
"Paradossalmente in Cina è difficile trovare arte tradizionale - moderna all’infuori di qualche museo statale"....
intervista a Cecilia Freschini
1 - Quali sono le peculiarità del sistema dell’arte cinese, anche in materia di espressione del dissenso?
Trattandosi di una Nazione la cui cultura è così profondamente distante e in molti casi opposta alla nostra, ovviamente l’arte presenta notevoli particolarità ed eccezioni che la contraddistinguono e caratterizzano. Direi, che la differenza più importante e significativa è la sua giovinezza. Nel momento in cui questa si presenza fresca e genuina, la mancanza di un passato, a mio avviso, rappresenta una situazione di vantaggio, tuttavia il sistema artistico cinese non è ancora maturo. Questo è un elemento fondamentale da tener presente nell’approcciare l’arte contemporanea cinese, è un errore, confrontarsi con gli stessi parametri o dar per scontate delle stesse dinamiche da tempo assodate in Occidente. Il Governo cinese ha ufficialmente “accettato” l’arte contemporanea meno di dieci anni fa e chiaramente non c’è paragone con le strutture centenarie che abbiamo in Occidente. La Cina è un gigante che si sta svegliando, ma che ancora è molto intorpidito. Si tratta di un popolo a cui non è mai stato concesso il privilegio di un pensiero indipendente: da sempre schiavo di un potere che non ha mai permesso loro di alzare la testa, e che si è sempre sostituito alle loro menti, sollevandoli dal peso di una propria conoscenza. Non si può parlare di arte senza considerare e capire il contesto sociale nel quale nasce. Gli artisti cinesi, si stanno guardando attorno confusi nell’intento di trovare un percorso autonomo di espressione, ma le difficoltà sono molteplici: svincolarsi da influenze e dettami stranieri, trovare compromessi tra il bisogno di esprimersi liberamente, la censura e l’autocensura, e identificarsi in una società che in pochi anni si è completamente rivoluzionata. Velleità contestatrici non mancano ma son soffocate.
2 - Quali sono le politiche adottate in materia di formazione artistica e promozione dei giovani talenti? Quanto spazio è dato all’arte emergente?
Praticamente tutto! Paradossalmente in Cina è difficile trovare arte tradizionale - moderna all’infuori di qualche museo statale… Le Accademie cinesi, costose e selettive, hanno fama di essere tra le più severe ed efficienti al mondo. L’arte emergente viene presa molto seriamente, già durante il periodo accademico, gli studenti hanno la possibilità di esibire frequentemente il loro lavoro, sia in spazi privati che in sezioni a loro dedicate all’interno di istituzioni o di fiere..
3 - Quello con la Cina potrebbe esser definito un “incontro culturale mancato”, dove l’identità della cultura lontana e diversa è interpretata più che altro alla luce di diffidenze e pregiudizi reciproci e di un’informazione superficiale ed episodica. In che misura ritieni che questo approccio influisca sulla fruizione della reciproca produzione artistica e in che modo il tuo lavoro di “mediatrice” può contribuire al superamento di queste barriere?
Proprio così, al momento se non mancato quest’incontro culturale è sicuramente frainteso e il mio ruolo di mediatrice intende appunto, fare chiarezza e fornire una visione più completa sulla realtà cinese. Si è preteso troppo e subito dalla Cina, sulla scia del boom economico si è pensato solo a ipotetici guadagni trascurando delle necessarie valutazioni. Io non ho fretta e credo nell’importanza e nella necessità di una graduale maturazione artistica autonoma da parte della Cina. Attraverso un lavoro responsabile da parte dell’Occidente senz’altro queste barriere verranno superate.
4 - Pensi che l’arte contemporanea cinese sia stata in qualche modo plasmata dal potere del sistema dell’arte occidentale?
Plasmata è un termine forte, ma in molti casi è in effetti plausibile parlarne in questi termini.
La colpa è dei molti operanti nel settore che sono andati e vanno tutt’ora, con voracità speculativa “alla scoperta” di nuovi talenti, dettando il proprio gusto senza permettere una spontanea creazione locale.
D’altro canto, da un punto di vista intellettuale, gli artisti cinesi hanno effettivamente preso le mosse proprio dall’arte occidentale. Ma si tratta di ispirazione non di omologazione. Dal 1940 fino a non molto tempo fa, infatti, in Cina non sono pervenute informazioni sull’arte straniera, e a oggi le risorse sono ancora lacunose e limitate. Così, per ripartire e riempire il lungo vuoto culturale e poter cominciare a sviluppare un proprio ragionamento autonomo, è stato necessario attingere a concetti occidentali ormai assodati.
[intervista a Cecilia Freschini, pubblicato su lobodilattice il 1-03-2010]