si deve ricordare lo scontro sui coloni israeliani, oltre il fragile confine di stato. L’artista usa una tavolozza perfino “arlecchina”, in merito alle mura. Qualcosa che paradossalmente vivacizzi il “rachitismo” del confine, “steccandone” l’abitabilità “al varcare l’arcobaleno” della pace, più “duttile” in quanto abbracciante. E’ l’ondata della duna che “arieggi” per lucentezza, e perso il “blocco” dell’aridità. Cassandra Stauffer raffigura il dolce ritmo dei colli col verde rigoglioso. Più in generale, pare che lei avanzi un proto-cubismo fra le “frange” dell’accensione ed il “ricompattarsi” delle freschezze, con le prime “a sterzare” per abbraccio delle seconde. Quanto bisognerà percepire il Mar Morto od il Lago di Tiberiade come “un arcobaleno”, che vivacizzi l’isolamento d’una desertificazione? C’è il cielo puramente blu, nei dipinti di Cassandra Stauffer. In città, la prospettiva architettonica può rifrangersi come una “tenaglia”. Simbolicamente, è il “muro” dell’arcobaleno che vorrà stringersi con l’uomo addirittura in quanto “abbattuto”. L’artista mantiene una tonalità certo “calda” per vitalità (in specie col giallo ed il rosso), che non ci “blocca” sulla mera contemplazione. Una “steccata” della prospettiva, che prenderà “a tenaglia” l’intera urbanizzazione, alla fine aprirebbe “un ventaglio di… baci”, sul “prisma” delle mura assai plastiche. Ciò che appare impilato conserverebbe una “via” (P.S. chissà quanto segreta, citando il titolo della mostra?) per lasciarsi scavalcare, grazie ai gradini sulle crepe. Politicamente, sarà il muro che non divida più le diverse etnie.

 

Recensione d’estetica per la mostra Enigma: truth and perspectives, coi dipinti di Cassandra Stauffer, che fu allestita a Minot (North Dakota – U.S.A.) dal 5 al 29 Dicembre 2017

 

 

 

THE “BOOMERANG” OF A STACKING THAT MAKES A “MISCUE” ON A DIVISION

 

From 5 to 29 December 2017, people could visit the exhibition Enigma: truth and perspectives, with the paintings in acrylic on canvas of Cassandra Stauffer, inside the Minot State University – Hartnett Hall Gallery (North Dakota, U.S.A.). She was inspired by her travel in Holy Land. In the pictures, it seems that the perspective “fans itself” on the plasticism of a figuration. We rebuild the phenomenology of a thrown boomerang. Something that will recompose itself, but through “the refraction of a prism”, maybe not in the air but at least on the perspective. The artist realized the pictures because she listened some testimonies about how we can live in Holy Land. Unfortunately the risk, for which the political nationalism feeds the conflict between Israel and Palestine, persists. Cassandra Stauffer prefers a painting with a luxuriant and reconciling chromatism, against the isolation of a desertification. The perception of a boomerang can belong “to a surge” that devastates the city, or else to the house where the stones are stacked fluctuating like a carpet with the fringes. So, the plasticism of a figuration has the refraction of a perspective, on a “prism” of the “fresh and lively” tones.

Objectively, in the Holy Land there is the boomerang of a protective wall, erected by the government of Israel. That one steers along the hills, against the “raids” of Palestinian terrorism. However the political pragmatism can not debate the alienation after an isolation… Cassandra Stauffer would give up to root for, limiting herself to “wave a flag” of the perspective. However, the Palestinian writers already “took advantage” of the protective wall… It seems to us that Cassandra Stauffer essentially recomposes on the stone a freedom of the air. So the represented houses refract “a light of the wings”. The air maintains the privilege to be able to pass over the asperity, if the first can not penetrate the second. The tones warmly yellow of the pictures liven the desert and alienating by isolation (from the real terrain) tones up. That will happen as if the visible spectrum not so much refracts, but “even fans itself”. In the Holy Land, how much should the Faith “reawaken” the humanism, against an ethnic conflict? The artist will visualize a “boomerang” on the perspective to which “a sudden shift” happens. Perhaps, politically we will not able to demolish the prejudicial “wall” of a division; but at least aesthetically that one will refract the “many colours” of a reconciling rainbow. The Faith gives our certainties (also rationalistic) “a swerve”. A rainbow can pass over the highest obstacles of the mountains. Here the strength of the plasticism “only” supports the sharing of “many colours”. The perspective would be perceived almost at the last attempt to “restrict” the individual vitality. But finally also the stone “would air out”, penetrated by a “fluttering about” light as a carpet with fringes. Peacefully, Cassandra Stauffer concede a free hanging to the “steering” of the plasticism on the perspective. That happens as if a big “prism” of the anthropological and ethnic differences “fans” for us its “embrace” on the world.

Can we think about the five senses in their relationship with the externality, instead of in themselves? So, the dimension of happening becomes fundamental. Maybe, Cezanne was the first painter who showed a “sensation” of the plasticism, where our “filter” of the visual sense could not “block us”, for example by a contemplation. Aesthetically, there a proto-cubism counted. Cezanne showed a sensation “taken by itself”, because it has “an own vitality”. Immediately, a rhythm was conferred to our vision. The proto-cubism accepted a logic of the sensation. Something through which our vision maintained itself in the relationship with its externality (because it appeared no more only an end in itself). So, the plasticism needed the rhythm of a “revitalization”. The proto-cubism of Cezanne allowed our sense of the vision to show a space-temporal dimension “only in the happening of a painting”. The plasticism literally helped to “give rhythm” to the configuration of the men, the houses, the hills, the trees etc… Something that happens is always perceived “in a ductility” between the space and the time, which “recomposes” the actuality.

In the Holy Land, the protective wall will be virtually “melted” by the writers. It will gain the same prominence of a rogue wave, maybe spurring us to look for “the toe hold” of art. Aesthetically, how much does the erection of a hard wall, along the soft aridity, seem “wrong” to us? However Cassandra Stauffer represents also a crane, which will rotate like “a stunted prism”, in the middle of the houses where the stone will have the ductility of airing out. There is the picture that shows “a surge” no more saline (mentioning the Dead Sea), to refresh the heat of the day. It seems that the artist generically “reports” the urban and building development. The crane for example “would make a miscue” against the plasticism by the best refraction in the only old houses. The perception of a surge is interesting, because in the Holy Land the governments provided for the canalizations. Nowadays, it seems that the Dead Sea risks to disappear, by the evaporation. However, will the civil awareness, to recompose the “ductility” of an ecosystem, be present? In the Holy Land, we have to remember the conflict about the Israeli settlements, beyond the fragile State border. The artist uses a palette even “colorful harlequin”, about the walls. Something that paradoxically livens the “rickets” of a border up, “making a miscue” on its habitability “while the rainbow of a peace” (more ductile because it can embrace) is crossing over. That is the surge of a dune which “airs out” by a shininess, and losing the “block” of aridity. Cassandra Stauffer represents the sweet rhythm of the hills with a luxuriant green. More in general, it seems that she promotes a proto-cubism between the “fringes” of a lighting and a “recompacting” freshnesses, while the first elements “are steering” on the embrace from the second elements. How much will we have to perceive the Dead Sea or the Lake Tiberias like “a rainbow”, which livens the isolation of a desertification up? There is a sky purely blue, in the paintings of Cassandra Stauffer. In the city, the architectural perspective can become refracted like the “pincers”. Symbolically, that is the “wall” of a rainbow which would cling to the man even because it was “demolished”. The artist maintains a tonality surely “warm” by its vitality (especially through the yellow and the red), which does not “block” us on a mere contemplation. A “miscue” of the perspective, that will be “in a pincer movement” on the entire urbanization, finally would open “a fan of… kisses”, on a “prism” of the walls very plastic. Something that appears stacked would preserve a “way” (P.S. who knows how much secret, mentioning the title of the exhibition?) to allow its overtaking, through the steps on the cracks. Politically, that will be the wall no more able to separate the different ethnicities.

 

Aesthetics review for the exhibition Enigma: truth and perspectives, with the paintings of Cassandra Stauffer, that was arranged in Minot (North Dakota – U.S.A.), from 5 to 29 December 2017

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