Pierluigi Rampinelli: Forme, scritture, arabeschi

Pierluigi Rampinelli: Forme, scritture, arabeschi

Titolo

Pierluigi Rampinelli: Forme, scritture, arabeschi

Inaugura

Venerdì, 4 Maggio, 2012 - 18:00

A cura di

Luigi Meneghelli

Artisti partecipanti

Pierluigi Rampinelli

Presso

Fondazione Toniolo (SpazioArte Pisanello)

Comunicato Stampa

La retrospettiva di Pierluigi Rampinelli è la naturale prosecuzione del percorso intrapreso dallo Spazioarte Pisanello con le mostre di Renzo Marinelli, Federico Chiecchi e Francesco Arduini inteso a riproporre gli artisti che negli anni '60 ruotavano intorno alla Galleria Ferrari a Verona.

Una trentina di lavori, tra tele, carte, sculture: lavori della piena maturità di Pierluigi Rampinelli (Verona 1925 – 1996). L'artista si è appena lasciato alle spalle i collage di carte assorbenti con cui, nei primi anni '60, ha realizzato superfici fatte di minimi rilievi e calcolatissime asperità. E cerca di dare aria, respiro, vento a quello che prima era solo un bisogno di testimoniare la propria presenza. Innalza motivi araldici come trofei, con l'intenzione di creare una nuova relazione tra spazio dell'opera e spazio dell'ambiente.

Oppure, parte da una matrice di linoleum e produce una serie di "varianti", che sembrano uno "sciame di farfalle" melottiane. Sempre, comunque, in bilico tra vita vissuta e gioco da vivere, tra equilibrio e fantasia, tra confessione e cronaca. Spesso l'artista usa anche la tecnica del montaggio e del collage: taglia, cuce, riattacca, come se le forme dovessero galleggiare o incastrarsi tra di loro. Ma il campo più frequentato è quello della tela: lì pare farsi collezionista e schedatore di quadrati magici, di grafie sognate, di impossibili ideogrammi.

La sua, è un'affabulazione diversa da quella conosciuta, un'esposizione senza funzioni discorsive, logiche. E' lo spazio di una mappa mutante, di una griglia-casellario: addirittura di un puzzle in cui sono collocati solo alcuni pezzi, ma che vale proprio per ciò che manca, in quanto lascia spazio all'immaginazione. E la riduzione all'essenziale, la diffidenza per una scrittura-pittura gonfia e pletorica reclama analogie non gratuite a certe forme musicali che Rampinelli ben conosceva. Come pure richiama (almeno in alcuni lavori estremi) l'idea dei Fosfeni di Zanzotto: vortici di punti luminosi, "chiarori ciliari". E' tutto lì Rampinelli, in quell'inesausto far avvicendare spazi in emersione e spazi in sprofondamento, nel rendere i suoi segni contemporaneamente scritture e cancellazioni, invenzioni e annientamenti. E' la sua idea di arte: un laboratorio aperto, un diario visivo da lavorare alla morte, fino alla deflagrazione o fino all'estenuazione.

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