La poetica dell'immateriale nel "profondo blu" di Giulio De Mitri. A Roma le sculture di luce nella personale "Esperidi"

Il “profondo blu” irradiante l’intera poetica artistica di Giulio De Mitri è pura energia vitale che, oltrepassando l'ordinario orizzonte percettivo e pur rappresentando elementi naturali – mare e cielo in primis - arriva a creare un Iperuranio di luce svincolato dal mondo fenomenico. L’opera di De Mitri - contrassegnata dal critico d’arte Bruno Corà come “epica dell’immaterialità” - racchiude i valori atavici della Magna Grecia: la speculazione filosofica che parte dalla contemplazione della natura ma anche il richiamo alla mitologia classica, il classicismo estetico, la tensione verso l’Infinito. E costruisce, come spiega Rosalba Branà, direttrice del Museo Pascali di Polignano, una “categoria filosofica inconscia che appartiene a tutti noi, quella del Sud intangibile”. Un non-luogo dunque, un luogo dell’anima, in cui il blu e la luce generano il topos ideale della mediterraneità.
E non può essere altrimenti, data la città di origine dell’artista: Taranto, remota capitale della Magna Grecia. “Un luogo – argomenta il critico d’arte romano Lorenzo Canova – dominato dall’azzurro di due mari e da una luce tesa e quasi pietrificata nella sua presenza assoluta e dove il blu è talmente poderoso e incombente da catturare completamente l’attenzione e la memoria di un occhio attento alla forza del colore”.

L’artista tarantino trasporta la sua maestria pittorica nella post-modernità, ma, pur avvalendosi del linguaggio tecnologico,  con l’utilizzo strumenti espressivi quali led, fibre ottiche o neon per costruire le sue sculture di luce, riesce a trasmettere il calore e l’amore per il mare, il Mar Mediterraneo. Mare nostrum, simbolo di fecondità e di vita, simbolo archetipico, come stigmatizza Canova   “delle stratificazioni dell’inconscio collettivo”.
Come nel pensiero di Talete, per De Mitri l’archè, il principio di tutte le cose, è dunque l’acqua, culla di vita. E, nella rappresentazione artistica del suo universo simbolico, la luce, insieme al monocromatismo “mediterraneo” occupa un ruolo di primo piano. “Moderno alchimista – precisa Rosalba Branà – De Mitri trasforma il colore in pura essenza luminosa”. La “spiritualità ipnotica e disorientante” che caratterizza la poetica dell’Infinito di De Mitri, è infusa anche nella personale “Esperidi”, a cura di Paolo Aita, visitabile fino al 31 dicembre 2013 nello Studio d’Arte Contemporanea Pino Casagrande di Roma.
Quattro sculture di luce immerse nella luminosità magica del profondo blu: tre grandi stelle marine e la sublime installazione luminosa “Eden”, un letto di luce corredato da una farfalla azzurra al centro. Il paesaggio metafisico è completato da una parete ornata da  una costellazione di farfalle azzurre luminose, che riprendono quella dell’ “Eden”.

Come spiega l’artista tarantino, a proposito della luce come matrice opera:
“Credo – spiega De Mitri - che la luce sia fondante per il lavoro di ogni artista, qualsiasi linguaggio egli usi: senza la luce non c’è vita. La concezione della luce nell’arte, soprattutto per quanto riguarda la pittura, varia nei secoli entro le differenti teorie e correnti artistiche, in dipendenza più o meno diretta dalla cultura corrente e dalle scoperte scientifiche. La luce è inizialmente rappresentazione simbolica, poi rappresentazione naturale tipica dello spazio prospettico, passando ad una visione manipolata del Seicento (dipinti illuminati con lumi ad olio). Si approda infine, nella seconda metà del Novecento, ad uno spazio creato dalla luce artificiale”.
“Ma non è solo la luce artificiale – continua De Mitri – ad essere presa e usata come materiale per l’arte: anche la luce naturale la luce degli spazi aperti e quella che penetra all’interno da aperture (finestre e vetrate) diventa campo di sperimentazione, spesso coinvolgendo dimensioni vastissime, addirittura territoriali. “Nella mia ricerca luce artificiale e spirituale – conclude l’artista - si legano da sempre al blu, colore dell’attesa, di magia. Spesso associato al mare e al cielo, evoca la profondità, è intuizione dell’infinito, tensione verso l’ultraterreno”.

Rappresentazione eloquente del Mar Mediterraneo, oltre alle conchiglie e alle onde marine nei light box che virano a loro colta nelle varie tonalità del blu e dell’azzurro - sono i diamanti della serie “Mediterraneo” (2008) e Mediterraneo II (2009).
In questi diamanti blu, simboli della trasparenza e della luce che richiamano la cosmologia pagana” cielo e terra sembrano formare un unico orizzonte, un universo che “dialoga con l’Assoluto”, come sottolinea Rosalba Branà. Nell’opera di De Mitri, le categorie del sacro e del profano si compenetrano attraverso la rappresentazione di simboli pagani, quali l’acqua purificatrice, le farfalle de “Il giardino degli dei” (2012), le finestre sulla volta celeste, “la porta del cielo” (2010) e simboli cristiani, come l’ “Eden” rappresentato nella mostra “Esperidi” o  gli angioletti rappresentati nei light box azzurri. La a tensione verso l’Infinito in De Mitri si esprime dunque nella poetica dell’indefinito, dell’immateriale, della spiritualità nella rappresentazione di orizzonti sconfinati che sfociano in oltre mondi noumenici.

Fino al 31/12/2013
“Esperidi” – Giulio De Mitri
Studio d’Arte Contemporanea Pino Casagrande
Via degli Ausoni 7 a (San Lorenzo) – Roma
Infotel: 06.4463480
e-mail: gallcasagrande@alice.it; info@pinocasagrande.com

Note biografiche:

Giulio De Mitri

Nato a Taranto nel 1959, Giulio De Mitri ha compiuto studi umanistici ed artistici (Accademia di Belle Arti e Università). È professore ordinario di prima fascia in Tecniche e tecnologie delle arti visive contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Impegnato da anni in una ricerca sulla storia e sull’immaginario della cultura mediterranea, protagonista italiano nella produzione di installazioni luminose, De Mitri ha sempre lavorato su progetti in grado di generare estremo coinvolgimento emotivo e spirituale nel fruitore, manifestando una sensibilità e una leggerezza che spesso l’arte contemporanea ignora. Partecipa a numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra le più recenti ricordiamo: Biennali di Venezia LIV e LII per gli eventi: Sguardo contemporaneo (a cura di R. Branà e G. Caroppo), Palazzo Bianchi Michiel del Brusà e Padiglione Italia (a cura di V. Sgarbi); J. Beuys. Difesa della natura (a cura di L. De Domizio Durini), Thetis, Arsenale Novissimo; XV Quadriennale (a cura di C. Bertola, L. Canova, B. Corà. D. Lancioni, C. Spadoni), Roma; 20 artisti per i 150° dell’Unità d’Italia, Palazzo Reale, Torino; Intramoenia Extra Art (a cura di A. Bonito Oliva e G. Caroppo), Castelli di Puglia; La luce come corpo (a cura di B. Corà), Galleria Peccolo, Livorno; XV e XIV Biennale d’Arte Sacra Contemporanea, (a cura di G. Bacci, L. Caramel, E. Crispolti, G. Di Genova), Museo Stauros d’Arte Sacra Contemporanea, San Gabriele, Isola del Gran Sasso (Teramo); Videoart Yearbook 2007 e 2006 (a cura di R. Barilli), Bologna; Environmental Art Festival Lakonia: arthumanature topos 2007 (a cura di L. De Domizio Durini e A. d’Avossa), Sparta, Sellasia e Geraki (Grecia).

 

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