CARNE GRIFFITHS - GREENAGE a cura di Francesca Nannini

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CARNE GRIFFITHS - GREENAGE
a cura di FRANCESCA NANNINI
MILANO - SPAZIO 1983

Atmosfere oniriche, sospese. Questo riflettono le opere di Carne Griffiths, esposte in una personale a lui dedicata, Greenage, a cura di Francesca Nannini, a partire dal 9 maggio 2013 presso la rinnovata galleria espositiva dello Spazio 1380 - Milano.
Il designer inglese, dopo dodici anni di attività nell’ambito tessile, riporta la sua formazione e la sua esperienza nell’arte figurativa, mantenendo, quindi, una spiccata attenzione all’elemento decorativo, proprio del suo recente passato.
È una ritrattistica sognante quella che caratterizza i lavori dell’artista, che opera principalmente con inchiostro, grafite e liquidi alimentari (tè, brandy, vodka e whisky). “Una sperimentazione in corso, costante. Prediligo materiali non convenzionali - sostiene Carne Griffiths - e il loro utilizzo, solitamente, inizia come un incidente.”
L’intero percorso artistico di Griffiths nasce dall’amore per il disegno e per l’iter creativo. Egli, infatti, disegna e successivamente manipola la linea tracciata, esplorando l’anatomia dei volti, le forme geometriche e quelle floreali, esprimendo un esito che si colloca sulla mezzeria tra il figurativo e l’astratto.
Ogni opera, ogni volto, non mostra esclusivamente i tratti fisici ma fa emergere, attraverso modelli floreali, attraverso ripetizioni e flussi di linee, emozioni, pensieri, sensazioni. Le connessioni di tratti e linee sembrano creare un filo che congiunge l’intimità del soggetto al mondo naturale, riportandolo in un sogno in cui i confini fisici perdono la loro importanza e funzione.
Ci si può perdere davanti alle opere di Griffiths; ci portano ad evadere, ad abbandonarci alla percezione di quel reame interiore fatto di intrecci, trame, legami da cui non potremo mai divincolarci. È una stratificazione di eventi, di sogni, di emozioni, di vita a venire fuori attraverso colori tenui e sfumati.
I motivi floreali, presenti costantemente nel lavoro di Carne Griffiths, sono ispirati ai tessuti e alle tappezzerie ottocentesche di William Morris, e danno vita a figure e forme, divenendo un tutt’uno con l’anatomia, emergente dal fondo bianco, dei volti. Questi ultimi fanno emergere invece rimandi neoclassici, inseriti in un più ampio respiro surrealista, ricongiungendosi sottilmente (come nell’opera “Behind the veil”) a quella tendenza di realismo trasfigurato che conviveva con sfumature, abrasioni e sgocciolamenti.

VERONICA VERNALEONE

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