// Focus on cultural worker // L’arte contemporanea foriera di sviluppo economico: la scommessa (vinta) di Alberto Dambruoso

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Quando l’arte contemporanea diviene veicolo per un reale sviluppo dell’economia attraverso la riqualificazione territoriale. La residenza artistica di Cosenza, “Bocs Art” – basata sui principi della multidisciplinarietà e interattività con il fruitore - costituisce l’esempio calzante che contraddice chiaramente l’opinione degli scettici che negano le potenzialità di sviluppo economico provenienti da investimenti nella cultura.  Giunto alla seconda edizione, il vasto progetto “Bocs Art” – finanziato dall’Unione Europea - continua a mietere successi di pubblico e di adesione da parte di centinaia di artisti italiani e stranieri. Ne parliamo, per approfondire le tematiche, i linguaggi e gli obiettivi dell’iniziativa, con il direttore artistico, Alberto Dambruoso, ideatore de I Martedì Critici.  

Dai Martedì Critici alla Residenza artistica “Bocs Art”: come nasce questo progetto e qual è il suo nucleo tematico?  

Il progetto dei “Bocs Art” a Cosenza nasce per la volontà del primo cittadino di Cosenza, Mario Occhiuto (riconfermato alle recenti elezioni amministrative), che ha fatto costruire nel corso del suo ultimo mandato elettorale 27 box artistici in un’area verde della città a ridosso del centro storico, sia al fine di rivitalizzare una zona poco frequentata della città, sia per ricreare una sorta di botteghe medievali legate alle arti e ai mestieri, in modo da favorire l’interazione con il pubblico cittadino. Sono stato chiamato direttamente da Occhiuto a curare il progetto di residenza che ho suddiviso in sette sessioni nel corso del 2015 e che ha visto la presenza di oltre 180 artisti.  Questa che si è inaugurata una decina di giorni fa è la prima residenza del 2016.

I finanziamenti dell’Unione Europea hanno permesso di riqualificare  - a Cosenza - l’area del lungofiume Crati, con la costruzione di 27 box prefabbricati che hanno ospitato gli artisti invitati alla prima edizione di “Bocs Art” del 2015. Qual è il rapporto, a suo avviso, tra arte contemporanea e riqualificazione territoriale? Se la sente dunque, dopo il successo di pubblico registrato lo scorso anno per “Bocs Art”, di smentire la famosa frase pronunciata da Tremonti “Con la cultura non si mangia”?

Ci vuole davvero poco a smentire l’affermazione di Tremonti. Basterebbe solo guardare il giro d’affari generato dalle case d’asta nel reparto dedicato all’arte contemporanea, oppure vedere il numero dei visitatori dei Musei d’arte contemporanea, sempre in aumento negli ultimi anni.  E, anche se la cultura a breve termine non dà quei risultati quantitativi che possono offrire invece altri comparti, è altrettanto vero che a lungo termine la cultura può incrementare il numero delle persone interessate e generare nel tempo un indotto più consistente di quello di altre attività. In altre parole, se nell’immediato la cultura rende poco, è un sicuro investimento per il futuro, come succede spesso con le opere d’arte.

Cosa significa lavorare in una zona “depressa” del Sud Italia come la Calabria, puntando sulla rinascita culturale ed economica del territorio?

Significa ad esempio offrire la possibilità a tante persone del luogo di vedere l’arte contemporanea senza essere costretti a spostarsi a Roma, Napoli o Milano. Ma significa anche doversi confrontare con persone che guardano il progetto a volte con diffidenza. Non è stato sicuramente facile lavorare in un contesto praticamente vergine per questo tipo di linguaggi, ma i risultati ottenuti, ad un anno di distanza dalla nascita del progetto, sono incoraggianti e lasciano ben sperare per il futuro.

Dalla pittura alla scultura, dalla performance alla video-installazione, con un ampio spazio dedicato alla street-art. Sono molteplici i linguaggi espressivi degli artisti, italiani e stranieri, invitati in residenza. Ci parla del carattere multidisciplinare di “Bocs Art”?

Il progetto dei “Bocs art” è nato fin dal principio all’insegna della multidisciplinarietà, perché a mio avviso occorre offrire al pubblico uno spaccato di tutti i linguaggi  con i quali si esprimono oggi gli artisti, non privilegiandone quindi uno o pochi ma tutti e possibilmente tutti insieme. La varietà delle espressioni artistiche ritengo sia un valore e rifletta maggiormente la contemporaneità.

Il progetto prevede un’ampia interazione con il pubblico attraverso l’accesso agli studi degli artisti e la fruizione diretta delle opere d’arte nella loro fase di realizzazione, ma anche attraverso i workshop. Ci può spiegare come sono strutturati questi ultimi?

Sì, l’idea dell’interazione con il pubblico, come già detto, è stata fin da subito una delle priorità del progetto e al contempo un suo punto di forza. Gli stessi box, dove vivono e lavorano gli artisti, sono tutti dotati di grandi vetrate al piano terra che permettono ai passanti di poter vedere all’interno l’artista all’opera. Durante tutte le sessioni finora organizzate la maggior parte degli artisti ha interagito con la città in diversi modi: realizzando performance in giro per il centro storico, collaborando con le scuole locali, con il coro della chiesa oppure con alcune sarte. E’ difficile ricordarle tutte, ma credo che almeno la metà degli artisti finora giunti in residenza abbia coinvolto la collettività in fase di progettazione e a volte anche di esecuzione dell’opera.

Qual è la differenza tra la prima edizione di “Bocs Art” e l’edizione di quest’anno?

Non vedo grandi differenze tra la prima e la seconda edizione dei “Bocs Art” e infatti, in una recente intervista ho affermato che il progetto di residenza artistica del 2016 nasce all’insegna della continuità. Il progetto resta al momento uguale a quello dello scorso anno anche perché, a dire il vero, abbiamo sempre lavorato con tempi record e con un ritmo incalzante, assecondando i desiderata del Sindaco. Non vi è stato ad esempio ancora il tempo di poter programmare una residenza tematica che potrebbe costituire una novità in tale direzione. Vedremo se ci riusciremo nel tempo.

A suo avviso l’arte è rivoluzionaria?

L’arte è forse l’unico spazio di libertà rimasto oggi all’uomo.  L’arte è stata in passato rivoluzionaria e credo che lo possa essere anche in futuro. L’Avanguardia funzionava proprio in questo modo. Io con I Martedì Critici mi sono ispirato al passato proponendo però qualcosa che parla del presente e che guarda al futuro.

 

 

https://imartedicritici.com/residenzeartistiche/

 

 

 

 

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