FEAR OF THE INFORMAL… e il desiderio di andare oltre. Intervista a Francesco Cecere

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Attraverso la ricerca Informale, il giovane artista napoletano Francesco Cecere  si racconta tra le righe di una vita caratterizzata da sogni,  paure, incertezze, esperienze reali, sentimenti viscerali,  spesso generati da reazioni alchemiche, a tratti mistiche legate per certi versi alle origine che affondano nella terra di Partenope. Un rapporto intenso quello per la città di Napoli, così come i sentimenti conflittuali che alimentano da anni  l’ispirazione artistica di Francesco Cecere.
Durante la nostra conversazione ripercorriamo alcune tappe fondamentali dell’artista stesso. Dalla formazione accademica con tutto quello che, l’istituzione dona e toglie durante gli anni più delicati per un artista, al sistema di valorizzazione dell’arte in una capitale europea di confine come Napoli, per concludere con il disquisire sulla propria ricerca e di come  sia cambiata nel corso degli anni.
Le fondamenta  del  lavoro di Francesco Cecere, sono da ricercare in un figurativo importante,che quasi subito si scontra inconsciamente  con un sentire differente. Il punto di rottura risalente  agli anni dell’Accademia originano il cambiamento tutt’ora in atto. Nonostante l’esperienza ormai maturata e il continuo passare del tempo, l’Informale genera costantemente sentimenti vivi, confluenti oggi nell’ultimo lavoro.. FEAR OF THE INFORMAL

Chi è Francesco Cecere, uomo e artista?
Uomo che, è anche artista.
… le parole scritte di un Amico, possono in parte chiarire me stesso, forse uno dei pochi a conoscere di me, anche le cose che io stesso ignoro…“ La pittura quando è arte, se lo è davvero per molti, per lui è la vita stessa che lo ha generato dai suoi sogni non sempre felici e che, oggi trovano spazio ma, soprattutto ritrovano forza attraverso le opere altrimenti sacrificate al silenzio degli occhi.  Cecere Francesco così come raccontano i suoi lavori è figlio di un’epoca strizzata nel presente, come del dentifricio in un tubetto ormai traboccante, la terra è un luogo comunque piccolo”… parole dell’amico Vincenzo Pirozzi

La tua vita personale  e artistica si forma nella città di Napoli. Cosa significa per un giovane artista affermarsi in una città lontana dai salotti culturali per eccellenza?
La mia vita è un tutt’uno con la pittura, anche perché senza l’una non esisterebbe l’altra.Si forma tra Napoli e varie città italiane ed estere (Londra e Berlino). Napoli per me rappresenta l’eterno conflitto, scapperei ma, non resisto lontano. Una sorta di odio e amore.

Studi conseguiti con grandi successi e riconoscimento nell’Accademia di Belle Arti. Ad anni di distanza, cosa le istituzioni accademiche sono in grado di dare ad uno studente e di cosa privano lo stesso?
Sono molto deluso dalle istituzioni ma, non credo di essere l’unico, anche perché in una città come Napoli, dove tutto è prioritario ma nulla è necessario la cultura e, quindi l’arte se sparissero sarebbe meglio. Nessuno se ne accorgerebbe.

I tuoi primi lavori risalgono a quasi venti anni fa. Un primo approccio di figurativo, poi la tua strada volge verso altre direzioni; l’Informale. Quando e come avviene il cambiamento?
Agli inizi ero molto legato a quello che allora credevo essere il vero, quindi tendenzialmente ero figurativo, ma come dicevo poc’anzi, la vita e la pittura per me sono la stessa  cosa. L’evoluzione naturale ha generato di per se il cambiamento. Un giorno mentre dipingevo in Accademia, mi sono scontrato con l’informale. Senza volerlo ho iniziato la rottura definitiva della forma, lasciandomi alle spalle un’altra esperienza.. la pittoscultura.

Per qualcuno l’informale non ha valore perché incomprensibile, per altri estimatori ritorna un tema ormai superato, per altri invece è qualcosa che incessantemente provoca sentimento ed emozione. Da chi ha fatto dell’Informale la propria vita, quest’arte cos’è?
Premessa, io non ho fatto dell’Informale la mia vita, di sicuro l’Informale accompagnerà la mia vita, fino a quando una nuova esperienza pittorica, visto il mio voler sempre sperimentare e ricercare, non la stravolgerà. L’informale non volendo dare una risposta del tutto tecnica, per me non è altro che verità, il sapere di poter vedere la vita in tanti modi diversi, un’andare oltre…

Fear of the Informal è la tua ultima ricerca. Perché secondo te l’Informale fa paura, ma soprattutto perché risulta così assurdo  e poco codificabile?
l’Informale dal primo momento che si è scontrato con la mia persona, ha sempre generato in me un senso di paura, per un solo motivo, è complicatissimo. A differenza di chi pensa che tutti potrebbero farlo, non è così. Spesso mi trovo in fasi di totale disequilibrio pittorico. Nell’Informale tutto ha un peso, materia pittorica e materiali usati convivono tra loro gravitando sulla tela  in maniera molto labile. Basta poco e tutto non funziona più… Ecco la paura. Inoltre spero quanto prima che, la pittura diventi semplicemente quello che deve essere, un puro piacere estetico per chi guarda e, non un qualcosa che si debba per forza spiegare.

Progetti per il futuro?
Progetti? Sono scaramantico, chissà vedremo!!!

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