Officine dell'immagine - Luca Cervini - Equilibri e fratture

Luca Cervini mette in scena, a modo suo altrimenti non sarebbe un artista, il corpo senza organi di Gilles Deleuze. Concetto che, detto in soldoni, rappresentava il corpo disorganizzato e senza principi, anarchico e non deputato alle funzioni del desiderio istituzionalizzato. Nell'inedita produzione di Luca Cervini presso Officine dell'Immagine a Milano la vuotezza del corpo è in divenire, quindi mai fissa: lo attesta il retroterra concettuale di questo nuovo corso dell'artista lecchese a titolo Equilibri e fratture, diade di opposti che sta a indicare il comporsi e lo scomporsi dialettico della vita attraverso l'eterno ritorno dell'eguale, esemplificato in termini visivi dal trittico La torre e il vento, opera palindroma che si legge indifferentemente da destra a sinistra e viceversa.
Una non linearità, quella dell'eterno ritorno dell'eguale, che è non solo ideale ma anche pratica. Fatta salva l'ovvia e differente traduzione del concetto nei meandri del puro vedere, a livello compositivo le immagini di Luca Cervini sono sovente caratterizzate da uno squilibrio che si autoricompone: una prospettiva a deformazione programmata. Si vedano opere come Uomini e scale e Ombre: nel primo caso la presenza prospettica dei soggetti è alterata e successivamente ricomposta attraverso il rapporto fra lo sfondo e le scale in primo piano, che tendono a "spostare" idealmente il terzo soggetto più vicino all'osservatore. Nell'altro caso lo squilibrio pieno/vuoto, pesante/leggero, fra i due estremi dell'opera è risolto dall'ampia copertura di nero che riequilibra la composizione redistribuendo i pesi differenti fra la parte sinistra figurale e la destra colma di nero. Nero very heavy, non c'è che dire.
Da notare l'allestimento di un'opera sito specifica - perdonate, non riesco proprio a dire site- specific: un ominide a grandezza più che naturale, realizzato in legno, proteso nella distruzione della sua stessa immagine. Un'opera molto potente. Mi fa pensare al personaggio di quel film con Anthony Hopkins, come si chiama?, in una scena del quale facciamo i conto col paziente di un ospedale psichiatrico che passa il tempo a sbattere la testa contro il muro.
Questo giovanotto è da seguire. Lo dimostra il fatto che, rispetto alla sue precedente produzione - di cui si può saggiare un bocconcino nella cripta della galleria milanese - con questi nuovi lavori ha già fatto un passo avanti in direzione di un percorso di ricerca più personale, dopo aver lasciato al crocicchio l'influsso di quei maestri che, in taluni casi della "vecchia" produzione, era un po' troppo lapalissiano.

 

dal 12 maggio al 26 giugno 2011

Officine dell'Immagine

via Vannucci 13, Milano

http://www.officinedellimmagine.it/

Immagini disponibili all'indirizzo: http://www.officinedellimmagine.it/lucacervini.html

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