L’opera di Guadagnuolo “I martiri della Giustizia” da Pianta a Falcone e Borsellino

L’opera di Guadagnuolo “I martiri della Giustizia” da Pianta a Falcone e Borsellino

Titolo

L’opera di Guadagnuolo “I martiri della Giustizia” da Pianta a Falcone e Borsellino

Inaugura

Sabato, 26 Maggio, 2012 - 18:00

A cura di

Comune di Aprilia

Artisti partecipanti

Francesco Guadagnuolo

Presso

Biblioteca Comunale Aprilia(LT) - Sala Manzù

Comunicato Stampa

«Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni
morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini»
Giovanni Falcone

«È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che
sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare
dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di
andare avanti»
Paolo Borsellino

Sabato 26 maggio 2012, alle ore 18,00 presso la Biblioteca Comunale - Sala Manzù, Piazza Marconi, Aprilia (LT), Francesco Guadagnuolo presenta l’opera “I martiri della Giustizia - da Pianta a Falcone e Borsellino” (olio su tela 200×350 cm).
Dopo Roma, Aprilia si prepara al grande omaggio ai due magistrati Falcone e Borsellino, a vent’anni delle due stragi. E lo fa attraverso la grande opera del Maestro Guadagnuolo dedicata a tutti i magistrati che sono stati uccisi solo perché compivano il loro dovere. L’opera vuole anche essere un’opposizione a tutte le mafie e terrorismo e alle loro brutali inutili gesta.
Si presenta la grande tela in questo triste momento all’attacco alla Scuola Italiana, un omaggio alle giovani vittime dei drammatici fatti di Brindisi, in segno di partecipazione e di cordoglio.
“I martiri della Giustizia”, l’opera di Guadagnuolo comunica dunque la lotta dello Stato contro la mafia ed esprime un sentito ricordo dei magistrati siciliani. I nomi dei magistrati sono: Agostino Pianta (1969), Pietro Scaglione (1971), Cesare Terranova (1979), Gaetano Costa (1980), Giangiacomo Ciaccio-Montalto (1983), Rocco Chinnici (1983), Alberto Giacomelli (1988), Antonino Saetta (1988), Rosario Angelo Livatino (1990), Giovanni Falcone (1992), Paolo Borsellino (1992).
La grande tela interpreta un’azione pittorica che crea un’accentuata dinamica di attrazione per i forti contrasti cromatici, dove ‘scrittura e gestualità’ coabitano nella stessa “Mens” dell’artista. Una convulsione motoria del gesto che vuole significare vita e lotta per la vita.
La composizione di quest’opera è divisa in 12 riquadri che in realtà formano un tutt’uno dove sono inscritti i nomi degli 11 magistrati. I caratteri tipografici cubitali dei nomi inscritti (gli stessi che vengono usati dai quotidiani) diventano elementi visivi e comunicativi.
Sante Montanaro a proposito di quest’opera scrive: «Si tratta di un grande dipinto nel quale i personaggi rievocati s’intersecano con la scrittura. Infatti, tra le figure umane appena abbozzate, inserite in riquadri separati e immerse in un’atmosfera carica di tensione, resa attraverso accese tonalità cromatiche, spiccano a grandi caratteri di stampa da titoli di prima pagina i nomi di vittime della mafia, fra i quali Livatino, Falcone, Borsellino, Chinnici. Come sulla grande tavola di un cantastorie moderno, Guadagnuolo espone qui la tragica sagra determinata dalla violenza mafiosa».
In realtà, si potrebbe vedere nell’opera di Guadagnuolo l’allegoria di un viaggio la cui meta finale è di cercare di impedire altre stragi. Le paure dell’artista sono fondate perché derivano dagli eventi brutali che tanto hanno scosso l’opinione pubblica. Così l’artista si investe quasi del ruolo di oratore pubblico che dà voce ai timori individuali, creando un’immagine attraverso la quale possiamo veicolare le nostre esperienze di angoscia in una cultura satura di potenziale violenza spontanea.
Il grande dipinto è stato presentato su Rai Uno, nel 2000, durante la trasmissione “A sua immagine” in un programma dedicato al problema mafia, cui ha partecipato l’allora Presidente dell’Associazione Magistrati d’Italia Mario Cicala, il quale ha scritto all’artista: «A nome dell’Associazione Nazionale Magistrati e mio personale la ringrazio per la pregevole opera pittorica con cui ha ricordato i colleghi caduti nell’adempimento del dovere. Una copia di questo suo lavoro verrà inviato ai familiari dei caduti, ed anche a nome loro anticipatamente la ringrazio» (Roma, 11 aprile 2000).

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