Fondamentali ma senza diritti: gli operatori della cultura e la gestione italiana della professione

artisti, gallerie, mostre, eventi, artistici, articolo di arte

Dal restauro di un dipinto alla conservazione di un reperto; dall’organizzazione di una mostra alla stesura di un testo critico; dalla gestione di un museo alla tutela di una collezione privata. Non esiste alcun campo, tra quelli elencati, nel quale non siano richieste precise competenze e capacità e come nessuno affiderebbe mai la propria salute ad uno storico dell’arte, sarebbe bene che nessuno affidasse l’organizzazione di una mostra ad un perito agrario. Purtroppo il mondo dell’arte e della cultura non gode, se non dal punto di vista meramente formale, di figure professionali accreditate al mestiere. L’unica categoria che – recentemente – ha ottenuto una notevole tutela è quella dei restauratori i quali, in base alle modifiche dell’art. 182 del D.lgs 22 gennaio 2004 nr. 42, per definirsi tali devono presentare un elenco documentato delle attività svolte o superare un esame di stato. Ottima notizia, se si pensa che nelle mani dei restauratori è il futuro del patrimonio del Paese, ma il settore dell’arte è rappresentato da molte altre categorie specialistiche che, allo stato attuale, non godono di alcuna tutela legale e fiscale né di alcuna convalida professionale.
I cosiddetti operatori della cultura (storici, critici, curatori), non hanno né un proprio ordine professionale, né un albo di riferimento i quali, com’è noto, hanno lo scopo di salvaguardare non solo l'attività dei professionisti ed i clienti che a loro si rivolgono, ma anche di stabilire regole per la gestione della professione, assicurando conformità di servizi, onorari e soprintendenza legale.
L'accesso e la registrazione agli albi professionali è successiva all'ottenimento di un titolo di studi coerente con la professione ed in alcuni casi è necessario, come per i restauratori, presentare comprovata documentazione di praticantato o superare un esame di stato. Questi passaggi consentono di inserire in un albo professionale soggetti istruiti e competenti, in grado di garantire un servizio professionale di alto livello. Attualmente, professioni come quella del critico d'arte non solo non godono di alcuna tutela, ma non esistendo alcun parametro per l'inizio dell'attività professionale, capita spesso che persone senza alcuna competenza specifica si autodefiniscano critici d'arte e pratichino una professione che – in un sistema dell'arte funzionante – sarebbe di grossa responsabilità. Stessa cosa accade nell'ambito della curatela, nel quale è ancora più semplice poter entrare, poiché non è nemmeno necessario ricevere un accreditamento (informale) da parte di una testata giornalistica.
In un paese come l'Italia, che detiene il maggior numero di beni culturali del mondo, le professioni dell'arte dovrebbero avere un peso notevole, sia per la promozione e la tutela, sia per la definizione di indirizzi culturali in grado di far progredire il territorio nazionale e renderlo competitivo.
La critica d'arte, la curatela artistica e tutte le altre professioni legate a beni ed attività culturali dovrebbero necessariamente essere gestite da professionisti del settore, con una formazione adeguata. Un albo professionale, pertanto, avrebbe lo scopo di indicare non solo diritti e doveri, ma anche di suggerire figure professionali adatte alle esigenze di enti pubblici e privati.
L'assenza di un albo professionale inoltre, pone problemi anche dal punto di vista fiscale e deontologico: non esistono un tariffario minimo e massimo di prestazione, né una cassa professionale, pertanto il lavoro degli operatori della cultura è spesso soggetto a pressioni e ricatti sia da parte del privato che del pubblico, poiché l'operatore non ha modo di stabilire una cifra adeguata alla propria attività. Inoltre, in assenza di un reale accreditamento alla professione, spesso soggetti improvvisati offrono prestazioni a basso costo o persino gratuite, praticando non solo concorrenza sleale in alcun modo punibile, ma anche ledendo il diritto dei professionisti di richiedere una cifra proporzionata al proprio impegno.
La mancanza di un tesserino professionale, inoltre, non consente di essere riconoscibili e cancella la possibilità di usufruire di agevolazioni all'interno di istituzioni museali o artistiche in genere (come ingressi gratuiti o ridotti), a differenza di altre categorie professionali (come i giornalisti) che invece – paradossalmente – ottengono accessi gratuiti e numerose facilitazioni.
Appare inevitabile, pertanto, stabilire una regolamentazione adeguata in virtù delle professioni legate alla cultura, anche per garantire ai professionisti del settore sbocchi professionali che – allo stato attuale – non esistono (si vedano le attribuzioni di specifici incarichi artistici, come presidenze di fondazioni, direzioni di musei, curatela dei eventi culturali, a figure professionali che con l’arte non hanno a che fare, quali avvocati, medici, giornalisti..).
Come per qualunque ambito professionale, anche per gli operatori della cultura dovrebbe essere previsto un percorso formativo propedeutico all’accesso alla professione (basti pensare che per diventare medici o avvocati sono necessarie lauree in medicina e giurisprudenza, che garantiscono l’accesso alla professione esclusivamente a chi ha una formazione inerente al proprio ambito d’intervento), comprovato non solo dall’attestato di laurea, ma anche da un periodo di tirocinio e praticantato, non ricevendo, allo stato attuale - in ambito universitario - alcuna formazione pratica specifica, che garantisca una preparazione adeguata a svolgere una determinata professione.
In un paese che potrebbe vivere - se lo volesse – solo grazie al proprio patrimonio storico-artistico, è fondamentale che si prenda coscienza dell’importanza degli operatori culturali e della necessaria regolamentazione del loro ruolo all’interno del sistema dell’arte e della cultura.
Non ci speriamo molto, viste anche le non poche polemiche legate alla volontà di eliminare albi ed ordini professionali, ma ci auguriamo che il nuovo governo ed il nostro nuovo Ministro, sappiano essere lungimiranti. Il futuro della cultura italiana, passa dalle nostre mani ed è importante offrirci gli strumenti per consentirci di reggerlo.

 

L'immagine dell'articolo è tratta dal sito http://www.fondazione3m.it/immagine/15071