cerca in lobodilattice.comrubriche
oroscoponewsletterFeed rssRSS è lo standard per l'esportazione di contenuti Web. Tramite questo feed RSS è possibile raccogliere i riferimenti relativi alle news disponibili.
|
Il Critico dell'Arte... Chi è costui? di Chiara Canali (My two cents - N.01)Condividi
pubblicato da Chiara Canali il 11 Gennaio, 2010 - 3:18am
My two cents di Chiara Canali Rubriche
509 letture
"In un verso o nell’altro, la critica d’arte deve sempre essere fedele al contemporaneo, deve aderire allo spirito del tempo (Zeitgeist) e in particolar modo deve poter rispecchiare il tempo presente in tutte le sue forme ed espressioni...."
IL CRITICO DELL'ARTE...CHI É COSTUI? di Chiara Canali
Un altro nodo fondamentale è il ruolo del critico d’arte o della “critica” come disciplina nei confronti dell’artista e della sua ricerca. Tanti sono i punti di vista e le posizioni: secondo alcuni la critica d’arte deve essere militante, schierata e battagliera, deve difendere una posizione e portare avanti un movimento o una tendenza, ma soprattutto deve difendere a ogni costo gli artisti o le correnti in cui crede; per altri la critica deve monitorare e analizzare l’arte che si presenta sotto i suoi occhi dandone un giudizio di tipo estetico o formalistico; per altri ancora, invece, deve essere “politically correct” limitandosi a non parlare di un artista o di un tema piuttosto che a dare vita a una recensione cattiva. Anche la scelta di non parlare è già di per sé significativa.
In un verso o nell’altro, la critica d’arte deve sempre essere fedele al contemporaneo, deve aderire allo spirito del tempo (Zeitgeist) e in particolar modo deve poter rispecchiare il tempo presente in tutte le sue forme ed espressioni.
Definizioni brillanti e intelligenti sul concetto di critica ci provengono da alcuni professionisti come Adrian Searle, caporedattore del quotidiano inglese The Guardian, che afferma con molta umiltà: “Il critico d’arte è semplicemente uno spettatore che esprime il suo pensiero. Se fossi un artista e nessuno commentasse le mie opere, sarei molto infelice. Le cose non vivono soltanto in virtù di una loro diretta percezione, ma anche grazie alle voci, ai dibattiti, ai litigi e alle fantasie!(1)”. O ancora dal direttore della rivista Arforum che paragona il critico d’arte a un investigatore privato che deve analizzare il tutto cercando di renderlo significativo. Secondo Roberta Smith, corrispondente del New York Times e Premio Frank Jewett Mather per la critica d’arte, l’analisi del critico, rispetto a quella di uno storico dell’arte, è più immediata, non presuppone una ricerca approfondita e non si avvale del vantaggio di un giudizio retrospettivo.
Al contrario, lo spettro d’indagine di un critico dovrebbe essere il più ampio possibile, non lasciandosi condizionare unicamente dalle tendenze che predilige, in modo da poter a ragion veduta mettere a fuoco le terminazioni nervose della contemporaneità. Un’esperienza utile in questo approccio è l’incontro con l’artista e la discussione sul suo lavoro, la riflessione sui molteplici significati delle sue opere e sull’indirizzo della sua ricerca. Naturalmente l’analisi per così dire “a freddo” delle opere è sicuramente illuminante sia per il critico che per l’artista che si auto-interroga sul proprio lavoro. In California presso il CalArts(2) sono celebri i seminari “Post-Studio Art”(3) condotti dall’artista-insegnante Michael Asher: sono cicli di incontri in cui gli studenti presentano a turno le proprie opere e si sottopongono alle valutazioni critiche del resto del gruppo. Questa metodologia è in parte presente in Italia nel meccanismo delle presentazioni del Premio Arti Visive San Fedele che, già alla sesta edizione, è strutturato in una formula che prevede una piattaforma d’incontro tra pubblico e artisti con la mediazione di un curatore tutor che introduce l’itinerario dell’artista e ne alimenta il dibattito.
D’altro canto il critico dovrebbe riuscire a mantenere un sufficiente distacco rispetto agli artisti di cui vuol trattare per non demistificare il suo giudizio, altrimenti si limiterebbe a riprodurre ciò che dovrebbe analizzare. Come afferma Nicholas Serota, direttore della Tate, un bravo critico dedica attenzione all’artista, ma non si lascia condizionare. Per tornare ai seminari del CalArts, c’è una frase che ritorna con insistenza, ed è “Criticality”. Secondo Charles Gaines, insegnante presso il centro, “Criticality” è una strategia volta a produrre conoscenza che definisce un approccio alla creazione critica che privilegia la ricerca e l’analisi rispetto all’istinto e alla componente intuitiva. Non si tratta di un approccio intransigente e negativo, ma di un’indagine profonda che prelude al confronto dialettico.
In questo, e in molto altro di cui non si è detto, è riposto il ruolo del critico d’arte, ma è fondamentale che vi sia quantomeno la consapevolezza la coscienza e l’onestà di fondo dello sguardo critico oltre che, evidentemente, la chiarezza, la scorrevolezza e la leggibilità della prosa scritta.
1) Sarah Thornton, “Il giro del mondo dell’arte in sette giorni”, Feltrinelli, Milano 2009. 2) California Institute of the Arts 3) Il seminario di critica è materia di studio frequente nel piano di studi delle università e nelle scuole di belle arti sia americane che inglesi. L’equivalente britannico del seminario di critica del CalArts è un corso al Goldsmiths condotto da Michael Craig-Martin.
Invia nuovo commento |
inaugurazioniflash news
in loboindice rubriche
amici di facebook |