"Focus on artist": il sincretismo folklorico-surrealista nella pittura di El Gato Chimney

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Un universo creativo estremamente peculiare, caratterizzato da ispirazioni derivanti dalla pittura fiamminga e  surrealista che si innestano - in un appassionato tripudio cromatico - ad elementi figurativi simbolici tratti dalla storia dell’antropologia, dalle scienze naturali, dall’iconografia biblica, dal realismo magico. In un sincretismo folklorico-surrealista di notevole impatto percettivo. Questa settimana, per la rubrica “Focus on artist” - dedicata agli artisti italiani ed internazionali che con la loro opera contribuiscono ad innovare il panorama contemporaneo – Lobodilattice ha intervistato El Gato Chimney alias Marco Campori, giovane pittore originario di Milano. Dall’incipit del suo percorso come street artist al passaggio verso una complessa, definita ed eterogenea identità artistica: la parola a El Gato Chimney.

Nel tuo percorso artistico, com’è avvenuto il passaggio dal background di street artist a una dimensione originale di identificazione artistica?

Il passaggio è stato graduale e piuttosto involontario, nel senso che il mio approccio alla strada è stato totalmente spontaneo, non ho fatto scuole d'arte e l’ho sempre vissuto come bisogno personale. Nei primi anni del 2000, fare a Milano quello che oggi viene chiamata "street art" voleva dire far parte del gruppo di persone più creative in circolazione, lo dico con il senno di poi e non necessariamente parlando di me. In pochi se ne ricordano o fanno finta di non ricordarsene per tornaconto o perchè non ne facevano parte all'epoca...ma certe strade di Milano si risvegliavano quasi ogni mattina con un tripudio di creatività e idee artistiche geniali e io ne rimasi totalmente folgorato. Certo, come capita spesso non tutto era degno di nota,  ma è anche vero che i più all'epoca non avevano mire artistiche, non si sapeva nemmeno di fare "street art". La cosa strana è che molti di questi artisti che mi hanno stimolato, insegnato e aiutato a crescere (consapevoli e non) e che hanno creato in Italia tutto questo, oggi non vengono nemmeno citati sui libri che si arrogano il diritto di raccontare la storia della street art italiana...anni e anni di lavoro costante e realmente in strada spazzato via dalla memoria artistica con la stessa ignoranza dei lavori spazzati via dalle strade dalle ordinanze comunali . Resta il fatto che la cosa con il tempo è cresciuta in tutto il mondo,  si sono cominciate a fare le prime mostre nazionali e internazionali e mi sono ritrovato nel meccanismo dell'arte..ma sono passati molti anni prima di prendere in considerazione di lasciare il mio lavoro da operaio per dedicarmi totalmente alla mia arte.  Con il tempo mi sono sentito sempre più distante dalla visione globale della street art e questo mi ha portato a prediligere sempre di più il lavoro in studio piuttosto che in strada, conducendomi a quello che faccio oggi...però devo ammettere che certi meccanismi dell'arte mi sono ancora estranei e continuo a guardarli con diffidenza e con un sincero sbalordimento.

Da dove nasce la tua passione per la storia naturale, il realismo magico, l’iconografia biblica e  l’antropologia culturale, elementi che formano il sincretismo folklorico-surrealista della tua opera?

Ho  sempre subito il fascino dei diorami dei musei di scienze naturali, delle wunderkammer, delle simbologie occulte e dei dipinti pieni di dettagli.  Quando ho voluto abbandonare uno stile grafico in favore di uno più pittorico i miei primi riferimenti sono stati subito la pittura fiamminga e quella surrealista. Mentre cercavo di approfondire questi generi artistici,  ho cominciato a venire in contatto con argomenti nuovi che mi hanno coinvolto sempre di più, spostando la mia attenzione e ricerca su queste nuove scoperte. Mi ero reso conto di come la magia, lo shamanesimo, l'arte tribale, il folklore e le arti popolari, fossero importanti per quello che volevo fare, di come tutto questo avesse delle radici comuni e si fondessero perfettamente con il  mondo animale,  e non di meno di come mi appassionasse scoprire e riscoprire certi aspetti culturali, sia da un punto di vista antropologico che estetico. Tutto questo ha fatto nascere il mio lavoro attuale, che comunque è in continua evoluzione, proprio come i miei studi. Posso quasi dire che le mie ricerche e i miei interessi sono la mia arte.

Quali sono i tuoi riferimenti artistico-letterari sia nello stile/forma che nella contenuto/sostanza?

Veramente molti, praticamente tutto quello che tocca gli argomenti citati prima, da arte antica a quella contemporanea, da quella colta a quella popolare, simbologia, art brut, arte tribale, arte votiva, magia, dall'incisione alla scultura e ovviamente la zoologia, soprattutto quella antica e "inesatta", con maggiore attenzione all'ornitologia.

Qual è il tuo pensiero sull’italian newbrow, dato che in diverse occasioni hai realizzato mostre con Ivan Quaroni? E cosa pensi dell’attuale panorama artistico contemporaneo sia italiano che internazionale ?

Si, spesso sono stato coinvolto in mostre da lui curate, ma mai in quelle del progetto italian newbrow. Comunque penso sia stata un ottima intuizione, è riuscito a riunire molti dei più bravi giovani artisti italiani e credo che tutto questo abbia stimolato molti degli addetti ai lavori, soprattutto nei primi anni.

Io cerco sempre di essere molto ottimista, amo il mio Paese ma onestamente il panorama italiano mi mette sempre un po’ di ansia: da una parte vedo tantissimi bravi artisti e delle idee curatoriali interessanti, dall'altra moltissime difficoltà ad inserirsi in un contesto diffidente, lento, ritardatario e un po' troppo circoscritto. In più mancano quasi totalmente strutture pubbliche che si occupino di arte contemporanea. Questo rende a mio avviso molto incerto il percorso per un artista e non fa bene alla produzione, che rischia di limitarsi per rientrare in schemi già scritti. All'estero, dalle mie piccole esperienze, non è che sia tutto rose e fiori, ma si respira un aria molto più rilassata, le opportunità espositive ed editoriali sono maggiori, i critici e i curatori sono molto più liberi di scrivere e occuparsi di quello che realmente piace loro,  il pubblico è educato non solo ad apprezzare l'arte, ma anche a rispettarla, la figura dell'artista è riconosciuta come “professionale” a tutti gli effetti e anche per questo strutture pubbliche sono impegnate alla divulgazione di arte contemporanea, soprattutto di artisti nazionali. Non c’è una città europea che ho visitato in cui non mi sia imbattuto in mostre di giovani artisti all’interno dei musei o fondazioni. E tengo a precisare che ne sto facendo un discorso puramente culturale..

Insomma, posso sbagliarmi e spero di ricredermi, ma fino a quando sentirò parlare nei talk show di quanto spettacoli televisivi come Sanremo rappresentino l’esempio massimo della cultura italiana e dei suoi cambiamenti più contemporanei, continuerò a pensare che ci sono prospettive decisamente diverse tra qui e altri paesi.

Cosa pensi della pittura, linguaggio che nella società liquida, è stato spesso dato per spacciato?

La pittura è uno dei tanti strumenti che si ha a disposizione, non è meglio o peggio di altro. Non è la tecnica a fare la differenza ma come la usi e cosa riesci a comunicare con essa. Per me non si tratta di trovare soluzioni innovative e "mai viste prima" con questo strumento, magari sotto questo punto di vista potrebbe essere esaurita...ma in fondo ogni persona ha il suo modo di dipingere che la rende di fatto "nuova e diversa", per me si tratta di usare il mezzo più idoneo a se stessi, con cui si ha istintivamente più feeling, da cui si è naturalmente attratti. Trovo necessario cercare di prendere sempre maggiore confidenza con il medium con cui lavoro per essere il più veloce e spontaneo possibile. Quindi per me la pittura compie ancora il suo dovere e continuerà a farlo ancora per moltissimo, il fascino, le sensazioni e la magia che trasmette, sono ancora uniche per chi le sa cogliere.

Quali sono le tecniche pittoriche che prediligi e da dove deriva il tuo pseudonimo?

Mi trovo molto bene con l'acrilico e recentemente con acquarello e tempera. Trovo che si adattino moltissimo al mio modo di lavorare e di essere, sono immediati e veloci, senza richiedere grandi attese di asciugatura e questo mi permette di concentrarmi senza distrazioni sullo stesso lavoro fino a quando ne sento la necessità.

Il mio pseudonimo invece nasce quando ho cominciato a fare le mie cose in strada, racchiude i due soggetti che utilizzavo come "loghi" principali del mio lavoro, cioè il gatto (uno dei miei animali preferiti) e il comignolo, elemento ricorrente delle mie strutture steampunk dei miei primi lavori. Con il tempo molte cose sono cambiate e si sono evolute, ma il nome per tanti motivi diversi è sempre rimasto.

Tra inconscio,  immaginazione, percezione e realtà: cosa pensi dell’esistenza di mondi paralleli?

Non credo nell’esistenza di mondi paralleli, credo però che nel mondo ci siano molte più cose di quelle che vediamo con gli occhi, semplicemente non sappiamo o non vogliamo vederle, ma questo non è che sia necessariamente un male.

A tuo avviso l’arte è rivoluzionaria?

L'arte è sempre rivoluzionaria verso se stessa, può capitare che lo sia anche in senso più ampio, ma questo accade involontariamente e spesso in maniera diversa da quello che ci si aspetta.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In questo momento la mia preoccupazione principale è riuscire ad evolvere ulteriormente il mio lavoro, ho da tempo diverse idee in testa che voglio riuscire a realizzare il più presto possibile.

 

http://www.steambiz.com/

 

Foto di Antonio Colombo Arte Contemporanea

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