Pierre et Gilles_divino divina

Pierre et Gilles __ divino divina

 

We are living in the age in which the pursuit of other values than

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Michael Alig, Party Monster

Una notte estetica, un inconscio fragile

La finzione scenica, psicanalizzatemi

Una nuova immagine per un sogno complice

Non è più credibile la normalità

Diana Est, Tenax

Divino divina divinamente sorgo ogni mattina

Donatella Rettore

La vita non ha stile. E neanche la natura.

Susan Sontag

 

 

Pierre et Gilles cantano l’epoca dell’artificio, Il luccichio dei glitter, Il lirismo della plastica e il sogno di un’estetica che tutto redime. Nelle loro opere ci sono l’iconografia religiosa tradizionale dei santini, la citazione dei miti degli dei pagani, e l’innesto di queste due obsolete forme di culto alle religioni laiche del divismo e dell’ edonismo.

Pierre et Gilles si occupano dell’iconosfera divistica e divina.

Nina Hagen, la regina del punk di Berlino Est, con i suoi folli vocalizzi da soprano, si trasforma in una sbierluccicante Anfitrite vestita di rosa. Anfitrite, moglie di Poseidone, dio delle maree e dei terremoti, piuttosto che del punk era la regina dell’alto mare aperto, e del suo canto infinito. Zuleika, una delle prime muse dei due artisti, diventa la Gorgone Medusa, vecchia Dea Serpente detronizzata dell’Europa pre-indoeuropea, emblema di quella conoscenza che con la new-wave giudaico cristiana si identificherà non solo con la paralisi ma con il male stesso. Pierre et Gilles ne danno una versione androgina ed ammiccante, parente prossima del logo di Versace. Ermes, il dio dei morti e dei crocicchi della fortuna, inclina il capo verso il basso in una posa morbida che sottolinea la plasticità del suo lato B, e ci ricorda come mai Frederick Bulsara scelse il suo nome per diventare la Regina Assassina leader dei Queen.

Per restare in tema di religione ed icone gay, non poteva mancare il torso trafitto di San Sebastiano. Alto ufficiale dell’esercito romano sotto Diocleziano, martire a trentadue anni, l’agiografia narra che si salvò dal tradizionale martirio mediante le frecce, che si riconsegnò all’imperatore, per venire flagellato a morte e gettato nella Cloaca Maxima. San Sebastiano è una figura centrale dell’iconografia dell’arte occidentale, e rivela il suo assioma nascosto, ovvero che la bellezza, unita alla sofferenza della tortura, è il più appassionante degli spettacoli. E non per niente il topos del sacrificio costituisce la base delle rappresentazioni occidentali e delle evoluzioni della sua storia artistica. Pierre et Gilles, durante gli anni giovanili, si sono autoritratti legati insieme alla colonna del martirio.

Parte integrante della poetica di Pierre et Gilles è la sensibilità camp, che è stata definita da Susan Sontag nel suo saggio del ‘64 come fuga da tutto ciò che è natura, principio di realtà e seriosità, Il camp trova rifugio nella frivolezza e nei paradisi artificiali che si trovano oltre al limite. Pierre et Gilles, come tutti gli esteti, possono essere talmente sicuri del loro gusto da elevare il cattivo gusto del kitsch a cifra stilistica.

 

 

Nella storiografia iconologica del camp grande importanza ha la figura di Salomè, che Pierre et Gilles rappresentano in versione torbida ed infantile, con la testa decollata del Battista in un bacile d’argento. Dietro a questa figura ci sono il tisico, incestuoso e morfinomane Aubrey Beardsley, con i suoi insuperati capolavori di grafica, e l’indiscusso re dei dandy, Oscar Wilde, con il suo martirio laico per omosessualità, Poi ci sono la profusione di incensi, gioielli, piume di pavone e decadenza orientale dell’opera teatrale della Salomè, in tutte le sue infinite versioni, dal caleidoscopio acido di Carmelo Bene fino a quella in stile Rocky Horror Picture Show di Ken Russell. Infine, scavando ancora, si arriva alle teoriche pseudo-scientifiche misogine e filo-omosessuali della sessuologia vittoriana , per cui le donne, darwinisticamente inferiori all’uomo, erano considerate invidiose dell’intelletto maschile e vogliose di appropriarsene. Quale metodo migliore della decapitazione?

Di derivazione wildiana anche la rappresentazione di Rupert Everett dentro una colonna di rose, in versione lord del secolo Decimo Nono. Tilda Swinton, invece, è ritratta in paramenti cinquecenteschi, che mettono in risalto il suo incarnato perlaceo e la proiettano all’inizio della superba versione di Orlando di Sally Potter, di cui è stata protagonista.

Ciò che connota maggiormente le opere di Pierre et Gilles rispetto alle teoriche del camp è l’instabilità fra i generi sessuali e la convertibilità fra persona e cosa. Tutti i loro soggetti hanno un aspetto plastificato e fisso da bambola, a metà strada fra il giocattolo di panno Lenci e la Real Doll sessuale di polimeri al silicone. Ciò nasce dalla loro metodologia di lavoro, che fonde la fotografia con il ritocco pittorico old-school, come nelle fotografie del primo Novecento.

Un’altra figura cardine delle opere della coppia francese è quella del militare. E dietro, nascosti dai glitter, ci sono i soldati BDSM di Tom of Finland, i marinai bestiali e michelangioleschi di Querelle de Brest, e, soprattutto, il sostrato omosessuale rimosso degli eserciti di cui parla Slavoj Zizek, per cui tutti gli scherzi da caserma e l’omofobia tipica dei linguaggi delle forze armate si baserebbero su un nocciolo di omosessualità trionfante, di cui il culto del corpo e il cameratismo sono delle manifestazioni sublimate, Pierre et Gilles rappresentano un ufficiale dell’Armata Rossa che piange per il crollo del muro o per un perduto amore, e marinai con maglie rigate che si baciano dentro a roridi boschetti artificiali.

Pierre et Gilles creano un luccicante mondo sotto vetro, in cui i colori sfavillano e tutto viene purificato, anche le contraddizioni e la violenza. Un’epifania kitsch, in cui ogni cosa è perfetta, protetta, ed immobile, come la donnina circondata dai glitter del profumo Fragile di Jean Paul Gaultier.

 

Luiza Samanda Turrini

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